Difende strenuamente il suo vice, Giacomo Caliendo – indagato per violazione della legge Anselmi. Attacca frontalmente i magistrati. Demolisce l’indagine in corso sulla P3. Lancia messaggi intimidatori all’opposizione. Salvo poi sostenere che lo fa per difendere “la Repubblica e la Costituzione”. Il Guardasigilli Angelino Alfano, ieri pomeriggio alla Camera ha fatto il ventriloquo di Berlusconi. “Il sottosegretario Caliendo – dice il ministro della Giustizia – deve continuare a svolgere il proprio lavoro. Un lavoro che ha svolto in modo proficuo fino ad oggi”. Aggiunge che da Guardasigilli non può occuparsi “del merito delle indagini” ma poi le affonda: “Credo che anche questa vicenda della P3 sia soltanto il frutto di una ricostruzione dei pm e di una certa sinistra che accusa in base a questa inchiesta”.

Poi l’avvertimento a Pd (in particolare) e Idv che hanno presentato la mozione di sfiducia: “Oggi (ieri, ndr) state chiedendo le dimissioni di una persona che è solamente iscritta nel registro degli indagati. E il voto di oggi vi tornerà indietro”. E aggiunge: “Voi avete presentato questa mozione solo perché c’era questa indagine. E se dite che ora l’avreste presentata comunque è solo perché vi rendete conto che da questa indagine non sta uscendo niente di determinante”.

Per Alfano, il sottosegretario che avrebbe fatto pressioni sul Csm per la nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte d’Appello di Milano, che al telefono apprendeva da Lombardi la strategia per garantire una maggioranza alla Consulta pro lodo salva Berlusconi, deve continuare a restare al suo posto perché “non ha mai agito contro i suoi doveri”.
Quanto all’astensione dei finiani di “Futuro e libertà” e dei centristi di Casini, secondo il ministro è frutto di un calcolo: “Oggi alcuni tra i colleghi non voteranno secondo la propria coscienza ma piegheranno ad un’utilità parlamentare di un giorno, ad un tatticismo parlamentare di un giorno, un alto e nobile principio della non colpevolezza. Noi invece difendendo questi principi difendiamo la legalità repubblicana e la nostra Costituzione”.
Di fronte al siluro contro la Procura di Roma, l’Anm sceglie il silenzio. Non per prendere le distanze dai pm che indagano sulla P3 ma perché il sindacato delle toghe non vuole rispondere ad offese pronunciate in Parlamento in pieno dibattito politico.