Fino all’ultimo il dubbio c’è stato: la maggioranza poteva non tenere. Alla fine invece la Camera dei deputati ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Presenti 603 deputati, i No sono stati 299, 229 i Sì. 75 gli astenuti. Ma il risultato della conta non basterà ad evitare le polemiche, fuori e dentro il governo. Polemiche, in realtà, presenti fin dalle prime battute in aula.

“Sono il ministro della Giustizia e non posso occuparmi del merito di questa indagine” aveva affermato il Guardasigilli Angelino Alfano durante le dichiarazioni di voto . Tuttavia “dopo aver ascoltato con attenzione quanto ha detto l’onorevole Contento poc’anzi, credo che abbia voluto dire che la P3 sia, probabilmente, frutto di una costruzione di taluni pm e di una certa sinistra che accusa in base a quella costruzione”. “La mozione c’è perché c’è l’inchiesta”, ha continuato il ministro. “Voi state affermando in quest’Aula, e vi tornerà indietro prima o poi con il tempo, che chi è iscritto nel registro degli indagati deve dimettersi. Noi affermiamo una tesi opposta: che tutti i cittadini italiani, anche coloro i quali sono membri del governo, sono presunti  innocenti e che però se il loro comportamento crea disdoro alle Istituzioni devono andare a casa anche se non sono condannati. E nel caso concreto così non è”. “Il garantismo non equivale a impunità”, ha poi precisato il Guardasigilli, “ma va associto a una valutazione del caso concreto. Alcuni tra i colleghi non voteranno secondo la propria coscienza, ma piegheranno un alto e nobile principio ad un’utilità parlamentare di un giorno, ad un tatticismo parlamentare”, conclude il ministro della Giustizia.

Secondo il deputato Benedetto Della Vedova esponente del neonato gruppo del Fli “ogni caso è a sè: quello di Scajola, Verdini, Brancher e Caliendo sono situazioni differenti. Da un lato, non sussistono le condizioni per dimessioni del sottosegretario Caliendo, ma, dall’altro lato, non è irrilevante l’accusa di aver inciso su processi importanti”. “Ci asteniamo – conclude Della Vedova – perchè tocca al ministro della Giustizia e al sottosegretario Caliendo valutare se una sospensione delle sue deleghe non sarebbe opportuna fino al chiarimento della vicenda”.

“Il nostro partito rifiuta il giustizialismo come arma di lotta politica, ma rifiuta altresì di minimizzare la questione morale. La politica prevede ragioni di opportunità decoro e decenza”. Così invece Pierferdinando Casini ha motivato la decisione dell’Udc di astenersi sulla mozione di sfiducia. E astensione anche per Alleanza per l’Italia, Api, in virtù di una “equidistanza tra giustizialisti e  giustificazionisti”.

Al contrario per la sfiducia l’Idv: “La mozione è stata presentata per un fatto politico – ha affermato Di Pietro – non ci interessa se ci siano fatti penalmente rilevanti nè l’iter processuale”.

“Nessun giustizialismo anzi è giusto che l’onorevole Caliendo si difenda nelle sedi opportune”, ha detto Dario Franceschini, capogruppo alla Camera del Pd. “Ma voi avete introdotto un senso di impunità: dicendo che non si giudica chi ha vinto le elezioni e se i magistrati ci provano  si cambiano le leggi per impedirglielo. Anzi è grave che Alfano, ministro della Giustizia, sia venuto oggi qui a esprimere un giudizio sulle indagini”. Franceschini ha ricordato che la legalità dovrebbe essere un patrimonio di tutte le forze politiche non una prerogativa di alcune poi, riferito alla Lega, ha attaccato: “Il popolo del Nord questo vi chiede: legalità. Venivate a combattere contro “Roma ladrona” e guardate come siete ridotti: ora li difendete”. Il capogruppo del Pd ha citato poi i casi di dimissione di ministri all’estero: in Francia, Spagna, Usa, Israele, fino in Svezia “per non aver pagato il canone” come esempio di comportamento di governi conservatori stranieri. “Presidente trovi un minuto per occuparsi di quei cittadini che la hanno eletto e la vedono indaffarato su questioni che interessano solo lei: Legge Alfano, legittimo impedimento, processo breve, legge sulle intercettazioni – ha incalzato Franceschini. – Provi a tornarci adesso all’Aquila, con quel seguito di telecamere compiacenti. Perchè non ci torna adesso?” E ha concluso: “Per Berlusconi è iniziata la seconda parte della legislatura che non si sa quanto durerà. Non pensi di spaventare minacciando le elezioni oggi. Ridotti come siete le perdereste. Un minuto dopo che avrà rassegnato le dimissioni, la palla passerà al Capo dello Stato e al Parlamento”.

Prende le distanze dal partito, Chiara Moroni, deputato Pdl, la quale starebbe per aderire al gruppo dei finiani. Oggi Moroni ha preso la parola in aula sulla sfiducia a Caliendo per dichiarare che non avrebbe partecipato al voto. “La mia storia e’ garantista – dice – ma su Caliendo c’è un problema di opportunità politica. Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con l’impunità”.