Proseguendo nell’analisi dei Principi Fondamentali della Costituzione Italiana oggi prenderemo in esame l’ articolo 9: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

“Sacrosanto” direbbe il vecchio parroco del mio paese. “Corretto” aggiungerebbe Borghezio che, indifferente a un eventuale dibattito circa il contenuto di questo articolo, avrebbe nel frattempo ordinato un caffè. “Meraviglioso” commenterebbe il premier che, bevendo il caffè con Borghezio, si sarebbe lasciato attrarre dal culo di una prosperosa ventenne capitata casualmente nello stesso bar frequentato dai due intellettuali. Segnali…Segnali di fumo…Segnali di diverse culture…ma soprattutto segnali di una cultura andata in fumo. Il problema è che la parola “cultura” – come già altre volte da me ricordato in questa rubrica – è priva di significato se non è accompagnata da opportune specifiche, che la ricerca scientifica non viene opportunamente finanziata e i migliori cervelli fuggono all’estero (in compenso importiamo involucri inutili per lo star system artistico – televisivo) e che la cronaca è sempre più ricca di casi denunciati di paesaggi deturpati da pirateschi interventi urbanistici. A parte questi aspetti negativi, il resto va bene.

Tutto questo per dire che l’articolo in questione è talmente aleatorio da prestarsi a molteplici interpretazioni e manipolazioni. Qualsiasi atteggiamento si tenga nei confronti di cultura, ricerca scientifica e patrimonio storico e artistico, se presentato con i dovuti modi e con i giusti distinguo, può apparire rispettoso di quanto sancito dalla Carta. Il problema è purtroppo che nella Costituzione Italiana i principi fondamentali non sono chiari, mentre i principi chiari non sono fondamentali. Qual è la cultura promossa dalla Repubblica? Come fa lo Stato a spingere i cittadini verso la “crescita culturale”? Semplice: taglia i fondi. Si dice: problemi di bilancio…Tremonti deve fare quadrare i conti… quindi a farne le spese sono le realtà ritenute marginali. La cultura, appunto. Questa classe dirigente tiene d’occhio gli indici, ma il popolo comincia a ostentare i medi. I casi sono due: o siamo prossimi a un nuovo rogo dei libri di hitleriana memoria oppure tutto finirà in un enorme vaffanculo. Nel breve vedo più probabile la prima ipotesi. Lieto di sbagliarmi.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 agosto 2010