Emergency ha riaperto stamattina l’ospedale di Lashkar-gah in Afghanistan. Dopo che le autorità afgane hanno garantito autonomia totale alla ong. Il centro chirurgico era stato chiuso più di tre mesi fa, dopo l’arresto di tre volontari italiani, poi risultati innocenti dall’accusa di collaborare con i talebani.

“Una delle condizioni che ha permesso la riapertura dell’ospedale è proprio il riconoscimento da parte delle autorità afgane della totale innocenza di Matteo Dell’Aira, Marco Garatti, Matteo Pagani e dell’intera organizzazione di Emergency rispetto alle accuse di aprile – ha spiegato il presidente Cecilia Strada, durante la conferenza stampa di oggi a Milano -. L’altro elemento che ha giocato un ruolo fondamentale è stata la pressione delle autorità locali. La popolazione aveva perso un luogo di cura fondamentale e gratuito: l’80% dei letti ospitava bambini sotto i 14 anni. Solo pochi feriti possono arrivare all’ospedale di Kabul”.

“La struttura è già operativa –  ha detto il fondatore di Emergency Gino Strada, in collegamento telefonico dall’Afghanistan -. Abbiamo ricevuto le scuse ufficiali del governo afgano e, inoltre, possiamo tornare senza condizioni. Il Governatore ha assicurato che Emergency potrà continuare a operare senza controllo militare, in modo autonomo. Abbiamo ritrovato tutto il nostro staff, l’ospedale era insabbiato, ma non è stato toccato nulla”. Un team composto da un chirurgo, due infermieri e un logista internazionale e da 140 afghani, tra personale medico, amministrativo e ausiliario, ha ripreso possesso dell’ospedale, al termine di una lunga trattativa, di cui Strada ripercorre le tappe in un’intervista a PeaceReporter.

Nella conferenza stampa, il fondatore di Emergency ha anche commentato il contenuto dei dossier sull’ Afghanistan resi pubblici da Wikileaks che tirano in ballo anche la ong italiana, definendola “insopportabile” per gli Stati Uniti: “Dicevamo che con noi si tentava di eliminare un testimone scomodo e ora questa fuga di notizie ci dà ragione. Aver scoperto di essere sotto osservazione non è una grande sorpresa”. Secondo Cecilia Strada, parlare di un collegamento diretto fra il ruolo scomodo della ong e l’arresto dei volontari “sarebbe di una gravità inaudita. Non mi piace pensarla in questo modo e non voglio usare la parola complotto, ma è anche vero che non ci sono tante chiavi di lettura e questa sarebbe una di quelle, è una possibilità che viene in mente a tutti”. Alla domanda se la guerra in Afghanistan sia persa, Cecilia Strada ha risposto: “Per me le guerre sono tutte una sconfitta. E di questa, tutti gli analisti dicono che il problema non è più come vincere, ma a chi dare la colpa della sconfitta. La guerra è un boomerang, ti torna sempre indietro”.

di Chiara Avesani e Luigi Franco