Buon per Fini che ha in mente una destra civile e moderna (il contrario di ciò che oggi è la Pdl). Ma che c’entra il centrosinistra con Fini? Davvero possiamo immaginare un’ammucchiata che abbia come unico obiettivo rovesciare Berlusconi come fosse Pinochet? Quel signore che fa il capo del governo ha avuto il voto, in un modo o nell’altro, di un italiano su due. Per mandarlo a casa non servono i Comitati di liberazione: basta una convincente proposta di paese, un’idea di Italia, un piccolo ma denso perimetro di valori forti e convidisi.

Ecco il punto: non credo di avere la stessa idea di paese della destra di Fini (qualcuno ha sentito una sola parola dai suoi su Marchionne e la Fiat?) Si dice: ma la legalità… Abbiate pazienza, ma con Dell’Utri senatore e Cosentino capo del partito in Campania, legalità è ormai una parola da sabato del villaggio, un luogo comune che fa subito festa e mette tutti d’accordo. Tranne che nei comportamenti: altrimenti come farebbero i finiani a sostenere in Sicilia, assieme a Miccichè e Dell’Utri, il governo di Raffaele Lombardo, formalmente (ripeto: formalmente) indagato per concorso in associazione mafiosa? Come hanno fatto un anno fa a votare contro (ripeto: contro) la mozione di sfiducia su Cosentino?

Ben vengano Fini, Casini e il terzo polo. Ma ben venga soprattutto una coalizione di alternativa politica, un centrosinistra capace di mettere insieme in modo coerente parole e gesti, pratiche e progetti. Non solo a chiacchiere nelle aule parlamentari.