Per certi versi Giorgio Napolitano mi ricorda altri grandi vecchi, tonificati anziché fiaccati dalle loro alte funzioni. Penso a François Mitterrand, e all’energia che trovò, pur gravemente minato nel fisico, nell’esercizio del suo secondo settennato. Penso naturalmente all’ottuagenario Sandro Pertini e alla sua inesauribile vitalità.

Adesso trovo sinceramente e globalmente ammirevole il nostro presidente della Repubblica, anche se ritengo anch’io che delle «campagne di stampa» il Quirinale non dovrebbe occuparsi, e lasciare che Fini, grandicello com’è, faccia chiarezza da solo. Epperò. Da una parte Di Pietro e altri, un giorno sì e un giorno no, vorrebbero che il presidente si comportasse come il capo dell’opposizione al governo in carica, e non come il garante della Costituzione. Dall’altra parte gli arrivano, due giorni sì e uno no, bordate tanto offensive quanto campate in aria, da berlusconiani di prima e seconda fila. Mi è quindi sembrata di perfetto e indiscutibile nitore costituzionale la risposta che Napolitano ha riservato all’onorevole Bianconi, che l’aveva accusato di «tradire la Costituzione»: la prego onorevole, si accomodi, mi metta sotto impeachement, la Carta lo prevede in caso di tradimento.

Secco e indiscutibile. Il resto è politica politicante, o come si chiama adesso. M’immagino l’ira fredda del capo dello Stato davanti a simili insulti e torsioni strumentali. In questo guazzabuglio è diventato un solido appiglio, l’ultimo, ecco che cos’è, e teniamocelo stretto così com’é. Forza Giorgio!