Assente la ‘politica del fare’, complice la pausa estiva, la politica del dire (a mezzo stampa) prende il sopravvento. E’ il toto-elezioni a tenere banco, alimentando le tensioni fuori e dentro la maggioranza.

Maroni: al voto in autunno
“Avremo un nuovo governo entro Natale, così da approvare il bilancio entro la fine dell’anno”. Ne è convinto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, secondo il quale non c’è altra possibilità che tornare al voto in autunno. “I governi tecnici esistono solo nella mente di chi teme le elezioni”, ha sottolineato il titolare del Viminale in un’intervista a Libero. “Chi governa lo decidono gli italiani, diversamente e’ un atto eversivo”, ha sottolineato Maroni. “Se Berlusconi non ha la maggioranza si dimette e va dal Capo della Stato che però dovrebbe tenere conto di chi ha vinto le elezioni”, ha proseguito il ministro. “In due giorni, si renderanno conto che non c’è possibilità di avere altre maggioranze”, quindi “Napolitano sciogliera’ il Parlamento e indira’ nuove elezioni”, ha aggiunto Maroni che ha elogiato Giulio Tremonti: “Sarebbe un ottimo premier, se lo diventasse per decisione degli italiani con le elezioni”. Gianfranco Fini, per il titolare del Viminale, dovrebbe dimettersi perché “ha perso la fiducia di chi lo ha eletto presidente della Camera”. Maroni non ha dubbi: “Credo che si voterà presto, non voglio dare indicazioni, ma mi piacerebbe vedere (Nichi) Vendola duettare con Berlusconi. Chiunque sfiderà il Cavaliere non avrà speranze”.

Qualcuno ci crede ancora
E’ Adolfo Urso, che accoglie con favore le parole di Roberto Calderoli. Il ministro leghista ha manifestato in una intervista l’intenzione di incontrare Gianfranco Fini per sottoporgli i decreti sul federalismo fiscale. “Calderoli che dice di voler incontrare Fini – sottolinea il viceministro allo Sviluppo economico – è un altro segnale che si ricomincia a discutere di politica”.

Dove va il Pd? Follini dice centro
”Un’alleanza tra il Pd e il terzopolo (o come si chiamerà) può essere un buon architrave per il futuro politico italiano”. A sostenerlo è il senatore del Pd Marco Follini in una lettera inviata al Corriere della Sera. “Ovviamente – osserva – questa alleanza non deve essere considerata per le due anime del Pd (quella centrista e quella di sinistra) “un mesto piano B”. Il fatto, è, prosegue Follini, che “tra il Pd delle origini e il Casini di oggi i punti in comune sono molti”. “Ma un’alleanza – conclude – ha bisogno che ci si cambi a vicenda, che ci si metta al riparo dai difetti e dalle tentazioni che stanno alle nostre spalle”.

Sempre a mezzo stampa (un’intervista a L’Unità) arriva anche la versione del capogruppo al Senato del Pd Anna Finocchiaro
“Vogliamo andare a votare con una legge elettorale che priva i cittadini della possibilità di scegliere gli eletti? – chiede – Io dico di no”. “Fare una nuova legge elettorale è una responsabilità da assumersi di fronte al Paese, non una scusa per evitare il voto”. Un governo di servizio che faccia la riforma elettorale “sarebbe opportuno”, per Anna Finocchiaro, “ma – precisa – non è questione che sta nelle nostre mani”. La scelta, ricorda, spetta “al presidente della Repubblica, se Berlusconi si dimetterà”.

Su chi potrebbe guidare il possibile esecutivo, però non si sbilancia. “La discussione sui nomi – avverte – è surreale. L’incarico lo dà il presidente della Repubblica”. “Sarebbe difficile anche per me dal punto di vista simbolico e politico – prosegue – accettare un eventuale governo che non segni discontinuità col passato, ma bisognerebbe per una volta non pensare alle convenienze di partito: dovremmo pensare a quel che serve per voltare pagina. Prima di pensare al numero dei poli – avverte Finocchiaro – chiederei piuttosto, subito, una alleanza per la Repubblica”. “Chiamiamo forte all’appello tutti coloro che sono fedeli ai principi della Costituzione. Prendiamo noi l’iniziativa. Sulla libertà di stampa, sul diritto di sciopero, sulla difesa delle istituzioni e della magistratura. Se è questo che vogliamo difendere – afferma ancora la parlamentare – allora vediamo chi è disposto a dire: chiunque vinca, questi principi non si toccano. Proviamo a vedere chi è davvero pronto a sottoscrivere un patto per la Repubblica”. “Fini sono convinta che lo farebbe – sostiene Finocchiaro – Di Pietro se smette gli abiti del caudillo che attacca il Capo dello Stato, Vendola certamente”.

Per quanto riguarda l’ipotesi di una possibile candidatura di Nichi Vendola alla guida del centrosinistra il presidente dei senatori del Pd osserva: “Le primarie si fanno se si fa una coalizione. Se si decide, sulla base di un programma di fare una alleanza. Altrimenti, di nuovo, è un dibattito surreale”.