In vacanza, sulla spiaggia, a studiare. Per imparare come si insegna l’inglese ai bimbi delle elementari. Perché ormai gli specialisti che insegnano questa disciplina (un’ora in prima, due in seconda e fino a tre nelle altre) sono stati depennati dagli organici, e presto torneranno tutti a fare il “maestro comune”. E per chi l’inglese non l’ha mai insegnato, perché non lo conosce, ecco i corsi di riqualificazione, molti già avviati, che costringono gli insegnanti coinvolti a studiare anche durante le vacanze.

E come va? Da una spiaggia dove sta trascorrendo le sue ferie col computer a portata di mano, ce lo racconta Claudia, che insegna (bene) da 30 anni, e ora le si chiede di accollarsi anche l’insegnamento di inglese.

”A fine maggio – scrive – vengo mandata a fare un test per sapere a quale livello devono accedere. Solo io però. A giugno mi comunicano che inizio il corso A2. Dal 21 giugno ai primi di settembre devo fare 30 ore con un tutor nella scuola di piazza corvetto e 20 ore on line di formazione comunicativa linguistica. Terminate il 30 giugno le prime ore con il tutor inizio l’attività on line. Fornita di una password personale accedi a un percorso in cui scegli delle attività dai titoli un po’ strani. La prima che scelgo è MOPEDS e scopro che sono le regole sull’uso del ciclomotore in Florida, in Francia…adatto a un ragazzo di 14/15 anni. Così sono costretta a fingermi una girl e a scrivere un articolo su un “forum” dove paragono il patentino italiano con quello francese. Tutto questo mi costa traduzioni dall’inglese all’italiano, traduzioni dall’italiano all’inglese e connessioni internet interminabili. L’attività, per quanto tu ci perda varie ore (o lo ricavi come dici tu), viene sempre conteggiata solo un’ora.

Seconda attività: l’attacco a Pearl Harbour. La scelgo perché mi piace il titolo. L’obiettivo loro è farmi comprendere un testo complesso con contenuti storici (che non potrò mai affrontare dato che in quinta la storia non arriva più alla storia moderna, altra riforma demenziale). Così impiego ore a tradurre parole come “dragamine” “sommergibili a siluro”…e quant’ altro. Quasi tutte le attività presuppongono una proprietà di vocaboli che io non possiedo, una conoscenza della grammatica che non ho…una formazione che non ho ricevuto…Ora mi chiedo se, dopo tutto l’impegno di tempo, di collegamenti via internet, di progetti vacanzieri ridimensionati… come e chi mi insegnerà una delle cose più importanti della lingua inglese, la pronuncia.

Il corso continuerà con percorsi online di metodologia. Ma io da chi saprò se e come pronuncio con esattezza le intonazioni della lingua inglese? Come possono bastare 30 ore con un tutor? Come può essere tutto così approssimativo nella scuola elementare dove invece c’è il primo… imprinting?”.

Così va il mondo nella scuola italiana della Gelmini. Ma l’inglese non rappresentava una delle tre I della grande riforma scolastica di Berlusconi? Questa la scuola di qualità tanto decantata dal ministro? E dire che magari ci saranno da quest’anno centinaia di docenti di inglese in esubero che con ogni probabilità, persa la cattedra per via dei tagli, se ne resteranno nelle proprie scuole in attesa di qualche supplenza. O magari a non fare nulla.