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Il Davide di Ischia sogna di battere Golia per la seconda volta. La prima fu nel 2007, quando giovanissimo riuscì a cancellare gli assurdi “costi di ricarica” dei cellulari, per colpa dei quali ogni 25 euro di spesa degli utenti ben 5 venivano sottratti al consumo e andavano invece a gonfiare i bilanci dei Golia della telefonia mobile, Tim, Vodafone, Wind, H3G. Stavolta la battaglia è per un Parlamento europeo pulito, interdetto a candidati che abbiano subito condanne, anche di primo grado. La tecnica è la stessa già seguita allora: quella della petizione europea. La sua azione continua a guadagnare consensi a Bruxelles e, nell’autunno di quest’anno, si saprà se la vittoria è a portata di mano. Lui, Andrea D’Ambra, 26 anni, giornalista e presidente dell’Associazione di consumatori “Generazione attiva”, è ottimista: “Ce la possiamo fare – confida – la Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo varerà a settembre una proposta per uniformare l’età degli elettori e degli eletti in tutti i Paesi. Si tratta di inserirvi l’emendamento “Parlamento europeo pulito”, prima che il progetto passi al voto dell’aula. Pd e Idv ci stanno dando una mano. Intanto, è già partito un piano B: una dichiarazione che, se ottenesse la firma della metà degli europarlamentari, avrebbe la forza di una moral suasion”.

Quando scoprì che l’Italia era l’unico paese gravato dai “costi di ricarica” dei telefonini, D’Ambra contattò inutilmente i sindacati italiani dei consumatori, l’Antitrust e l’Authority per le garanzie nelle Comunicazioni. Nessuno lo ascoltò. Allora, aiutato da Beppe Grillo, con l’unica forza del suo computer e del suo blog, riuscì a lanciare una petizione da 350mila firme che inviò a Bruxelles, e la Direzione europea della Concorrenza costrinse il nostro governo a cancellare quei costi, con un risparmio annuo di 1 miliardo e 700 milioni per i consumatori italiani. Stavolta Andrea ha scelto la via più breve: “Rivolgermi direttamente all’Europa, senza perdere tempo: lì ti ascoltano e ti rispondono. C’è una commissione che ha il compito preciso di esaminare ogni petizione inviata dai cittadini”. Deluso dal fatto che una legge di iniziativa popolare per impedire ai criminali di diventare parlamentari italiani, proposta da Beppe Grillo e corredata da ben 350mila firme, giaccia ancora oggi senza essere esaminata nei cassetti del Senato, nei primi mesi del 2009 D’Ambra decide di avviare l’operazione pulizia almeno nel Parlamento europeo. Il presidente di allora, Hans Gert Pöttering, lo incoraggia, e così l’ex presidente della Commissione Affari costituzionali Jo Leinen, anche lui tedesco. Ma non c’è tempo per intervenire prima delle elezioni. D’Ambra contatta perciò il successore di Leinen, l’italiano Carlo Casini, dell’Udc. Peggio che andare di notte: non gli risponde nemmeno. Ma è la Commissione petizioni, a cui sono arrivate almeno 2 mila firme di appoggio all’iniziativa di Andrea a stanare Casini che però si difende: il Parlamento pulito non è competenza della mia Commissione Affari costituzionali.

È proprio qui, invece, che è in discussione la proposta di modifica delle età per le Europee, affidata al liberale inglese Andrew Duff. L’Idv vorrebbe far qualcosa, ma non ha membri in Commissione. Il pressing, adesso, è su Roberto Gualtieri, del Pd, perché presenti lui l’emendamento sull’ineleggibilità dei condannati, subito dopo le ferie, visto che il finiano Potito Salato, terzo eurodeputato italiano della Affari costituzionali, fa orecchio da mercante. Il testo dovrebbe essere approvato a fine settembre in Commissione, e passare a ottobre-novembre in plenaria. Intanto, però, per iniziativa di quattro europarlamentari, Sonia Alfano, Rita Borsellino, Rosario Crocetta e l’ex giudice francese anti-corruzione Eva Jolì, dei Verdi, l’iniziativa di Andrea è diventata una dichiarazione scritta che, se firmata dalla maggioranza semplice dei 736 eurodeputati, verrebbe pubblicata nel registro e diventerebbe una posizione ufficiale del Parlamento europeo, con la forza di una “soft law”. “Altro che maggioranza semplice, spero che la sottoscrivano tutti – conclude D’Ambra – Il bubbone del Parlamento sporco è soprattutto italiano, e va asportato senza esitazioni”.

Il blog di Andrea D’Ambra
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