I familiari dei soldati americani uccisi in Iraq e in Afghanistan stanno subendo una colossale truffa “legalizzata” da parte di quelle compagnie assicurative che sono responsabili della gestione delle polizze vita dei militari. Lo rivela in esclusiva l’agenzia Bloomberg che ha pubblicato i risultati di un’inchiesta di David Evans. La vicenda ha svelato i dettagli di un sistema infallibile. Misteriosi extra profitti capaci di riempire le casse delle compagnie escludendo al contempo i parenti delle vittime. Un metodo, ha evidenziato Bloomberg, che risulta tuttora efficace grazie anche alle carenze legislative e regolamentari che caratterizzano il settore assicurativo Usa.

Il meccanismo si basa su un inganno lucido e collaudato. Proprio come quello subito dalla 52 enne Cindy Lohman, un’infermiera di Great Mills, Maryland. Nell’agosto del 2008 suo figlio Ryan perde la vita in Afghanistan lasciando ai suoi familiari la liquidazione della sua assicurazione sulla vita: 400 mila dollari. Distrutta dal dolore, Cindy non ha certo voglia di valutare il modo migliore per impiegare la cifra. Non vuole toccare il denaro che le spetta, preferisce lasciarlo “in deposito”. E’ probabile che la Prudential Financial, la compagnia che gestisce le polizze presso il Department of Veterans Affairs, contasse proprio su questo.
A due settimane dalla morte di Ryan, la Lohman riceve una lettera e un libretto degli assegni. Scopre che la liquidazione è stata trasferita su un cosiddetto retained-asset account, un conto soggetto a interesse, e che potrà essere ritirata in ogni momento. Tutto nella norma, ma quando Cindy prova ad utilizzare parte della somma, gli assegni vengono sistematicamente rifiutati. Il motivo? Semplice. I soldi non sono direttamente disponibili in quanto non presenti, materialmente, su un normale conto bancario. In attesa di restituirli, la compagnia li aveva investiti sul mercato ottenendo un rendimento netto del 4,8%, quasi cinque volte tanto l’interesse premio (1%) versato sul conto.

Ma la beffa non finisce qui. Essendo escluso dal circuito delle banche, quel denaro non può nemmeno essere coperto dalla Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), l’ente federale di garanzia sui depositi. Se una serie di investimenti sbagliati avessero trascinato la Prudential alla bancarotta, la famiglia di Ryan si sarebbe trovata senza un centesimo.
La Prudential, ovviamente, non è l’unica compagnia abituata a perpetrare il raggiro. Il colosso MetLife, specializzato nelle polizze del personale civile federale, ha creato un conto dal nome apparentemente rassicurante: Total Control. I beneficiari delle polizze ricevono un interesse premio dello 0,5% annuo, una miseria anche rispetto al tasso abitualmente applicato dagli istituti di credito. La cifra complessiva depositata sui conti delle compagnie assicurative si aggira sui 28 miliardi di dollari e non c’è dubbio che i ritorni generati dal sistema siano potenzialmente enormi. Il solo ramo delle assicurazioni sulla vita controlla negli Usa circa 300 milioni di polizze gestendo, contemporaneamente, assets complessivi per 4.600 miliardi di dollari.
Secondo alcuni economisti, il sistema dei conti violerebbe una norma risalente al 1933 che impedisce a qualsiasi soggetto di accumulare depositi di tipo bancario senza autorizzazione federale. Ad oggi, tuttavia, le compagnie non sono state trascinate in tribunale e, nel contesto attuale, possono contare su un’ampia libertà di movimento. La maxi riforma finanziaria firmata da Barack Obama lo scorso 21 luglio, non contiene alcuna norma sulla gestione delle liquidazioni assicurative. La Fdic, contemporaneamente, continua a non avere alcuna responsabilità nella copertura del denaro. Un’informazione che nei contratti delle polizze, ovviamente, non compare mai