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Archivio cartaceo | di Silvia Truzzi | 7 agosto 2010

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Spinelli: “Tra D’Alema e soci il solito fratricidio”

Secondo la scrittrice ed editorialista de La Stampa, il Pd deve favorire la creazione di un governo di transizione prima del voto, altrimenti Berlusconi potrebbe vincere di nuovo

Barbara Spinelli, scrittrice ed editorialista de La Stampa, spiega: “Siamo all’ultimo atto. O forse solo all’ultima scena di uno dei tanti atti della tragedia berlusconiana”. Comunque non è un gran bello spettacolo. E il sipario non sembra chiudersi.

I titoli di coda per ora si fanno attendere.
Siamo alla fine della maggioranza parlamentare del premier. L’uscita di Fini dal Pdl può trasformarsi nell’ultimo atto dell’avventura berlusconiana. Si tratta di capire come gestirlo. Può essere l’ultimo atto, ma può anche essere l’ultima scena di uno degli atti di cui è composto il dramma del signore di Arcore. Da questa situazione, che senza dubbio è di fine regno, in realtà Berlusconi ha la possibilità di uscire restando in sella e pesando sulla vita politica italiana in modo molto più forte di quanto immaginiamo.

Accadrebbe se si andasse alle urne con questa legge elettorale?
È molto probabile che se le elezioni non saranno davvero libere il premier vinca ancora e che aspiri tra qualche anno al Quirinale. Bisogna trasformare quest’ultima scena in ultimo atto. Il rischio è andare subito al voto con un regime che ha trasformato le elezioni in un evento non democratico. Sono completamente d’accordo con Flores d’Arcais quando dice che prima vanno sciolti i nodi del sistema elettorale e del monopolio televisivo.

Una parte del Pd, la Finocchiaro ma non solo, dice di non temere le elezioni ‘qui e ora’.
Anche Di Pietro e Vendola: dimostrano però di sottovalutare la natura del regime in cui ci troviamo. Di fare dell’antiberlusconismo senza aver capito cosa significhi davvero il berlusconismo.

Che vuol dire?
Il berlusconismo non è una persona che abusa del proprio potere. È un sistema ormai molto definito di leggi, equilibri istituzionali, rapporti con la Costituzione. È un paesaggio dell’informazione desolato e uniforme. Il problema non è affrontare le urne con questa persona, ma con questo regime. È come se nell’89 – quando sono caduti i regimi comunisti – si fosse andati a votare senza creare nuove Costituzioni, senza un pluralismo politico e nuovi giornali. Noi siamo avvantaggiati, perché una Carta fondamentale ce l’abbiamo già, ma consultare ora gli elettori è una fortissima sottovalutazione del pericolo.

Questione morale: Berlusconi che intima a Fini di fare luce sull’appartamento di Montecarlo non è come quel proverbio in cui lo straccio dice al cencio ‘sei pieno di polvere’?
Certo, è l’affermazione del ‘tutti rubano, quindi nessuno ruba’. È il marcio che c’è non soltanto nella classe politica italiana, ma anche nell’opinione pubblica. Il premier reagisce in questo modo perché Fini ha rotto sulla legalità. Un tema che si riteneva fosse del tutto irrilevante dal punto di vista degli equilibri politici e del funzionamento dello Stato.

Perché Fini non ha spiegato?
Forse gli conveniva e gli converrebbe. Ma visti gli scandali fasulli sollevati in passato dai giornali di Berlusconi (per distruggere Prodi, o Boffo) forse fa bene a ribadire la sua fiducia nella magistratura e a non dire altro.

Questa storia di Montecarlo nasce da un’inchiesta del quotidiano della famiglia Berlusconi. Uscita, esattamente nel momento della rottura tra Fini e Berlusconi, a puntate, particolari e retroscena somministrati con il contagocce. Minaccia, avvertimento, tentativo di ‘condizionamento’?
È più di una minaccia, è l’uso politico dell’informazione. Non voglio dare un giudizio su questa vicenda, perché il modo in cui il Giornale e Libero usano i dossier ha dimostrato la poca credibilità di questi quotidiani.

Berlusconi potrebbe avere problemi di numeri al Senato. Riuscirà a tenere in piedi il governo con qualche equilibrismo o farà la fine di Prodi?
No, alla lunga non potrà. E penso che lui non lo vorrà.

Fini, Casini, Rutelli: anatomia del Terzo polo.
Tendo ad accoglierlo positivamente come inizio di un’alleanza più vasta, che si unisce per traghettare l’Italia verso il dopo B. Mi piace anche l’immagine usata da Casini, ‘area di responsabilità istituzionale’: di essa può benissimo far parte tutta l’opposizione attuale. Lo scopo è creare le condizioni per elezioni veramente democratiche.

Però l’opposizione sembra divisa e confusa: non sarebbe il momento per dare una linea forte, comprensibile agli elettori e condivisa all’interno?
Sono stati colti tutti alla sprovvista: e ci metto Pd, Vendola, Di Pietro. Non credo che Bersani abbia ragione quando dice che il merito di questa situazione sia del Pd e non di Fini. Io penso che sia Fini a sceneggiare il possibile ultimo atto del berlusconismo. Bersani fa giuste analisi: bisogna uscire da questo pantano, predisporre una nuova legge elettorale con un governo di transizione. Mi stupisce il fatto che dica tutto questo alla leggera, che non stia elaborando una strategia concreta: obiettivi, alleanze, strade.

Parole in libertà?
Sembra quasi di sì. Per esempio: buttare lì il nome di Tremonti ha creato problemi dentro il Pd e a Tremonti stesso. Una candidatura possibile – che a me non piace molto, ma può forse servire a disfarsi del presente regime – viene semplicemente bruciata prima di averla negoziata. Imperdonabile leggerezza.

D’Alema ha già bocciato Vendola: è il peccato originale del Pd non riuscire a vedere oltre il proprio naso?
È la solita logica del fratricidio. E il non voler vedere che Vendola ha tutti i numeri per diventare un leader. Ha linguaggio, freschezza, libertà dagli apparati. Un personaggio così è preziosissimo da coltivare e persuadere. Uno di cui il centrosinistra ha bisogno, non nell’ora in cui si deve uscire dal berlusconismo, forse, ma in futuro sì. È grottesco liquidarlo così, per di più da parte di D’Alema che da 15 anni ha regolarmente fatto accordi con Berlusconi.

Il Partito democratico ha votato Vietti alla vicepresidenza del Csm e lanciato Tremonti come ipotetico premier. Ma gli elettori del Pd vogliono davvero uno che ha contribuito alla depenalizzazione del falso in bilancio a Palazzo dei Marescialli e l’uomo dello scudo fiscale a Palazzo Chigi?
Si ritorna alla questione della legalità, un tema che soltanto una parte del Pd sente come prioritario. Non a caso chi rompe tutto su questa questione è Fini non la sinistra. Questo tema è stato considerato “antiberlusconismo” e il Pd ha sempre detto che nuoceva alla sinistra.

Da destra si urla contro il giustizialismo tutte le volte che si pone un problema che ha a che fare con la giustizia e il rapporto tra i poteri. Ma la legalità non è un totem, è uno strumento.
La legalità è uno strumento essenziale che permette alla democrazia di funzionare e ai poteri di dialogare correttamente. Se i poteri non hanno autonomie garantite la democrazia non c’è più.

Facciamo una previsione. Elezioni subito o governo di salute pubblica?
Io spero, l’ho già detto, in un esecutivo che riscriva il “porcellum” e l’assetto dell’informazione televisiva. Al di là di quello che auspico, la previsione è un azzardo perché dipende dell’estensione e dalla forza della nuova ‘area di responsabilità istituzionale’. E dall’intelligenza del Partito democratico che, per favore, aiuti a creare questo governo di transizione, senza cercare di regolare per l’ennesima volta i conti tra le correnti del Pd. Che abbia un’idea chiara, magari ce la tenga nascosta, ma la porti avanti seriamente e con rigore. Non da pecioni, bruciando in anticipo gli eventuali candidati.

Da Il Fatto Quotidiano del 7 agosto 2010

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