L’idea delle elezioni sta facendo perdere il sonno a molte persone, anche nell’opposizione. Non mi riferisco solo ai nomi più conosciuti dello schieramento di centrosinistra. Basta fare un giro in Rete e ci si accorge – nei commenti, nei post, nelle note di Facebook – che nella maggior parte dei casi c’è l’idea consolidata che le elezioni adesso sarebbe un bel regalo a Berlusconi.

Una paura irrazionale, visto che sono mesi che scendiamo in piazza per urlare che questo governo ed il suo capo devono andarsene prima possibile.

Una analisi lucida e spassionata – come quella di Ilvo Diamanti ieri su Repubblica – indicherebbe l’esatto contrario: il PD e tutto il centrosinistra non dovrebbe avere così paura di una nuova tornata elettorale a breve. Se non altro perchè – così facendo – non sta dando la migliore immagine di sè stesso nei confronti di un elettorato ormai stanco di una linea guida “ondivaga”.

La cosa grave è che questa mancanza di decisioni chiare e lineari, sta contagiando tutti noi; come dimostrano i risultati del piccolo test (poco più di un gioco, svolto alle 2 di notte, come sottolineano gli stessi partecipanti) che hanno realizzato l’altra sera gli ospiti della ormai abituale – mi scuserà Francesca, ma non so veramente come indicarla altrimenti – riunione a “Casa Fornario”: bigliettini alla mano, bisognava indicare il nome di chi si vedeva al Palazzo Chigi nel giugno 2011.

Berlusconi è risultato vincente a stragrande maggioranza. Questa è la dimostrazione della debolezza del pensiero politico che si oppone a Berlusconi. E la critica che è stata mossa dai partiti a noi –  di esserci limitati a protestare nelle nostre manifestazioni, senza proporre – adesso si è appiccicata addosso praticamente a tutti i dirigenti del centrosinistra. A dir la verità, non tutti, per fortuna.

Perchè Di Pietro e Nichi Vendola si sono espressi chiaramente, chiedendo a gran voce elezioni subito: se cade questo governo, non resta altro che la decisione delle urne.
Posizione condivisibile, se non fosse che qualcuno (Paolo Flores d’Arcais tra gli altri), giustamente, sottolinea che con questa legge elettorale non è possibile una tornata di voto veramente “democratica”.

E allora? Allora se ci fermiamo a riflettere vediamo che il tratto distintivo più eclatante tra la storia politica del centrodestra e quella del centrosinistra è proprio la democraticità della scelta della classe dirigente. Il centrodestra si fa scegliere attraverso il predellino, il centrosinistra con le primarie.

Con le primarie di coalizione sono stati scelti Prodi e Vendola, con quelle del PD Veltroni e Bersani sono stati scelti come segretari.

Io credo che se si cominciasse a settembre una bella campagna di primarie di coalizione per scegliere il futuro candidato premier di tutta l’opposizione e poi, a seguire, le primarie di ogni partito per scegliere la lista di candidati da proporre al Senato ed alla Camera, si otterrebbe un duplice obiettivo.

Si continuerebbe a scrivere la storia del centrosinistra con un inchiostro ad alto grado di democrazia, da contrapporre alle sceltepopuliste e poco democratiche del centrodestra. E si riuscirebbe a coinvolgere e convincere parte di quell’elettorato di centrosinistra che in questi anni ha deciso di non andare alle urne, deluso dall’atteggiamento autoreferenziale e chiuso dei partiti di centrosinistra.

Ovviamente a questo bisognerebbe aggiungere un programma condiviso di pochi punti – anche questi magari decisi con una sorta di “primarie delle idee” – che comprendano il cambiamento della legge elettorale, la risoluzione del conflitto di interessi, una manovra economica  più equa e meno pesante per cultura e istruzione, la difesa della legalità e delle regole istituzionali. La maggioranza squilibrata che questa pessima legge elettorale garantisce ai vincitori potrebbe addirittura ritorcersi contro Berlusconi: in caso di vittoria, ci sarebbe la tranquillità di poter attuare tutte queste riforme ormai indispensabili.

Credo sia questo ciò che chiedono i cittadini che si sono mobilitati in questi mesi ed anche coloro che stanno alla finestra, in attesa di segnali di vita.