In effetti la cosa mi crea un poco di imbarazzo: due giorni or sono, a cena di un amico, un bellimbusto di provata (ex?) fede berlusconiana ci concionava e ci spiegava che le leadership carismatiche erano incompatibili con la democrazia. Non contento aggiungeva, inoltre, che Berlusconi è allergico alle critiche e che l’insieme dei dirigenti del Popolo delle Libertà non si erano mostrati all’altezza della situazione. Se non l’avessi conosciuto avrei potuto pensare, a questo bel tomo, come ad un qualsiasi antiberlusconiano, tendente al disfattismo della patria e colpevole di smanie paracomuniste. Conoscendolo, anche se non in maniera molto stretta, al contrario sapevo che era un esagitato di Forza Italia della prima ora, con diversi mandati elettorali in un Comune nemmeno tanto piccolo del nord del nostro paese e che solo qualche mese fa sbraitava contro l’opposizione rea di non fare lavorare il proprio amato leader.

Un caso psichiatrico? Un caso di trasformismo di categoria inferiore? Un signore fulminato sulla via di Damasco? Un pavido abituato a stare con chi vince e a disprezzare chi perde?

Forse un mix di tutto questo o forse una riedizione aggiornata e farsesca della palude politica, tutta italiana, che nell’immediato dopo guerra ha visto, al pari del pane e dei pesci, moltiplicarsi a dismisura gli antifascisti. Magari un giorno si scoprirà che anche Berlusconi ha governato contro la volontà della stragrande maggioranza degli italiani e che le migliaia di amministratori e politici, locali e nazionali, erano stati eletti nelle fila del popolo delle libertà loro malgrado. Questa classe dirigente, novella Alice nel paese delle meraviglie, oggi scopre ciò che per menti semplici e lineari era evidente dalla prima ora: una democrazia improntata ad una logica padronale di chi è abituato a comandare comprandosi tutto ciò che lo circonda, unitamente alla tendenza ad attorniarsi di mezze calzette prone ai desiderata del padrone: ometti da armadio, giusto per essere sinceri e riconoscere il ruolo effettivo di un uomo che di mestiere fa l’appendi abiti del proprio padrone.

Oggi alcuni di questi “appendi abiti” stanno prendendo le distanze: e la cosa mi crea imbarazzo. Il rischio è di rivederceli, tra qualche mese o qualche anno, nelle prime fila degli antipadroni, proprio come tanti fascisti passati l’ultimo giorno utile dall’altra parte. Lo abbiamo visto con i cicisbei craxiani, con i berlingueriani comunisti, con i marxisti diventati liberisti e i radicali diventati integralisti. Nella vita si cambia idea, viene risposto a chi, come il sottoscritto ha replicato al consigliere comunale forzista.

No, bello, le idee hanno una loro nobiltà: e anche i cambiamenti, umani o esistenziali o politici, dovrebbero riflettere questa nobiltà. Solo chi non ha e non ha mai avuto idee può cambiarle con la stessa leggerezza con cui si cambia una camicia.