E così la Corte d’Appello di Genova, ribaltando la sentenza di primo grado, ha condannato anche i vertici della polizia per le violenze e i falsi atti compiuti durante la sciagurata irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001.

Nonostante siano passati nove lunghi anni, il ricordo di quegli eventi è ancora ben vivo in chi, come il sottoscritto, era a Genova in quegli afosissimi e folli giorni. E oggi, con questa decisione, finalmente possiamo respirare un po’ della tanto sospirata e invocata giustizia.

Il tribunale ha sancito che oltre agli agenti impegnati nell’operazione anche i vertici della polizia di stato erano lì, hanno visto, ma non hanno fatto nulla. Hanno visto il bagno di sangue e non hanno fatto nulla. Hanno visto le false bombe molotov e non hanno fatto nulla. E per questo dovranno pagare.

Anche dopo questa sentenza rimangono dentro comunque tanto sconcerto, rabbia e tristezza a ripensare a quei tre giorni. Le violenze alla Diaz sono state la punta di un iceberg. Per tre giorni, come documentato da centinaia e centinaia di video e fotografie, le forze dell’ordine hanno sistematicamente dato vita a pestaggi d’inaudita violenza nei confronti di inermi manifestanti. A Genova i diritti vennero meno, furono sospesi, col pretesto della sicurezza. Sortendo esattamente l’effetto contrario, quello voluto: disordine e violenta repressione.

I falsi atti da parte della polizia a Genova non si limitarono all’introduzione delle false bottiglie molotov nella scuola Diaz. Quante volte, da venerdì a domenica, i manifestanti hanno visto gruppi di blackblock parlottare a tu per tu con i poliziotti, da quanti ambigui furgoni si distribuivano mazze e bastoni sotto gli occhi di altrettanto ambigui individui normalmente abbigliati? Torna alla mente uno dei messaggi del Guzzanti-massone del caso Scafroglia: “chi fa il blackblock non fa il poliziotto, ripeto: chi fa il blackblock non faccia il poliziotto, che a Genova avete fatto un gran casino”.

Purtroppo siamo consapevoli che di tutto questo non avremo mai giustizia. Non vedremo mai al banco degli imputati né quegli agenti che hanno ripetutamente fracassato a colpi di manganello teste di ragazzi che alzavano le mani in segno di resa, né chi pensò di portare ulteriore disordine rimpolpando le frange dei violenti con tanti altri falsi picchiatori mascherati.

Dopo il G8 di Genova e i tanti episodi di gratuita violenza che in questi nove anni hanno visto coinvolte le forze dell’ordine, dalle quali i cittadini dovrebbero sentirsi protetti e non terrorizzati, nulla è stato fatto dalle istituzioni per prevenire tali eventi.

Sia i governi Berlusconi sia quelli del fintocentrosinistra si sono guardati bene dal prendere anche un semplice ma efficace provvedimento come quello di indicare ciascun agente operante in piazza con un bel numero d’identificazione stampato sul casco d’ordinanza.

Un semplice numero, visibile a tutti, che servirebbe a frenare le pulsioni più violente di chi, in divisa, si sente ancora oggi libero di sfogare impunemente il suo sadismo con qualche bella manganellata ingiustificata, contando su di un anacronistico anonimato.