Il suo valore in borsa è sceso di un miliardo e 300 milioni di dollari, visto che le azioni si sono svalutate del 3,5%. È il primo tangibile segno della protesta messa in atto dai consumatori americani contro la seconda catena al dettaglio del paese, Target. Numeri troppo grandi per non preoccupare gli investitori, per nulla tranquillizzati dai responsabili dell’azienda che si difendono dicendo che alla base delle perdite (comunque reali) possono esserci molti fattori. Difficile escludere, però, il boicottaggio pubblicamente dichiarato da milioni di clienti, sparsi su tutto il territorio, profondamente in disaccordo con la decisione di Target di dare un contribuito di 150mila di dollari al gruppo politico MN Forward, espressione della destra repubblicana che, in Minnesota, sostiene la candidatura a governatore di Tom Emmer. Il boicottaggio dei consumatori, ovviamente, non nasce solo dalla scelta di “appoggiare” un candidato di una fazione politica piuttosto che di un’altra. Punto nevralgico della protesta è la dichiarata avversione di Emmer ai gay e ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, oltre che la sua opposizione all’aborto e il supporto alla legge anti immigrazione che l’Arizona sta cercando, in ogni modo, di mettere in atto.

Il candidato, oltre che avere un programma, dal punto di vista delle politiche sociali, schiettamente di destra, non ha esitato per dare vigore alle sue politiche omofobe a incontrarsi con Bradlee Dean, leader di un gruppo anti gay decisamente violento. Tanto per individuare il soggetto, basti pensare che recentemente, ospite in una trasmissione radiofonica, ha dichiarato che “i musulmani che condannano a morte i gay hanno una moralità superiore a quella dei cristiani americani”. Costretto ad una spiegazione dalle polemiche seguite a tale dichiarazione, Dean ha fatto peggio, concludendo che comunque l’omosessualità è abominevole. Bene, il candidato Emmer, per portare avanti il suo programma omofobo, conta anche sull’appoggio di Dean. Naturale, dunque, che la decisione di Target di contribuire alla sua campagna abbia creato disappunto in tanti clienti.

A informare i consumatori è stata anche una mail dell’organizzazione MoveOn che ha immediatamente chiesto loro di attivarsi per il boicottaggio della catena. Poche ore dopo, Facebook faceva segnare 50mila iscritti alla pagina “Boicotta Target finché non smettono di sovvenzionare politiche anti gay” e al fianco di MoveOn si univano molti gruppi a difesa dei diritti degli omosessuali, inclusa la Human Rights Campaign e Out Front Minnesota. La protesta si è diffusa velocemente anche perché Target si è sempre proposta come la compagnia del paese con la politica più aperta verso i gay, i trans e le lesbiche. Basti pensare che la Human Rights Campaign, ogni anno, effettua una ricerca fra le varie aziende per determinare il livello di “inclusione” verso la comunità gay. La media nazionale è dell’86%, quella di Target è del 100%. O, perlomeno, era.

La difesa dell’amministratore delegato dell’azienda, Gregg Steinhafel, secondo cui il contributo era da intendersi come sostegno alle politiche economiche di MN Forward e non alla politica omofoba di Emmer, non ha placato per nulla il malcontento che rischia di diffondersi rapidamente. E con Target, rischia di essere travolta anche Best Buy, che ha foraggiato la stessa organizzazione con 100mila dollari. Intanto a New York e in altre città sono iniziate le manifestazioni pubbliche per sostenere il boicottaggio e anche per spingere i politici (soprattutto i democratici) ad impegnarsi contro la decisione della Corte Suprema che, pochi mesi fa, ha abolito il divieto, in vigore da 63 anni, per le azienda di elargire contributi economici ai candidati politici.