La notizia dovrebbe essere quella che Giacomo Caliendo oggi uscirà dalla Camera ancora con appuntati sul petto i gradi di sottosegretario alla Giustizia. La sorte ha però voluto per lui un altro epilogo, l’essere cioè ricordato come colui che ha fatto “convergere” (questa la parola usata dal finiano Benedetto Della Vedova) Fini, Casini, Rutelli e persino Lombardo su un fronte comune nel nome dell’astensione sulla sua mozione di sfiducia; grandi manovre di “terzo polo” in pieno svolgimento, dunque. E benché Italo Bocchino si sia affrettato ad escludere che si tratti dell’embrione di un nuovo soggetto politico (“sarebbe come giocare a tennis seduti sulla rete”), capace di scardinare il bipolarismo e mettere alle corde Berlusconi, la liturgia che ieri si è celebrata nell’aula Alcide De Gasperi del gruppo dell’Udc a Montecitorio aveva davvero il sapore dell’inizio di un nuovo corso politico per i centristi. E non è un caso, infatti, se poi Lorenzo Cesa, segretario Udc che di storia della Democrazia cristiana se ne intende, ha subito messo cappello su una possibile risposta all’esigenza di dare un senso alla questione morale evocata da Fini come priorità per la politica e per il Paese. “Questa – ha detto Cesa – la possiamo chiamare area di responsabilità, che nasce sulla questione Caliendo, ma che ci si augura possa continuare anche su altre questioni che a settembre-ottobre possano trovare convergenza anche su altre questioni che il Parlamento affronterà”.
Oggi quest’“area” avrà il suo battesimo politico quando gli 85 deputati finiani, dell’Api di Rutelli, dell’Udc di Casini e dell’Mpa di Raffaele Lombardo si asterranno compatti sulla mozione. La pattuglia sarà composta da 33 finiani di Futuro e Libertà, 39 dell’Udc, gli otto dell’Api e i cinque dell’Mpa. Se anche i repubblicani, come hanno preannunciato, scegliessero l’astensione, la pattuglia arriverebbe a quota 87; un gruppone davvero pesante, superiore alla Lega (che ne ha 59) e anche all’Idv (che ne ha 24). Dunque, non solo un gruppo di arditi nel nome di Caliendo che, alla fine, è davvero solo una bandiera. Lui stesso, ieri in Transatlantico, pareva rendersene conto. “C’è probabilmente tutta una strumentalizzazione politica, chi deve fare una valutazione è il governo, io devo spiegare i fatti – diceva il sottosegretario, ieri ricevuto da Berlusconi con Alfano – ho portato elementi di completa estraneità ai fatti, basterebbe accertarli. Mi aspetto una valutazione corretta delle cose che ho riferito con precisione, ma per quanto riguarda il voto, biosogna lasciare libere le persone di fare quello che vogliono”. A tal proposito, Fini non parteciperà al voto, come è prassi, ma a parere dei suoi più vicini collaboratori, il presidente della Camera avrebbe mostrato freddezza, come d’altra parte il suo sodale Bocchino, all’ipotesi di aver segnato la nascita di un’area terzista. Si tratterebbe di più, spiegano i finiani di stretta osservanza, di un’area di consultazione politica che potrà trovare nuova concretezza anche su altre questioni, in particolare su quelle legate alla Giustizia, una priorità berlusconiana anche per l’autunno dove però questo plotone di 85 “terzisti” potrebbe costituire un muro di contrasto assolutamente invalicabile. C’è chi ieri diceva, alla Camera, che la nascita del “terzo polo”, seppur solo sulla carta, impedirà di fatto al Cavaliere di mandare avanti sia il processo breve che la legge sulle intercettazioni, che ormai tutti danno per archiviata definitivamente. Inutile, poi, anche sperare che il Lodo Alfano bis, seppur incardinato al Senato, possa avere piena attuazione, nel suo iter costituzionale (quattro letture) senza neanche uno scossone; ormai, ragionavano anche alcuni berluscones, in attesa di poterne discutere questa sera con il Cavaliere in persona alla cena prevista a Roma nella splendida cornice di Villa Miani, l’unica via d’uscita sarebbero sono le elezioni anticipate. Che Berlusconi continua a minacciare, ma solo nell’ottica di impaurire i transfughi costringendoli ad un rientro nei ranghi al più presto, pena la non ricandidatura al prossimo giro.
Le preoccupazionidella Lega
Tra i deputati leghisti, poi, il verbo dal Nord pare abbia già fatto breccia: “Si voterà presto, tra ottobre e novembre” e quelli delle possibili alleanze “tecniche” per schivare le urne “sono solo sogni disperati – ha convenuto un parlamentare ben informato sui pensieri di Bossi – noi sappiamo che si va a votare presto, a ottobre, al massimo a novembre. Non si può governare con questi qui, finiani e ‘lombardiani’ dell’Mpa, che su ogni cosa aprono il mercato per contrattare… mica siamo pazzi a farci logorare giorno dopo giorno per un anno. Si va a votare e non ci saranno governi tecnici o di transizione, perchè Berlusconi farà fuoco e fiamme, pagherà (e qui fa il classico gesto di chi tira fuori i soldi dalla tasca, ndr) e alla fine avrà le sue elezioni”. Per quanto riguarda i 33 finiani alla Camera, tra i leghisti c’è una certezza: “Ci risulta che quando si arriverà ad una stretta, quella che farà paura, almeno in 9 torneranno all’ovile”.

Ma che la situazione non sia affatto serena lo dimostrava ieri un sms allarmato che circolava tra le truppe di Futuro e Libertà: “Attenzione. Se domani i finiani si astengono sulla sfiducia a Caliendo con Rutelli, Casini e Lombardo, se Berlusconi si ritrova anche con un solo voto meno dei 316 della maggioranza, sale al Quirinale”. Pare, infatti, che non tutti i nuovi finiani abbiano gradito l’esternazione sul nuovo terzo polo, tanto che Fini ci ha messo del suo per calmare gli animi mentre aleggiava nell’aria la minaccia di Cicchitto: “I parlamentari del Fli hanno una rappresentanza nel governo e dichiarano di far parte della maggioranza e il bipolarismo è autentico”. Come a dire: il Cavaliere non si farà accerchiare.

Dal Fatto Quotidiano del 04/08/2010