“Per battere Berlusconi siamo pronti ad allearci anche con il diavolo”. Alla fine anche Antonio Di Pietro ammorbidisce le consuete posizioni da duro e puro e con questo spirito apre al governo tecnico per fare la legge elettorale. Ricevendo immediatamente il plauso del Pd, con Bersani che invita l’opposizione a unirsi e la Bindi che mostra il suo gradimento per Pisanu, come leader di un eventuale esecutivo. D’altra parte, la maggioranza si sfalda ogni giorno di più e il centrodestra sembra marciare a passi veloci verso il voto.

“È inutile perdere tempo. Noi dell’Italia dei Valori ci battiamo affinché si vada al più presto alle urne, anche in autunno, e siamo disposti ad allearci perfino con il diavolo pur di ridare al Paese una speranza per il futuro”, dichiara Di Pietro. E lancia una proposta: “La prima cosa da fare è sfiduciare il governo Berlusconi e, quindi, è necessario che tutti, da noi dell’Italia dei Valori ai finiani, passando per il Pd e l’Udc, presentiamo insieme una mozione di sfiducia”. Poi, l’apertura esplicita fino ad ora sempre negata categoricamente: “Siamo anche disponibili, semmai ciò fosse possibile, a lavorare affinché il Parlamento dia al Paese una nuova legge elettorale e una legge che garantisca realmente il pluralismo e la correttezza dell’informazione. Ma, in questo caso, vogliamo dal presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata, pur non avendo alcun consenso elettorale”.

Fino a questo momento, il leader dell’Idv si era spinto al massimo a dichiarare che non avrebbe osteggiato un eventuale governo tecnico, anche se escludeva la possibilità che il suo partito potesse farne parte. Questo mentre altri esponenti della stessa Idv, invece, già da settimane si dicevano disponibili a un governo di transizione a tempo con obiettivi precisi. Che cosa è successo nel frattempo? Di Pietro ci tiene a precisare che la sua è un’apertura “condizionata” e nata in risposta all’intervento di Paolo Flores d’Arcais sul Fatto Quotidiano di ieri.

Possibile che le opposizioni “non vogliano trovare subito quel minimo comun denominatore capace di togliere a Berlusconi gli strumenti (legge elettorale e monopolio tv) di un eccidio costituzionale annunciato?” si chiedeva ieri Flores. E a questa sollecitazione risponde Di Pietro, dicendosi disposto a un governo di 90 giorni solo per la legge elettorale e una legge sull’informazione. “Che non si dica che non si è riusciti a farlo per colpa dell’Idv”. E poi dà uno stop preventivo: “I vecchi marpioni della politica, Casini e i casiniani, non credano di potersela tirare con un governo come questo magari per 3 anni”. Di Pietro, poi, interviene anche su Fini: “Lo voglio dire in dipietrese: Fini sta a casa sua, ce l’ha affianco il cognato e allora chieda al cognato: ma chi è questo da cui hai preso la casa in affitto? Se non fa chiarezza presto e bene, è fini…to pure lui”.

Bersani, intanto, chiede l’intervento di Silvio Berlusconi in Parlamento. “Pretendiamo, dopo due anni, la sua presenza in Parlamento e pretendiamo di sentirgli dire che cosa intenda fare in questo indecoroso marasma che lui stesso ha provocato e alimentato”. E poi prende atto dell’apertura di Di Pietro: “Se la rottura del mitico predellino portasse ad una situazione tale da rendere inevitabili le elezioni e per giunta con questa vergognosa legge elettorale noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra e dell’opposizione per una strategia comune di cui siamo già pronti a proporre e a discutere le basi politiche e programmatiche”.

A dirsi favorevole al governo tecnico è anche la Bindi: ”Se Berlusconi continua assieme a Bossi a minacciare elezioni sappia che noi siamo pronti”. Però, dice, “vorremmo una nuova legge elettorale”: “Lo stesso Di Pietro in qualche modo si rende disponibile, penso che l’Udc non abbia ritirato la sua disponibilità vedo una disponibilità dei finiani”. Per quanto riguarda invece l’ipotesi proprio dei finiani che possa essere Beppe Pisanu a guidare un eventuale governo tecnico, osserva: “Io penso che tocchi al presidente della Repubblica. L’equilibrio e la saggezza che ha dimostrato Pisanu in questo periodo può renderlo importante per contribuire a questa operazione, a questa fase così complicata”.

da Il Fatto Quotidiano del 12 agosto 2010