di Sergio Nazzaro

Al Ministro dell’Interno vengono attribuiti gli ultimi successi relativi alla cattura di pericolosi latitanti delle mafie nostrane. L’arresto a Bruxelles di Vittorio Pirozzi arriva dopo sette anni di latitanza. Il trafficante internazionale di stupefacenti, inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi, è uno storico esponente del clan camorristico Mariano, per conto del quale controllava il rione Chiaia del capoluogo partenopeo. Deve scontare ora una condanna a 15 anni di carcere. La polizia lo ha rintracciato in un appartamento nel centro storico della capitale belga. L’operazione, effettuata dagli agenti della sezione catturandi della Questura di Napoli e dall’Interpol, ha scatenato il solito giro di congratulazioni: prima il Presidente del Senato dichiara «Caro Ministro, a nome mio personale e dei colleghi Senatori, esprimo le più sincere congratulazioni per la cattura di Vittorio Pirozzi ritenuto uno tra i cento latitanti più pericolosi d’Italia. L’importante operazione messa a segno dalla Squadra Mobile di Napoli in collaborazione con l’Interpol e la polizia belga costituisce un’ulteriore conferma della capacità, professionalità e competenza di quanti, forze dell’ordine e magistratura, continuano senza sosta a contrastare la criminalità organizzata»; poi interviene il Guardasigilli Alfano: «’Con l’arresto di oggi si aggiunge un nuovo successo dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata”. La squadra-Stato è determinata a non dare tregua alle mafie, impegnandosi in prima linea nella cattura dei latitanti. Il Governo e il Parlamento contribuiscono operativamente a questo impegno, come dimostra anche la recente approvazione del codice antimafia. Il mio ringraziamento agli uomini della magistratura partenopea e alla sezione Catturandi della questura di Napoli, che, assieme all’Interpol, sono a servizio dello Stato per garantire sicurezza ai cittadini e salvaguardare, nel nostro Paese, i principi di legalità e giustizia».
L’impegno internazionale delle forze di polizia e della magistratura è fondamentale per contrastare i traffici criminali ed allora fino a che punto si può parlare di “Modello Maroni”? La parola a Nazzaro.
Marcello Ravveduto

Modello Maroni
di Sergio Nazzaro

Il modello Caserta, è un modello che funziona
e vogliamo esportarlo.
(Roberto Maroni, Ministero dell’Interno, agosto 2009)

“Mangano è un eroe”. Questo lo afferma Dell’Utri e lo ha ribadito Berlusconi. Berlusconi, a sua volta, presiede il governo, in cui il Ministero dell’Interno è affidato a Roberto Maroni. Mangano era un mafioso. Maroni, invece, sembra aver concepito un grande modello anticrimine che funziona. Quale sia, rimane una domanda interessante a cui rispondere. Vale la pena ricordare che Maroni ha dato vita al Decreto dell’ 8 agosto 2009 con cui si istituivano le ronde. Chiunque pensi che le ronde possano risolvere anche il micro crimine, la dice lunga sulla capacità di dirigere un Ministero dell’Interno. Ma dobbiamo darne atto, anche i ministri devono dare appoggio alle fantasie del proprio partito, in questo caso della Lega Nord e della sua sicurezza sempre minacciata (non certo dalla sua gioventù spericolata su strada e consumatrice di droga, ma dagli uomini dalla pelle scura).
Recentemente si parla molto di elevati numeri di arresti di latitanti e grandi operazioni contro le mafie. Il merito sembra che vada ascritto tutto al leghista Maroni. Quindi se si arrestano o meno i latitanti lo si deve alla semplice volontà di un uomo? Qualcuno replicherà che invece un uomo solo al posto giusto può dare i mezzi necessari alla cattura dei latitanti. Eppure durante le ultime manifestazioni sindacali anche la Catturandi di Palermo dichiarava: “I Ministri di turno e questo Governo si attribuiscono la cattura dei grandi boss, in realtà è solo grazie all’impegno e ai sacrifici degli uomini della Polizia se questi eccellenti arresti sono stati possibili. Un mafioso è oggi messo in condizione di andare all’estero e di riorganizzare la sua attività illecita, per noi agenti è solo grazie al nostro sangue e al nostro sudore che possiamo seguirli. Lo Stato, oggi, non ci da più le possibilità e i mezzi per portare avanti la nostra attività d’indagine”.
Se lo dice chi fa il lavoro in prima linea bisogna credergli. Ma andiamo a Castel Volturno. Un commissariato con poco più di trenta (30) uomini per tutti i turni, che scarseggia di carta per la stampante, di macchine, giubbotti antiproiettili e tanti altri elementi di necessari, confinati una palazzina fatiscente, dovrebbero essere la punta di diamante del modello Maroni. Qualcosa non torna. Si inviano 500 militari, quindi denari (quanti?), si fanno le ronde, però il commissariato di polizia non viene mai potenziato. E’ uno strano modello quello di Maroni. Anche perché dopo tutti questi arresti, nulla cambia. Ma ricordiamo un altro elemento importante. Castel Volturno, a pochi chilometri da Casale di Principe, è il centro dell’esperimento del modello Maroni e facente parte del collegio Campania 2 che ha come suoi rappresentanti locali Mario Landolfi (PDL) e Nicola Cosentino (PDL). Sono note le indagini sui due personaggi politici.
Arrestare i latitanti, e non cambiare la politica, cosa può mai produrre come cambiamento? Non credo molto. Certo è anche strano che sempre compagni di partito, anzi uno il suo capo, Bossi, abbia firmato la famosa legge Bossi-Fini. Questa legge prevede che: “l’espulsione, emessa in via amministrativa dal Prefetto della Provincia dove viene rintracciato lo straniero clandestino, sia immediatamente eseguita con l’accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Gli immigrati clandestini, privi di validi documenti di identità, vengono portati in centri di permanenza temporanea, istituiti dalla legge Turco-Napolitano, al fine di essere identificati”.
Quindi con tutti gli stranieri a Castel Volturno, ci vorrebbe soltanto l’applicazione della succitata legge. E chi più del ministro dell’Interno dovrebbe darsi da fare? Perché è tutto immobile? Certo con il decreto legge (2 ottobre 2008, n.151) approvato qualche giorno dopo la Strage di Castel Volturno, si è “autorizzata la spesa di euro 3.000.000 per l’anno 2008, di euro 37.500.000 per l’anno 2009, di euro 40.470.000 per l’anno 2010 e di euro 20.075.000 a decorrere dall’anno 2011, di cui euro 3.000.000 per l’anno 2008 ed euro 37.500.000 per ciascuno degli anni 2009 e 2010 destinati alla costruzione di nuovi centri di identificazione ed espulsione”.
Soluzioni a metà: nuovi centri, decine di milioni di euro e gli immigrati sono trattati come bestie nei CIE. Soldati e ronde, invece di denaro e mezzi reali alla polizia territoriale. Arresti di latitanti promossi come grande azione di contrasto, quando sono lo svolgimento fisiologico della legge italiana. Politici che rimangono ai loro posti, dove invece vengono prese reali e concrete decisioni, indagati e colleghi di partito del Ministro dell’Interno. Forse che sia questo il nuovo modello di legge in Italia. Tutti colleghi nel teatrino delle divise su strada che poco possono fare? Pochi uomini che devono controllare mafiosi africani, camorristi nostrani, arresti domiciliari (ce ne sono decine e decine sparsi su un territorio vastissimo) più l’ordinaria quotidianità del Sud.
Mi ricordo le parole di un poliziotto di Castel Volturno che ho riportato tempo fa nel mio primo libro ““Castelvolturno è la Gerusalemme delle forze dell’ordine: vengono tutti a chiederci qualcosa: tutte le queste questure d’Italia, anche quella di Bolzano, tutti hanno qualcosa da chiedere a Castelvolturno. Moltissime inchieste passano per di qui, questa è una delle prime centrali di smistamento dell’eroina in Italia. Qui la trovi sempre. Alcuni amici dei servizi segreti mi dicevano, che se in qualsiasi parte d’Italia ce bisogna di eroina, parte una telefonata per Castelvolturno. Cosa si può fare per questa situazione? Poco o nulla, pensa che gli uomini per i commissariati sono stai decisi in una decreto ministeriale del 1989, quindi tot numero di persone ogni zona. Un decreto che citiamo in ogni riunione sindacale, perché vedi non ci si lamenta dello stipendio tanto quello è o di cosa altro. Le nostre richieste vertono sempre ad avere più mezzi, più uomini, cioè vogliamo essere messi in grado di poter fronteggiare adeguatamente il crimine che solitamente sta una sempre una spanna avanti a noi. I loro mezzi economici sono superiori ai nostri, non hanno burocrazia, mentre noi siamo in esubero di uomini! Perché questa è la verità per Castelvolturno, quando chiediamo più uomini, per il decreto del 1989 noi siamo anche in esubero! Ma noi siamo attenzionati, su questo puoi scommetterci. E come vivere in gigantesco Fort Alamo, e per quanto grande sia, sempre Fort Alamo è. E per noi che ci viviamo, che dobbiamo rimanerci, veramente è il caso di dire: buona fortuna Crockett”.
Il modello Maroni è un’invenzione, ma se dovesse esistere, non funziona. Anzi è pericoloso.

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