Il “Fatto quotidiano” dello scorso 27 luglio mi dedica un’attenzione che va oltre ogni aspettativa – e di ciò ringrazio – ma, al contempo, ricostruisce una verità distorta che merita precisazioni almeno pari al risalto che si è voluto dare a fatti non sempre riportati con precisione e veridicità storica.

La richiesta di durata quinquennale del mandato di rettore, non rinnovabile, era già ampiamente contenuta nel mio programma elettorale, approvato a larghissima maggioranza dall’Ateneo, e contiene una verità inoppugnabile: è la prima volta che un rettore riduce il tempo di permanenza potenziale nella carica e lo fa per portare avanti, senza condizionamenti di sorta, un processo di riforma del sistema che, già adesso, sta consentendo di ripristinare l’equilibrio di bilancio dell’Ateneo, di ridurre il numero dei dipartimenti e di affermare il valore delle regole, proprio per evitare quelle degenerazioni che il giornale stigmatizza. Non vorrei che, ad alimentare simili sospetti, sia proprio chi ritiene di mantenere improponibili privilegi.

Il rettore e i presidi – fino ad oggi rinnovabili per due mandati di durata triennale e, da qui in avanti, obbligati ad un solo periodo quinquennale – potranno attivare veri processi di risanamento e cambiamento, senza porsi il problema di accontentare, o scontentare, la propria base elettorale. Ad ogni buon conto, è previsto il sistema della sfiducia nel caso in cui il corpo elettorale non approvi l’eventuale permanenza in carica per il biennio aggiuntivo.

Né è previsto dalle variazioni di statuto, approvate con un solo voto contrario dal Senato Accademico (composto anche da studenti e rappresentanti del personale, oltre che da presidi e docenti), il prolungamento del mandato degli attuali presidi oltre il limite massimo di sei anni: evidentemente, l’articolista ha preso un grosso abbaglio ipotizzando il prolungamento nella carica dell’attuale preside di Medicina (non rieleggibile), il cui rinnovo avverrà entro il prossimo ottobre.

Non mi risulta che nessuna delle famiglie accademiche, alle quali si fa riferimento nell’articolo, né altre abbiano generato ulteriori filiazioni nel biennio trascorso dal mio insediamento; parimenti gli atti dell’Ateneo escludono tassativamente che la dott.ssa Chiarelli, moglie dell’ex governatore Cuffaro, sia ricercatrice presso l’Università degli Studi di Palermo. Sul tema, così come su tutto il resto, attendo puntuali e documentate smentite.

Ancora, dovrebbe essere noto all’informato articolista che l’attuale direttore amministrativo è stato valutato, a suo tempo, da un’apposita commissione del Consiglio di Amministrazione e che lo stesso non risultò vincitore della selezione: egli subentrò a seguito di successiva rinuncia del suo predecessore, che aveva prevalso nella valutazione collegiale di merito. Se avessi dovuto ordire un così raffinato e complicato piano per reclutare amici di questo o quell’uomo politico, al mio cospetto impallidirebbe perfino Richelieu.

E’ poi purtroppo, una “non notizia”, almeno in Italia, quella relativa all’appartenenza politica dei direttori generali delle Aziende ospedaliere, quale è anche il Policlinico di Palermo: al riguardo, è appena il caso di rilevare che, ai sensi del decreto legislativo 517/99, la nomina è di competenza della Giunta regionale di governo e, pertanto, con riferimento all’ingegnere Mario La Rocca, eventuali chiarimenti in materia dovrebbero essere prioritariamente rivolti al Presidente della Regione e al competente Assessore che sono tenuti a sentire, ma non ad “ascoltare”, il rettore.

Ancora, mi sia consentito respingere, con dati di fatto, un’inaccettabile affermazione e cioè che, da Assessore regionale per la Sanità (luglio 2006 – marzo 2008), avrei lasciato “un buco spaventoso” nei conti della sanità siciliana: la Sezione di controllo della Corte dei Conti per la Regione siciliana, nella sua audizione del 12 maggio 2010 presso la Camera dei Deputati, ha esplicitamente dichiarato che, a partire dal 2007, “il tasso di crescita della spesa sanitaria si è ridotto e i risultati si sono rivelati migliori rispetto agli anni precedenti”. In particolare, le tabelle accluse al verbale dell’audizione riportano che, nel 2007, il deficit sanitario regionale scende da 932 milioni/€ a 573 e, nel 2008 (ancora parzialmente ascrivibile alla mia gestione), a 261,5.

Non è un caso se, proprio in quell’epoca, la Sicilia si dotò di un piano di rientro che trovò il consenso del Governo Prodi e consentì alla Regione di rispettarne le previsioni, evitando quel commissariamento che non ha risparmiato, per esempio, i sistemi sanitari di Lazio e Campania.

Infine, concordo con l’estensore dell’articolo sul ritardo di emanazione del codice etico dell’Università di Palermo: esso è stato predisposto, da oltre sei mesi, da una commissione di saggi ed è, da qualche tempo, all’esame della competente commissione istruttoria del Senato accademico.

Conclusivamente – nel rassicurare che nessun amico, per quanto autorevole, mi ha promesso alcun fulgido futuro politico – ho piena coscienza di operare nel pieno rispetto dell’istituzione che rappresento, sapendola tenere ben lontana dai condizionamenti e dalle lusinghe della politica che è cosa diversa da quell’università che la stessa politica dovrebbe ulteriormente sostenere nell’interesse dei giovani e del futuro del Paese.

Prof. Roberto Lagalla

Rettore dell’Università degli Studi di Palermo

Prendiamo atto delle precisazione del Rettore dell’Università di Palermo, Roberto Lagalla. Le ambizioni politiche del Magnifico Rettore sono note a tutto l’Ateneo. E’ chiaro che, come in tutti gli altri casi degli Atenei italiani, la modifica dello Statuto ha motivazioni formali ineccepibili. Ci mancherebbe altro! Il Rettore Lagalla dovrebbe poi rivolgere i meriti che reclama sulla riduzione del deficit della sanità all’attuale governatore della Sicilia Lombardo e all’assessore alla Sanità Massimo Russo. E’ cronaca, infatti, che il rischio di commissariamento della sanità siciliana da parte del Governo Berlusconi, è stato scongiurato solo agli inizi del 2010. Nel 2007, primo anno di realizzazione del piano di rientro, non si era attuata alcuna misura prevista dallo stesso piano. Ha ragione il Rettore nel precisare che la dottoressa Chiarelli non è ricercatrice dell’Ateneo di Palermo. Infatti, la stessa ha vinto il concorso presso l’università Kore di Enna. Senza dubbio con merito. Anche se appare quantomeno un caso di conflitto d’interessi il fatto che della Commissione facesse parte un autorevole professore ordinario del Dipartimento di radiologia della Facoltà di Medicina di Palermo. Lo stesso dipartimento presso cui presta la sua attività di dirigente medico la dottoressa Chiarelli.

Gaetano Pecoraro