E’ uno spaccato impietoso dello stato dell’innovazione nel nostro Paese quello che emerge dall’audizione svolta alla fine di luglio dal Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò dinanzi alla IX Commissione della Camera dei Deputati.

Il linguaggio istituzionale utilizzato dal Presidente dell’Agcom non vale ad “alleggerire” il peso delle sue parole che suonano come un j’accuse nei confronti del Palazzo, reo di essere assolutamente incapace di concepire e disegnare una politica dell’innovazione idonea a portare il nostro Paese al di fuori della crisi.

L’Italia – scrive Calabrò nel testo dell’audizione – è “sotto la media UE per diffusione della banda larga” nonché “per il numero di famiglie connesse a internet, oltre che per la diffusione degli acquisti on-line e per il contributo dell’information communication Tecnology al prodotto interno”.

Siamo continua il Presidente dell’Authority “il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all’ICT è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo posto in Europa”.

Niente di nuovo per gli addetti ai lavori ma detto dal Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni fa un certo effetto e da il segno di quanto grave sia la situazione.

“Il futuro presuppone l’ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s” – scrive Calabrò – “mentre l’Italia ancora ha difficoltà a chiudere il piano per il digital divide – che vuol dire, sostanzialmente, far accedere tutti oggi a internet alla potenza della tecnologia di ieri – e non si accinge a fare un passo decisivo verso la fibra. Eppure il passaggio alla fibra ottica – e ai nuovi servizi e contenuti fruibili – garantirebbe ingenti risparmi e una spinta decisiva alla ripresa (exit strategy)”.

Il Presidente dell’AGCOM è dunque convinto che investire in banda larga ed innovazione sia – come peraltro confermato dalla politica adottata da decine di Paesi in tutto il mondo – una soluzione facile ed efficace per uscire dalla crisi.

Difficile non condividere la posizione di Calabrò ma, ad un tempo, difficile – per non dire impossibile – comprendere per quale ragione allora il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a novembre dello scorso anno, nel giustificare il pachidermico passo indietro del Governo a proposito del promesso investimento da 800 milioni di euro per la diffusione della banda larga, abbia dichiarato che il nostro Paese avrebbe investito in risorse di connettività solo dopo l’uscita dalla crisi.

Questione di punti di vista? Possibile credere che il Governo sia convinto dell’opportunità di uscire dalla crisi prima di investire in banda larga mentre il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni si mostri così convinto del contrario?

Non sarà piuttosto che a Palazzo Chigi hanno ben chiara la situazione ma hanno deliberatamente deciso di far altro con i famosi 800 milioni di euro poiché, nel Paese del TELE-comando, per i Signori della TV, internet è più un rischio ed un problema che un’opportunità?

Più Internet, vuol dire meno TV e più pluralismo dell’informazione ma, soprattutto, vuol dire più democrazia e maggior consapevolezza nelle scelte politiche, sociali ed economiche.

Difficile, in un Paese con una Rete sviluppata, pensare di imporre il “pensiero unico” o governare attraverso il TELE-comando.

A leggere le parole ed i numeri messi in fila dal Presidente dell’AGCOM di fronte al Parlamento, il dubbio sorge ed è difficile fugarlo soprattutto a guardare quello sta accadendo nel resto d’Europa, in Paesi, non necessariamente più democratici ma, certamente, meno condizionati dal TELE-comando.

Il Governo italiano, nel 2009, non ha ritenuto opportuno – pur nella consapevolezza della drammatica situazione di arretratezza del Paese in termini di diffusione della banda larga – di investire 800 milioni di euro per lo sviluppo di nuove infrastrutture di connettività mentre – e lo ricorda proprio Calabrò nel corso della sua audizione – in Francia il Governo ha lanciato un piano nazionale per l’economia digitale e l’ultra banda nell’ambito del quale i principali operatori hanno deciso di coordinarsi per realizzare una rete in fibra e la legge ha imposto loro la condivisione delle cablature condominiali.

Oltralpe, la previsione di stanziamenti pubblici è di 2 miliardi di euro per una rete in fibra ottica e in applicazione di questo quadro, France Telecom, SFR e Free cooperano per realizzare una rete di nuova generazione che collegherà, entro un anno, 800 mila abitazioni.

Direi che ce n’è abbastanza per sentirsi la Cenerentola d’Europa senza neppure la speranza che arrivi un bel principe con una scarpetta di cristallo ed anzi con l’incubo che, semmai il principe volesse avvicinarsi, Lorsignori, nel Palazzo, schiaccerebbero un pulsante sul TELE-comando per allontanarlo.

Non c’è posto per Internet nel Paese del Telecomando.