Le immagini che arrivano dal Golfo del Messico  sono una metafora perfetta, la viva rappresentazione di un suicidio collettivo del quale non abbiamo alcuna consapevolezza. Se i disastri ambientali non ci riguardano personalmente o così da vicino che quasi si possono toccare preferiamo rifiutarli, allontanarli, guardarli come qualcosa di lontano che è «altrove». Questo banale meccanismo di difesa non fa che accentuare la nostra debolezza e toglie ogni sguardo ad una prospettiva che non è solo nostra, ma globale.

Ai mari e agli oceani abbiamo dato per comodità nomi differenti, Pacifico, Indiano, Atlantico, Mediterraneo, così come a terra ci siamo divertiti a creare dei confini (acque territoriali, zone economiche esclusive etc) per poterne sfruttare meglio risorse, ma abbiamo dimenticato che il mare è uno solo, ciò che accade a migliaia di miglia di distanza ha conseguenze dirette anche di fronte al nostro lido balneare o alla prua dello yacht che pare essere l’unica prospettiva che davvero interessa specialmente d’estate. Noi mangiamo quotidianamente il pesce che arriva da ogni angolo d’acqua del globo e le correnti distribuiscono equamente l’immondizia che gettiamo in mare. Ce n’è per tutti!

Gli oceani si difendono creando grandi «isole» come nel caso dell’inquinamento da plastica, (n.d.r. ne abbiamo già parlato in un altro post), ma nel caso del Golfo del Messico la marea nera continuerà lenta ad avanzare così come mostrano alcuni studi oceanografici  a maggio lambirà le coste a sud della Florida, nel canale d’acqua che le separa da Cuba dove Hemingway ha ambientato «Il vecchio e il mare». Da lì come in un gigantesco treno, la corrente del Golfo la porterà sino in Atlantico, disperdendola, ammantandone i fondali.

E così avverrà per il recente disastro in Cina a Dalian  per lo scoppio di una grande raffineria costiera che sta devastando l’ambiente e di cui pochi parlano, è difficile trovare immagini anche sul web grazie alle leggi bavaglio dell’informazione che vorremmo importare (sic!) anche in Italia.

La soluzione è una sola acquisire conoscenza e nuova consapevolezza di che cosa è il mare e di cosa sta accadendo, a chi abbia voglia di approfondire consiglio il libro di Rachel Carson (biologa e scrittrice americana 1907 – 1964) pubblicò The sea around us (Il mare intorno a noi) una vivida rappresentazione delle dinamiche marine, dai giochi delle correnti ai canyon sommersi, il racconto si basa su dati e ricerche scientifiche, ma allo stesso tempo è appassionante e a tratti “lirico” nelle descrizioni.

L’attualità delle sue parole è straordinaria, (la scrittura di Rachel Carson non ha tempo, è divenuta una delle fondatrici dei movimenti ecologici, grazie anche alla sua ultima opera Silent Spring – Primavera silenziosa – che provocò la messa al bando del DDT in agricoltura), negli anni Cinquanta già scrive: «Credo fermamente che in queste generazioni dovremo scendere a patti con la natura: l’intera umanità si trova di fronte a una sfida mai verificatasi prima, e in questa sfida dobbiamo provare la nostra maturità e la nostra capacità di controllare non la natura, ma noi stessi».