Molto interessante il provincialismo. Quasi quanto l’ignoranza. Ho scritto un post in cui denunciavo i disservizi di Ponza. Li ho registrati arrivandoci in barca a vela. Tanto e’ bastato per infastidire qualche critico. “Vai in barca a vela! Dunque sei un ricco snob!”
 
Anche se così fosse, le mie denunce al sistema portuale di Ponza restano valide. Pero’ così non è. Io lavoro sulle barche. Le lavo, le aggiusto, le sposto, porto la gente in vacanza. Il che vuol dire che mi faccio un mazzo tanto, avanti e indietro, salpa il tender, vara il tender, metti vela, togli vela, cerca un ormeggio, discuti con gli ormeggiatori, fai acqua, fai gasolio, spiega a tutti come funziona il cesso, e via cosi’. Ma no, non serve, non basta. Basta la parola “barca” e tutti diventano Masaniello. Tutti no, pochi, pochissimi, ma emblematici.
 
Ecco il nostro Paese. Incapace di discernere, di capire, coinvolto come un bambino nelle strillate della mamma. Privo di oggettivita’, di governo, il veliero del nostro Paese se ne va un po’ dovunque, senza guida, e chi sta a bordo, inconsapevole degli scogli che attendono la deriva, bisticcia. Poi, naturalmente, tutti a fare shopping, tutti in pizzeria, tutti a comprare l’ultimo modello.
 
Occorre testimoniare un nuovo modo di vivere, fuori dal consumismo, fuori dalla mischia, occorre rifiutare, dire “not in my name”, occorre spendere poco, mangiare meglio, stare soli, cercare il silenzio. Invece di aprire bocca e dargli inutilmente e fastidiosamente fiato. Ed e’ anche ora che chi non vive come questa minoranza di urlatori si faccia sentire, tiri fuori la sua voce. E’ (anche) per questo benpensantismo sterile che non si trova unità nell’alternativa. Adesso basta.