di Furio Colombo | 17 agosto 2010
Il Dio d’America
Barak Obama, presidente del Paese più cristiano del mondo, ha fatto sapere subito che lui non può essere quel condottiero. Non può perché la Costituzione americana non glielo permette. Non solo quella Costituzione prevede una rigorosa separazione tra Stato e Chiesa. Prescrive anche, con altrettanta precisione e rigore, che non potranno mai esservi distinzioni a favore di un credo contro un altro credo. Nel confermare la sua fedeltà alla Costituzione, Obama ha intercettato e offeso i sentimenti fortemente contrari (tutti sanno che l’attacco ha voluto essere “islamico”) della maggioranza dei cittadini americani. Ma anche i nervi tesi e scoperti delle famiglie delle vittime. La risposta di Obama non è stata: “Molti islamici lavoravano nelle Torri e sono morti con ebrei e cristiani in quell’attacco”. La risposta è stata: “Questa è l’America, come è stata pensata dai suoi Padri fondatori. Questa è la sua Costituzione. Questo è il suo presidente”.
Obama avrà pensato, in quel momento, al bel libro con cui John Fitzgerald Kennedy si era presentato alla campagna presidenziale del 1960. Il libro “Profili nel coraggio” era l’elogio dei pochi grandi leader della storia capaci di decisioni non volute dai cittadini, però necessarie e giuste. Oggi Barak Obama si è aggiunto alla breve lista di eroi della politica compilata da Kennedy. L’imprudenza politica di Obama è grande. È il rischio di perdere il favore che finora l’ha sostenuto. Ma con lui l’America fa un altro passo avanti nella Storia.




