“New York è stata costruita da immigranti ed è sostenuta dagli immigrati, da persone di 100 paesi diversi che parlano 200 lingue diverse e professano ogni tipo di fede. E sia che i vostri genitori siano nati qui o voi siate arrivati qui ieri, voi siete dei newyorchesi”. Questo ha detto Michael Bloomberg, sindaco di New York, a favore del progetto contestato da molti di costruire a Ground Zero un centro islamico, con inclusa una moschea. E ancora: “Le nostre porte sono aperte a tutti. A tutti coloro che hanno un sogno e volontà di lavorare duramente, seguendo le regole”. Conosciuto per il suo atteggiamento liberale e sempre moderato e per i suoi tecnicismi politici, piuttosto che per la passione stile Obama, Bloomberg ha fatto un intervento molto sentito ed emozionate. Accompagnato da Christine Quinn, portavoce del Consiglio comunale e da dieci religiosi di diverse fedi, il sindaco ha scelto di parlare da Governors Islands, con la Statua della Libertà alle spalle. A chi conosce l’usuale pragmatismo del sindaco, fa un certo effetto vederlo così schierato sulla questione della moschea. Una questione che riguarda il principio di libertà e rispetto sul quale la città di New York ha costruito la sua fama e la sua fortuna. 

La costituzione americana, del resto, riconosce con il primo emendamento piena libertà di culto e vieta al governo di appoggiare qualsiasi atto che favorisca una religione piuttosto che un’altra. Non a caso, Bloomberg ha citato molti casi della storia statunitense in cui venne vietata la costruzione di sinagoghe o di chiese cattoliche. “Qualsiasi cosa possiate pensare della moschea e del centro culturale che si pensa di costruire, bisogna porsi una domanda: il governo dovrebbe provare a negare a privati cittadini il diritto di costruire un luogo di culto in una proprietà privata?”.

La moschea occuperebbe solo il primo piano di un centro culturale giovanile dotato di palestra, piscina, sala di lettura, teatro e biblioteca, il tutto aperto al pubblico (quindi non ai soli musulmani). Tutto ciò in un palazzo in disuso dopo l’11 settembre e il cui recupero è stato largamente approvato dal consiglio di quartiere (29 voti a 1) perché visto come opportunità di miglioramento di un’area che ancora manca di centri di aggregazione. 

Le polemiche nate intorno al fatto che è la location ad essere sbagliata, in quanto la moschea sarebbe un’offesa alle vittime del World Trade Center, sono pretestuose, secondo il sindaco. Che nel suo discorso ha ricordato: “Anche i musulmani erano fra le vittime dell’11 settembre. I nostri vicini musulmani hanno sofferto con noi il loro lutto come cittadini di New York e come americani. Noi tradiremmo i nostri valori e daremmo una mano ai nostri nemici se trattassimo i musulmani diversamente da qualsiasi altra persona”. Proprio per la particolarità del luogo, il centro islamico avrà all’interno una zona aperta a fedeli di tutte le religioni, per favorire una maggiore integrazione.

Il via libera ai lavori sembra sempre più vicino. Tanto che si è affrettato a dire la sua pure l’ex sindaco Rudy Giuliani: la costruzione del centro per lui è “una profanazione”. L’ex sindaco sembra quindi trascurare il significato simbolico del nome proposto per la struttura, “Cordoba-House”, in memoria della città spagnola dove un tempo ebrei, cattolici e musulmani convivevano pacificamente.