Nella classifica sulla libertà di stampa, pubblicata in aprile dall’ong americana Freedom house, il Sudafrica ci batte. Anche se di poco. Sceso al 70° posto (dal 66° del 2009), il paese che ha appena ospitato i mondiali risulta ancora un po’ più libero dell’Italia, che si è fermata al 72°, dopo Benin, Hong Kong e India. Presto però le cose potrebbero cambiare.

Nei giorni scorsi il governo sudafricano ha infatti presentato una proposta di legge (Protection of information bill) per condannare fino a 25 anni di carcere chiunque possegga e pubblichi senza autorizzazione documenti “ufficiali” che, se la proposta passerà, potranno facilmente essere considerati di “interesse nazionale” e quindi non divulgabili. L’African national congress (Anc, il partito al potere) ha anche invocato la costituzione del Mat (Media appeals tribunal), un tribunale controllato dall’esecutivo, per decidere sulle cause legali relative ai giornalisti che hanno riportato notizie di scandali che coinvolgerebbero il presidente Jacob Zuma e altri leader politici.

“Siamo di fronte a iniziative che potrebbero strangolare i media e la libertà di espressione”, ha dichiarato in un appello una coalizione di 19 organizzazioni della società civile sudafricana. “È un attacco che ha lo scopo di criminalizzare il giornalismo investigativo, rendendo più difficili le inchieste su casi di corruzione”, ha commentato il settimanale americano BusinessWeek. Mentre Mamphela Ramphele, storica attivista anti-apartheid, ha dichiarato mercoledì a Johannesburg che la proposta di legge e il tribunale speciale anti-giornalisti dovrebbero finalmente “risvegliare tutti i cittadini dal sonno nel quale sono caduti dal 1994”, l’anno in cui si sono svolte le prime elezioni democratiche nel Paese, con la vittoria schiacciante dell’Anc.

Tante le proteste dei giornalisti, delle chiese e dei movimenti per i diritti civili. Ma secondo il presidente Zuma, i giornalisti, “che non sono eletti dal popolo”, tendono a “sensazionalizzare i fatti, superando i limiti imposti dalla privacy”. “I media hanno bisogno di essere governati”, ha dichiarato ieri il presidente alla tv pubblica sudafricana Sabc.

Le relazioni tra Jacob Zuma e la stampa sono diventate difficili a partire dalla fine degli anni novanta, quando i media hanno cominciato a pubblicare notizie su scandali che avrebbero coinvolto lo stesso Zuma (allora vice-presidente) e l’ex capo della polizia Jackie Selebi. Accusato dalla National prosecution authority (procura generale della repubblica) di corruzione, frode, racket e riciclaggio di denaro in relazione all’importazione di armamenti, Zuma è stato scagionato da tutti e 16 i capi d’accusa nell’aprile del 2009, poche settimane prima di essere eletto presidente. Ma l’attenzione dei media non si è mai spenta. Nei mesi scorsi il governo di Zuma è stato accusato di spendere milioni di euro in auto di lusso, feste e soggiorni in hotel a cinque stelle. Spese che, secondo il principale partito di opposizione, Democratic alliance, rappresenterebbero “un grave abuso nell’allocazione di fondi pubblici”. Ora, proprio i rappresentanti di Democratic alliance annunciano battaglia in parlamento sulla nuova proposta di legge per imbavagliare la stampa, dichiarandosi pronti a contestare con tutti i mezzi la costituzionalità del provvedimento e del tribunale speciale, nel caso entrassero in vigore.