Porto Cervo. Emilio Fede conversa con una giovane ragazza sulla poppa dello yacht. Sulla banchina i ragazzi della scorta: sei carabinieri attendono da ore, appoggiati alle tre auto blindate nuove fiammanti, di condurre il direttore a casa di Flavio Briatore, il fondatore del Billionaire, inseguito dal fisco italiano ed inglese. Ne riconosco uno di loro: era Palermo negli anni bui delle stragi, amico, sardo come lei, di Emanuela Loi, che aveva rinunciato alle ferie per proteggere il “suo” giudice Paolo Borsellino. Del suo corpo in via D’Amelio è rimasto solo un brandello di carne infilzato all’inferriata. La commozione rapisce i pensieri e il ricordo amaro accresce lo sgomento nel vederlo lì ad attendere Fede. Ma questa è un’altra storia.

La pesante assenza di Berlusconi
“Principessa va via”: titolo da romanzo per il nome scelto da Pier Silvio, il secondogenito di Silvio Berlusconi, per il suo veliero. Come nella favola che il padre gli raccontava da piccolo, la principessa è andata via assieme al Re travolto dagli scandali con le sue cortigiane. Un’assenza – quella del premier rimasto a Roma ad organizzare la riscossa del Pdl contro i finiani – insopportabile per l’amica e vicina di villa Anna Bettazzi, nota organizzatrice di feste che, nella speranza che l’amore per la sua creatura – la Certosa – torni a rapirlo, confessa: ”Senza Berlusconi non è più Porto Rotondo”. Certosa, teatro degli scatti che lo ritraevano in compagnia di cinque ragazze, dove ha ospitato Bush, Putin, Blair e l’ex presidente della Repubblica Ceca Mirek Topolanek, immortalato nudo assieme ad una donna svestita a bordo piscina. Alcune sere fa, racconta con enfasi il direttore dello Sporting, lo storico albergo a cinque stelle di Porto Rotondo, Berlusconi era qui giusto il tempo di una cena con l’amministratore delegato di Mediolanum Ennio Doris che del Premier dice: “E’ un dono di Dio, uno che vive il suo lavoro come un missionario, inutile sperare che si stanchi, non mollerà mai”. Un’assenza che pesa anche sul fatturato dei fornitori di champagne di torte a tema e dei fiori.

Un’economia salvata dai russi
Di paparazzi neppure l’ombra, manca la materia prima: Vip e politici, e senza di loro una costa che non ha mai investito sulla cultura si mostra agonizzante. I negozi semivuoti: “Si sente la mancanza delle escort che arrivavano all’imbrunire”, ci spiega una commessa timorosa di finire sul giornale. Spendevano a colpi di mille euro i compensi delle notti consumate in letti senza nome e senza odore di uomini con il disperato bisogno di fermare il tempo. Eh sì, non sempre l’età porta con sé saggezza e, quando non porta nient’altro che l’età, di fronte ai capelli che imbiancano e il passo che si fa incerto anche i conti miliardari nei paradisi fiscali, il potere e le ville non bastano più per dare l’illusione di giovinezza. La crisi, al di là dei dati Istat che annunciano la ripresa, c’è e si fa sentire anche in Costa Smeralda. A bilanciarla i magnate russi. Una presenza che tutti negano. Nelle edicole bene in vista la Pravda e rotocalchi, ma se si chiede come mai la risposta sta tutta in un’alzata di testa. Una clientela che in cambio della sua presenza chiede tassativamente “tishinà”, riservatezza, e le bocche restano cucite. Rinchiusi nelle ville blindate, da dove escono a bordo di auto dai finestrini oscurati per raggiungere altre ville o per prendere il largo sugli yacht simili a grattacieli galleggianti. A dare il là Berlusconi che invitò Vladimir Putin a villa Certosa e tutti i giornali moscoviti per mesi non parlarono d’altro. Putin diede spettacolo della potenza russa facendosi precedere dalla nave ammiraglia della flotta del Mar Nero, l’incrociatore lanciamissili Moskvà, dal cacciatorpediniere Metlivy e dal rifornitore di squadra Bubnov. “Fra i primi ad arrivare Tariko Rustam soprannominato ‘Il Grande Gastby’ per il suo amore per il lusso e la bella vita”, rivela Ernesto Massimetti nel libro “Costa Smeralda, manuale di sopravvivenza nella capitale del glamour”. Tariko, villa di proprietà a Porto Rotondo e in affitto a Porto Cervo, promuove la sua wodka Russian Standard organizzando per i barman visite negli stabilimenti di San Pietroburgo, promette al sindaco di Olbia di salvare la squadra di calcio strozzata dai debiti. Ma c’è anche Oleg Deripaska, marito della nipote di Eltsin, famoso per le sue feste a tema. Per l’ultima, intitolata “Venezia”, ha fatto arrivare dalla laguna due gondole originali. Comperano tutto: ville, ristoranti, alberghi. Nomi che pesano, come Alexander Zhukov sospettato di essere stato un agente del Kgb, arrestato nella sua villa di Porto Cervo con l’accusa di traffico d’armi e rinchiuso nel carcere di Tempio Pausania.

Risparmi e controlli
Un’ondata che ha sostituito quella araba: rubli al posto dei dollari, escort russe che consegnano nei ristoranti e nei locali più rinomati il loro biglietto da visita con tanto di cellulare e tariffario allegato. Il resto sta nelle parole di Giovannino Romano, proprietario dell’enoteca che porta il suo nome a Porto Rotondo, che vendendo passare ragazze che trascinano i loro trolley senza marca esclama: “Ecco come siamo finiti!” Lo Sporting per la prima volta ha promosso una campagna last minute: la suite a 500 euro anziché a 1000, al giorno s’intende. I proprietari degli yacht non guardano più a spese come una volta per organizzare le feste a bordo: “Ora tirano il prezzo su tutto”, ci dice un’impiegata del centro assistenza di Olbia, “sulle composizioni di fiori, sulle tovaglie e anche sullo champagne qualche rinuncia in termini di quantità”. Anche i ricchi piangono? Le bufere di Vallettopoli prima, gli scatti a Villa Certosa e l’invasione russa hanno cambiato i connotati alla Costa Smeralda. Gusto e compostezza delle antiche famiglie del capitalismo italiano hanno ceduto il passo ai figli di un capitalismo selvaggio, di speculazioni finanziarie che mal sopportano il rispetto delle regole. A Poltu Qualtu, punta estrema della Costa Smeralda, fino a pochi anni fa conosciuta per la discoteca di Umberto Smaila, accade che uno yacht venga ispezionato nello stesso giorno dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri e dalla Polizia. Per questa ragione in molti preferiscono la vicina Corsica. Tramontati i tempi delle vallette, tronisti, aspiranti dell’isola dei Famosi, bellocce rifatte dalle labbra galleggianti ospiti della villa di Lele Mora, fenomeno da basso impero inabissatosi in attesa di riemergere dall’accusa della Procura di Milano di frode fiscale per 17 milioni di euro. L’aria che si respira è di fine estate, ma siamo a Ferragosto e a Baia Sardinia giurano che una stagione di lacrime e sangue così non l’hanno mai ricordata. Il Paese è impoverito. I ricchi non ostentano più, minacciati dagli occhi dei poveri che chiedono giustizia sociale: “Uno stomaco affamato non ha orecchie per sentire”. Accade che a Briatore e Fede che si avvicinano a riva su un mega gommone a motore acceso vengano lanciate bottigliette d’acqua. Della casta neppure un’orma.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 agosto 2010