Un nuovo gigante destinato a sconvolgere il mercato asiatico ma anche, se non soprattutto, a mutare gli equilibri economici e diplomatici dell’Asia e del Pianeta. È l’ambizioso progetto tuttora allo studio dei governi di Cina e Corea del Sud per la creazione di un’area di libero scambio tra i due Paesi. Un piano che, dopo sei anni di discussioni preliminari, potrebbe diventare presto realtà. A dare la notizia è stato lo stesso ambasciatore coreano a Pechino Yu Woo-ik che, in un’intervista rilasciata al quotidiano China Daily, ha fissato per il 2011 l’avvio dei negoziati ufficiali tra le due nazioni. Il tempo dei dubbi e degli studi di fattibilità, dunque, sembra ormai concluso.

La Cina non è ovviamente nuova alla ratifica di accordi bilaterali di libero scambio. In passato, Pechino ha già raggiunto intese simili con Pakistan, Islanda, Cile, Perù, Nuova Zelanda e Costarica. Ha sancito un accordo analogo con l’Asean (Associazione delle Nazioni dell’Asia Sud Orientale) ed è tuttora impegnata in negoziati commerciali identici con Australia e Mongolia. Ma il raggiungimento di un’intesa con Seul rappresenterebbe un traguardo senza eguali. In primo luogo c’è da considerare il valore economico dell’operazione. L’unione commerciale con la Corea del Sud darebbe infatti vita a un blocco economico capace di ospitare un miliardo e mezzo di cittadini per una ricchezza complessiva di oltre 10 trilioni (diecimila miliardi) di dollari. Una cifra, calcolata sulla somma dei rispettivi prodotti nazionali, superata oggi solo dai Pil di Usa e Unione Europea che si attestano entrambi sopra i 14 trilioni. Superfluo ricordare, tuttavia, come questo divario sia destinato a ridursi nei prossimi anni vista l’abissale differenza nel ritmo di crescita tra mercati emergenti e consolidati. Ma le prospettive di sviluppo economico, ovviamente, non sono tutto.

L’intesa commerciale, infatti, potrebbe condizionare come mai prima d’ora il destino di uno dei soggetti più misteriosi e imprevedibili del Pianeta: la Corea del Nord. Costretto da almeno tre decenni a fronteggiare ciclicamente una terrificante serie di emergenze economiche e umanitarie, il regime di Pyongyang è da tempo totalmente dipendente dagli aiuti di Pechino. Questo rapporto privilegiato, alla base della sopravvivenza stessa del regime comunista, è ovviamente destinato a protrarsi nel tempo, ma gli equilibri potrebbero mutare. La nascita del nuovo blocco commerciale, sostiene l’opinionista di Business Insider Gregory White, “potrebbe indurre la Cina a schierarsi più facilmente con i suoi alleati economici giapponesi e sudcoreani piuttosto che con il suo tradizionale alleato militare. Una mossa che finirebbe per produrre un accerchiamento della Corea del Nord per la quale la sfida al vicino del Sud diventerebbe, così, sempre più difficile”. Un’ipotesi concreta, quest’ultima, che Seul avrà sicuramente preso in considerazione, ma anche e soprattutto un’occasione di eccezionale importanza. Di fronte alla quale tutti i più scontati dubbi sui possibili rischi dell’accordo economico (a cominciare dal “libero impatto” dei prodotti cinesi sull’industria manifatturiera coreana) sembrano, al momento, decisamente poca cosa.

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