Le recenti inchieste sulla c.d. P3 stanno facendo emergere un panorama di corruzione ed una rete criminale di spessore tale da poter interferire con le istituzioni repubblicane, magistratura compresa.

Di questo ci aveva già avvertiti, tempo addietro, un simpatico PM napoletano, allora in servizio presso la Procura di Catanzaro, tale Luigi De Magistris, poi oggetto di procedimenti disciplinari, incompatibilità ambientali e delegittimazioni varie, di intensità e frequenza che raramente si sono viste nel nostro Paese.

Il suo stesso destino è poi toccato a chi su quei fatti, per competenza territoriale, ha dovuto indagare: i colleghi della Procura di Salerno.

Il tutto nel silenzio dell’Associazione Nazionale Magistrati (e dei suoi vertici). Di quella stessa ANM, cioè, che oggi rivendica chiarezza e si fa interprete e paladina della questione morale dei giudici. Ma la curiosa inversione di ruoli non si ferma qui. Oggi, infatti, alcuni tra gli accusatori dell’ex giudice risultano proprio tra coloro che sono interessati dalle attività del poco commendevole sodalizio.

Quello che fa più rabbia, in tutta la vicenda, è che ciò che ha detto anni prima De Magistris, oggi lo dicono in molti, cavalcando l’onda della convenienza ed approfittando di un momento in cui parlare apertamente di massoneria deviata e poteri occulti non espone ad eccessivi rischi. Solo pochi mesi fa, al contrario, un micidiale miscuglio di pavidità, meschinità e mancanza di coraggio (che ha coinvolto molti), insieme a forme di connivenza e collusione (di pochi, ma forse neanche troppo pochi), hanno determinato l’isolamento di colui che aveva per primo capito i meccanismi della nuova massoneria deviata (e la sua esistenza).

È accettabile tutto questo?

L’isolamento e la “punizione” dei magistrati scomodi non è un fenomeno nuovo: basti pensare alla mancata nomina all’ufficio istruzione di Giovanni Falcone, all’isolamento istituzionale che ha portato alla morte di Paolo Borsellino, alle leggi di cui è stato vittima Giancarlo Caselli, quando era il candidato destinato in pectore per la Direzione Nazionale Antimafia.

Per fortuna l’Italia è un Paese più attento di quel che si pensa, e De Magistris è diventato parlamentare europeo riportando in assoluto il maggior numero di voti. Ma chi lo ripagherà della sua carriera distrutta, dell’essersi dovuto dimettere, dell’aver dovuto cambiare quella vita professionale che aveva scelto e vissuto con tanti meriti?

Credo che in molti debbano oggi delle scuse ad un Magistrato che ha cercato, a caro prezzo, di servire le Istituzioni, e che è stato ripagato con attacchi, umiliazioni, illazioni. Questo addirittura a prescindere dal fatto che si condividano o meno le sue attività investigative (che a quanto pare cominciano a trovare importanti ed ulteriori conferme…): il mero fatto di averlo lasciato solo rende già colpevoli di ciò che è potuto (e non sarebbe mai dovuto) accadere ad un PM in prima linea.

Mi piace almeno pensare che oggi, da Bruxelles, quell’ex PM si stia godendo questo ulteriore episodio del solito teatrino italiano…