Oggi il nostro viaggio all’interno della musica ci porta direttamente in Sicilia dove andiamo a conoscere insieme con Giuseppe Pipitone una band davvero molto particolare e interessante: signore i signori i Sandro Minà B.B.

Durante la settimana vestono in giacca e cravatta, vanno a letto presto e incarnano alla perfezione il ruolo di giovani avvocati con la testa sulle spalle. Valigette di pelle con dentro il codice civile e quello penale, camicie bianche e inamidate, serate passate a guardare la televisione. Tutto questo fino al venerdì. Poi avviene la metamorfosi del week end.

Lasciano a casa cravatta e valigetta e le sostituiscono con una bombetta e la chitarra, con fantasiosi papillon e bellissime fisarmoniche. Dal 2004 i Sandro Minà B.B. hanno dato una nuova spinta alla scena musicale siciliana. Sono partiti dalla parte più occidentale dell’isola, e hanno fatto ballare anche la gente curiosa del Teatro Massimo.
Già il nome è una dichiarazione d’intenti: Sandro Minà è un amico immaginario creato in una serata in cui il vino rosso doveva scorrere a fiumi. I B. B. (boy band , ma l’acronimo si presta anche ad interpretazioni decisamente più volgari) sono invece loro: l’avvocato Mauro Terranova alla batteria, l’avvocato Sandro Ammoscato al basso, l’avvocato Mauro Ruisi alla voce e alla chitarra acustica e l’aspirante avvocato Domenico Surdi alla chitarra elettrica.

Un’unica passione giuridica che sul palco si trasforma chissà come in un centrifugato di stili che abbraccia oltre mezzo secolo di musica: dal jazz, al pop, al rock classico fino alla world music, il tutto dosato con una dose esagerata d’ironia.
“Siamo una band erotico sentimentale” è il biglietto da visita che declama Mauro Ruisi (neanche si trattasse di un’arringa) all’inizio di ogni concerto. E molti brani della band, in assenza di un vero genere d’appartenenza vanno per forza etichettati così. Loro la chiamano collage music, stile che ovviamente non esiste, ma nella realtà si traduce in un misto tra Frank Zappa, Renato Carosone, Paolo Conte e Vinicio Capossela, oltre a certe fughe in solitaria della Stratocaster di Domenico Surdi che ricordano da vicino i mitici Radiohead.

Un punto fermo nel repertorio della Sandro Minà è la personalissima variazione del classico neomelodico napoletano, genere popolarissimo nei quartieri palermitani, che i musico-giuristi riempiono di ironici riferimenti siciliani, in una sorta di satira territoriale. Memorabile il concerto nel quartiere popolare del Ballarò a Palermo, in cui alla fine si è messo in scena un’improponibile accompagnamento ad un locale cantore di musica napoletana. Performance che ha procurato risate a non finire. Ma oltre al non sense e alla comicità appare chiara la volontà di raccontare le mille contraddizioni della terra siciliana. Canzoni come Il Boss, che è una declamazione in prima persona di odierno capomafia, rappresentano una graffiante stoccata all’aura d’impunità che circonda, ancora oggi, il mondo della criminalità organizzata. Nonostante le difficoltà dovute alla proverbiale lontananza della Sicilia dal resto del mondo, i Sandro Minà hanno iniziato a scalare le prime vette. Hanno partecipato alla trasmissione radiofonica Barracuda su Radio 2 e hanno pubblicato il loro primo album, Beauty Center, che è praticamente andato a ruba, anche tra gli ascoltatori occasionali.

Forse il segreto dei Sandro Minà sta proprio nei rapporti con il pubblico, che ad ogni concerto diventa sempre più numeroso ed entusiasta. Ma del resto l’ottimo rapporto con i clienti non è anche la regola principale per ogni buon avvocato?