Sembrano lontani i tempi della secessione sbandierata da Umberto Bossi nel corso dei comizi duri, quelli della tolleranza zero, quando il sostituto procuratore di Verona Guido Papalia aveva aperto l’inchiesta contro le ‘camicie verdi’ fomentando il desiderio di riscossa del Senatùr. Con l’entrata nella maggioranza le istanze separatiste sono state addolcite dalla promessa del federalismo, ma sull’onda del crescente consenso intorno alla Lega più di una campana sul territorio nazionale ha annunciato di voler secedere dall’amministrazione di riferimento.

I cittadini del comune abruzzese di Castel di Sangro vorrebbero tornare in Molise, Angelo Alessandri, presidente federale della Lega, ha proposto la secessione dell’Emilia dalla Romagna, Pesaro e Fano chiedono l’annessione alla Romagna e Frosinone e Latina di lasciare la Regione Lazio, emblema di Roma ladrona e sprecona.

Il vento indipendentista della Lega vince la battaglia almeno sul piano culturale, risvegliando le identità locali e la demarcazione del territorio. Vorrebbero cambiare i confini, sentirsi a casa entro perimetri diversi. E la prima secessione in Italia, che crea un precedente importante per tutti che loro che rivendicano istanze separatiste, a ferragosto festeggerà un anno.

Sette comuni della Valmarecchia infatti, seguendo l’iter previsto dall’articolo 132 della Costituzione, sono stati annessi nel 2009 alla provincia di Rimini.
Nel 2006 si è svolto il referendum consultivo, dove l’83% dei votanti ha scelto il sì. Poi è seguito il parere non vincolante delle due regioni, entrambe rette dal centrosinistra, e una legge parlamentare con doppio vaglio alla Camera e al Senato. I cittadini di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello desideravano da anni passare sotto l’amministrazione di Vasco Errani, più attenta su sanità e servizi e per ragioni di mera praticità: Rimini è più vicino di Pesaro, a cui i sette comuni sono collegati solo da strade interne. Nulla a che fare con le ideologie, anche se la Lega, grazie al lavoro di Gianluca Pini e del sottosegretario Michelino Davico, vanta la paternità del risultato.

Per Guglielmino Cerbara, sindaco di Sant’Agata Feltria eletto con la lista civica di centrosinistra “Cittadini uniti”, «la Lega ha certamente strumentalizzato l’annessione dei comuni della Valmarecchia alla Provincia di Rimini, ma grazie a Pini abbiamo portato a casa un risultato comune aldilà degli steccati politici». Della stessa opinione anche Mauro Guerra, sindaco di San Leo ex tesserato dei Verdi: «La Lega ha raccontato la sua verità, arrogandosi il merito dell’annessione. Ognuno ha il suo punto di vista egoistico». Vincenzo Sebastiani, sindaco di centrosinistra di Novafeltria apprezza il risultato ma critica le modalità del Carroccio: «Hanno strumentalizzato l’operazione, e la legge 117 che sancisce il passaggio dei comuni ad altre regioni, è fatta in fretta e male. Non consente modifiche al patto di stabilità, non ammette un iter dolce. E ricordiamo che il parere non vincolante è stato dato da regioni di centrosinistra e la legge approvata al Parlamento con una maggioranza bulgara ». Sebastiani poi, nostalgico di Berlinguer e della “questione morale”, ammette: «Non ci sono più i cattocomunisti di una volta, che erano presenti sul territorio. Oggi li sostituisce la Lega. Presenti sul territorio e con la pretesa di avere sempre ragione». Facile prevedere anche i risultati delle prossime amministrative. «Prenderanno ancora più voti- conclude. Se il Partito democratico non si adopera a valorizzare la nostra identità i voti saranno loro». A un anno dall’annessione è il marchio della Lega ad avere vinto la battaglia, nonostante fosse del tutto trasversale, da destra a sinistra. E in Valmarecchia si attende il risveglio del centrosinistra, mentre il Carroccio avanza ed entra nelle giunte comunali.