Riceviamo e pubblichiamo questa lettera firmata dall’avvocato Gianfranco Orelli, dello studio legale Orelli di Varese.

“Sono stato informato che la versione “on line” del Vostro giornale, alla rubrica SOCIETA’, con data 31 luglio 2010 ha pubblicato un articolo di Michele Sasso titolato “bonus bebè solo per gli italiani” Ma le ordinanze leghiste hanno vita breve.

L’autore si riferisce espressamente ai “casi” di Adro, Brignano Gera D’Adda, Morazzone, Palazzago e Tradate, riferendo che i relativi provvedimenti “sono stati tutti bocciati dai tribunali per atti discriminatori”, affermando inoltre che il Comune di Morazzone per la vicenda giudiziale ha pagato “più di 40 mila euro in spese legali”.

Quanto così diffuso non è rispondente poiché, per il vero:

  • Il Tribunale di Varese, dove il Comune di Morazzone era stato convenuto ad iniziativa di ACLI nazionale ed ACLI Varese, ha 1) dichiarato la carenza di legittimazione in capo all’associazione ACLI provinciali di Varese, 2) dichiarato la propria incompetenza territoriale essendo competente il Tribunale di Roma, 3) compensato integralmente tra le parti processuali
  • La Corte d’Appello di Milano, avanti cui le ACLI nazionali e varesine avevano proposto reclamo avverso la decisione del Tribunale di Varese, ha 1) dichiarato inammissibile il reclamo, 2) dichiarato compensate le spese processuali
  • Il Tribunale di Roma, avanti il quale le ACLI nazionali e varesine avevano riassunto il procedimento, ha dichiarato inammissibili in quella sede le domande dell’associazione ACLI-Sede Provinciale di Varese, dichiarato la cessazione della materia del contendere in ordine alla domanda con cui l’associazione ACLI-Sede Nazionale ha chiesto la cessazione del comportamento discriminatorio tenuto dal Comune di Morazzone con l’emanazione delle delibere 176/2005 e 16/2006 della propria Giunta, respinto la domanda di risarcimento e di pubblicazione formulate dall’associazione ACLI-Sede Nazionale, dichiarato compensate fra le parti le spese del procedimento
  • Il Comune di Morazzone ha pagato, per spese legali la complessiva somma di Euri 26.665,87= come da regolari fatture emesse da questo Studio, nonché da quello dell’Avv. Alessandro Tortora di Roma che ha svolto funzioni di procuratore domiciliatario per le fase processuale svoltasi in quella città.

Per il rispetto della verità, quale connaturato al diritto di cronaca, oltre che per fugare equivoci circa il mio intervento professionale (ho trattato direttamente il contenzioso dall’inizio alla fine) chiedo di pubblicare questa rettifica secondo le medesime modalità adottate per l’articolo del sig. Michele Sasso, secondo normativa. Gradirei avere conferma secondo la medesima via postale.

Distintamente

Avv. Gianfranco Orelli

Confermiamo quanto scritto nel secondo paragrafo del nostro articolo: il tribunale di Roma “ha riconosciuto la sicura valenza discriminatoria per evidenti motivi etnici”. Questo passaggio corrisponde a quanto riportato nel comunicato stampa delle Acli, che attribuiscono la frase, appunto, al tribunale di Roma. Un passaggio ripreso da vari organi di stampa locale nel febbraio 2009 e che non ci risulta sia stato smentito. Riconosciamo, comunque, che il provvedimento del Comune di Morazzone non è stato bocciato dal Tribunale: come scrive lo stesso avvocato nella sua rettifica, nella sentenza “viene dichiarata la cessazione della materia del contendere”. In pratica la delibera in oggetto è stata modificata dal Comune prima che si arrivasse a sentenza. Quanto alle spese processuali, ci siamo limitati a citare la cifra di cui ha parlato il sindaco di Morazzone Giancarlo Cremona in un’intervista del 20 marzo 2009 a Varesenews, intitolata “Bonus bebè: non lo rifarei più è costato troppo”. Il sindaco recriminava, appunto, per le spese legali di 40mila euro.

Redazione ilfattoquotidiano.it