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di Riccardo Chiaberge | 4 agosto 2010

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Intellettuali Integrati offronsi

Aveva ragione Pangloss. Sulla scia di Leibniz, il precettore del Candido di Voltaire sermoneggiava che al mondo non c’è effetto senza causa o ragione sufficiente. Tutto è per il meglio, incluse guerre, stragi ed epidemie: “Le sventure individuali compongono il bene generale, di modo che più ci sono disgrazie particolari e più tutto va bene”. Il terremoto di Lisbona? “Non poteva essere altrove, perché è impossibile che le cose non siano dove sono. Perché tutto è bene”. La sifilide, che lui stesso si prende da una cameriera? “Era una cosa indispensabile nel migliore dei mondi, un ingrediente necessario; perché se Colombo non avesse preso in un’isola dell’America questa malattia che avvelena la sorgente della generazione e spesso la impedisce, e che è evidentemente l’opposto del gran fine della natura, noi non avremmo né cioccolata, né cocciniglia”.


L’apologia di B. a firma Berardinelli

Nella sgangherata Italia del Signor B, Pangloss ha fatto scuola. Prendete il critico Alfonso Berardinelli, per esempio, che sul Corriere del 15 luglio scriveva: “Berlusconi è andato al potere in un Paese intossicato da decenni di cattiva politica, di immobilismi politici, di ideologizzazioni politiche forsennate, di politicizzazione coattiva di tutti gli ambiti di vita. Berlusconi è la proiezione sullo schermo politico di una società italiana nuova e diversa rispetto al passato, una società nella quale alla nobiltà e serietà dell’agire politico nessuno riesce a credere più. La nuova politica che Berlusconi ha portato nel nostro sistema non poteva e non può trasmettere agli italiani niente di più di quello che gli italiani socialmente e culturalmente sono diventati in questi ultimi trent’anni, dopo la fine della Guerra fredda, dopo la crisi autodistruttiva, fra un compromesso storico immaginario e un terrorismo reale, che ha demolito la sinistra e le sue tradizioni”.

Proprio quello che insegnava Pangloss: il Cavaliere è un ingrediente necessario dell’armonia prestabilita, come la sifilide e il terremoto, l’effetto inevitabile di Berlinguer, di Bertinotti e dei “Quaderni Piacentini” (la rivista della sinistra extraparlamentare cui collaborava il buon Alfonso nei suoi scapestrati anni giovanili). E la sua politica è la migliore possibile per l’Italia di oggi. Mi verrebbe da dire: parla per te, io come tanti altri non mi sono mai intossicato di ideologie, e non sono disposto a rassegnarmi all’indecenza attuale solo per la paura di ricadervi.

Altro giro, altra corsa: Andrea Romano


Ma passiamo a un altro aspirante Pangloss: Andrea Romano, il precettore di Luca Cordero di Montezemolo, che sul Sole 24 Ore esalta il “processo di profonda democratizzazione della comunicazione televisiva italiana… la scomparsa della pedagogia, sostituita da una rappresentazione non più colpevolizzante dei desideri degli italiani così come essi sono realmente”. Il berlusconismo… continua il maestrino ex Einaudi, “ha rivoluzionato la nostra politica, attraverso un unico imperativo rivolto agli italiani: ‘Guardatevi allo specchio ed esultate. Perché siete finalmente autorizzati a piacervi così come siete’… un messaggio di esaltazione anti-pedadogica della natura degli italiani”. Un’emancipazione degli “spiriti animali della nazione”, conclude Romano, che rende “obsoleta qualunque politica che insista sui tasti della pedagogia e del ‘dover essere’”.

Insomma, per fortuna che Silvio c’è stato. Dovremmo essergli grati per avere “democratizzato” la cultura, per aver riconciliato gli italiani con la loro natura, con i loro spiriti animali. È stata la sifilide che ci ha portato il cioccolato, il migliore dei mondi possibili. Del resto, anche autorevoli politologi come Angelo Panebianco e Stefano Folli vanno ripetendo da anni che senza il signore di Arcore non avremmo il bipolarismo, e perciò che motivo c’è di lamentarsi? “Le cose non possono essere altrimenti, tutto è necessariamente per il miglior fine”.

La natura degli italiani, dunque. Ma di quali italiani stiamo parlando? L’italiano che Berlusconi ha più che sdoganato, santificato ed elevato a modello, non è l’italiano medio, ma quello al di sotto della media, sul piano etico e civile prima che culturale. Gli Anemone, i Briatore. Insomma, i peggiori. È a questi “spiriti animali” che il Cavaliere ha lisciato il pelo, facendo loro credere che la modernizzazione del paese e l’uscita dalla crisi finanziaria internazionale si potessero ottenere senza sacrifici, continuando ad arraffare e ad evadere le tasse, passando il cerino acceso ai già tartassati. E la sinistra – chiamiamola opposizione – si prende una batosta dietro l’altra non perché antipatica ed elitaria (secondo il frusto teorema di Luca Ricolfi) ma perché ha inseguito l’avversario sul suo stesso terreno, della commistione tra affari e politica (“abbiamo una banca!”), invece di offrire alle giovani generazioni una via d’uscita dalla fogna dell’esistente, una speranza, un sistema di valori, una “narrazione” alternativa.

Personalmente, quando mi guardo allo specchio non ci vedo Lele Mora. Non mi assomiglia, non perché io mi ritenga migliore, semplicemente perché quello appartiene a una tribù aliena in cui non mi riconosco: e con me milioni di persone perbene, non una camarilla di spocchiosi intellettuali.

Sarò affetto da obsoleto pedagogismo, ma se avessi una figlia ventenne preferirei che facesse la volontaria per Emergency o per Medici senza Frontiere, magari la suora comboniana piuttosto che la velina in carriera sui divanetti di Raiset. O vogliamo lasciare il monopolio del “dover essere” a monsignor Fisichella?

Last but not least, per restare in tema di maestri, sull’ultimo numero di Panorama Sandro Bondi benedice i conformisti. L’estinzione degli intellettuali d’Italia di Pierluigi Battista (Rizzoli), esaltando gli “uomini di pensiero… che non si sono mai piegati e non si piegano alla schizo-ideologia”. Un ministro con la schiena dritta, tranne quando è curvo sugli amati libri. Come dice Pigi Pangloss, avevamo bisogno di quegli odiosi intellettuali di sinistra per meritarci un Bondi. Tutto è bene, la cultura è finalmente democratizzata, tutto va nel miglior modo possibile.

da il Fatto Quotidiano del 4 agosto 2010

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