di Marcello Ravveduto

Olbia, 28 novembre 2009, vertice Enac. Silvio Berlusconi sale sul palco, prende la parola compiendo la solita magia comunicativa, ovvero minimizzare con le sue qualità di animatore da nave di crociera una delle piaghe più gravi del nostro paese: e così le mafie diventano un argomento sul quale fare della facile ironia e raccattare un po’ di applausi da un uditorio che pende dalle sue labbra.

Prima di concludere con una barzelletta sul silenzio omertoso dei siciliani – tirando in ballo addirittura il povero Einstein – il premier giunge allo zenit dello show con una frase che sintetizza il suo modo di interpretare la lotta alla criminalità organizzata: «Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che vanno in giro in tutto il mondo a farci fare una bella figura giuro li strozzo».

La reazione di Michele Placido, protagonista delle prime quattro serie de La Piovra nei panni del commissario Cattani, è secca e diretta: «si dovrebbe autostrozzare perché Il capo dei capi (una fiction televisiva su Salvatore Riina) è un prodotto di Canale 5». Remo Girone, che nelle successive serie sarà l’antagonista mafioso dei funzionari di polizia che sostituiranno il deceduto Cattani, risponde alla provocazione con una tagliente ironia: «Se Berlusconi mi vuole strozzare son qui che lo aspetto. Quale onore essere minacciati da lui». Ai due attori si unisce lo scrittore Carlo Lucarelli che coglie il senso profondo del messaggio berlusconiano: «Ci dispiace molto di far fare una gran brutta figura all’Italia, cercando di aprire gli occhi su quello che ci circonda».

Si tratta dell’ennesima battuta? No, visto che il noto showman si è ripetuto nell’aprile 2010 in sede di conferenza stampa, chiamando in causa direttamente Saviano e il suo Gomorra: «Serie tv come La Piovra e libri comeGomorra fanno cattiva pubblicità all’Italia nel mondo, promuovendo la mafia».

Nel frattempo il 15 dicembre 2009, a Napoli ventitré scrittori dopo uno scambio di mail si sono incontrati per dare una risposta civile al “parrucchino” più famoso d’Italia. C’è allegria ma questo non vuol dire che non ci sia preoccupazione. Accalcati in una stanza stretta e buia, quattro sedie e una scrivania, giornalisti, ricercatori, volontari, narratori, tutti precari ma determinati, si guardano negli occhi senza parlare. Ognuno ha il suo percorso di scrittura contro le mafie. Qualcuno sbotta: «Che si fa?» La risposta è immediata e contemporanea: «Bhè, allora dovrà Strozzarci tutti!».

Sorge, allora, l’esigenza collettiva di sottoscrivere un manifesto per diffondere attraverso la scrittura il virus della resistenza antimafiosa. Il confronto ha avvicinato le posizioni perché l’obiettivo era ed è più importanti dei singoli.

Qual è l’obiettivo? «Svelare la complessità del radicamento criminale ed impedire alle mafie di incidere sulla collettività distorcendo la realtà. Reagire alla rassegnazione del binomio stato/mafie, raccontare come e perché la criminalità organizzata sia entrata nel corpo vivo del paese adattandosi in modo liquido a modelli differenti di organizzazioni, territori, economie e sistemi sociali».

Così mi sono ritrovato ad essere uno degli “scrittori da strozzare” a cui non interessa essere pro o contro qualcuno ma solo raccontare storie di ordinaria mafiosità. L’idea collante è la redazione di un’antologia che contamini i saperi e le conoscenze. Ci domandiamo: Chi potrebbe sostenere un’opera collettiva di questo genere? Punto di riferimento immediato diventa Marco Travaglio e suo tramite Francesco Aliberti. Il progetto a loro piace.

A mano a mano che l’antologia cresce, ed aumenta il sostegno di Marco e Francesco, ci rendiamo conto di dover congiungere il nostro percorso ad altri compagni di strada. Così, mentre redigiamo il testo cartaceo contenente 18 saggi divisi in due sezioni – Mafie Quotidiane e Mafie Interpretate – contenenti 9 saggi ognuna, realizziamo che è giunta l’ora di affrontare, insieme agli amici de Il Fatto Quotidiano on line, la navigazione virtuale per partecipare alla campagna dei blogger a sostegno della libertà di stampa e contro ogni bavaglio.

Il resto è storia di questi giorni, la nostra apparizione sul web, gli articoli di lotta civile, lo scambio di riflessioni con nuovi amici, l’intesa con Il Fatto Quotidiano.
Oggi presentandoci agli internauti possiamo dire che Strozzateci tutti è un’antologia sulle mafie – in libreria da settembre anche in formato e-book – ma anche un blog/collana editoriale. La multimedialità (foto, video, docu-film, inchieste, saggi, commenti, riflessioni estemporanee, forum comunitari, e-book), consentirà alla specificità di un linguaggio di affrontare il dettaglio, viverlo senza distaccarsene.

Siamo una voce, tra le voci, che non urla, né spettacolarizza il dolore. Non abbiamo fretta di imporci per dimostrare di sapere, piuttosto vogliamo confrontarci per rispondere ai molti dubbi e alle tante domande che ci assillano. La nostra forza è il collettivo, il sentirsi squadra, il cammino comune che rifiuta gli assunti professorali o taumaturgici e che si plasma nella diversità e nell’incontro. Oggi più che mai è necessario affrontare il tema delle mafie costruendo un’asse di continuità tra cultura analogica e digitale. La mentalità mafiosa sta invadendo anche i social network (Youtube, Facebook) con l’esposizione di testi, video, immagini e suoni che alimentano nel circuito virtuale un giustificazionismo qualunquistico che dobbiamo contrastare. Come ha scritto Marco Travaglio, nella prefazione di Strozzateci Tutti, l’unione fa la forza e noi siamo qui, tra i tanti, a tendere le nostre mani.

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