“Non ho mai scaricato una persona per bene come Dell’Utri”. L’invito a dimissioni rivoltogli da Fini è stato “una brutta richiesta”. E “non vedo nessuna argomentazione che possa indurmi a dimettermi” da coordinatore del Pdl. Il commissariamento del credito cooperativo fiorentino “è un atto dovuto” ma dalla banca “non manca un soldo, è solida, tutte le cose fatte sono garantite e nessuno rischia niente”. Denis Verdini si difende in conferenza stampa da tutte le accuse rivoltegli e ribatte punto per punto agli addebiti dei pm titolari dell’inchiesta sulla nuova P2 che lo vede indagato. E si toglie qualche sassolino dalle scarpe ribattendo a Bocchino e Fini, in particolare. Dal primo, dice Verdini, “non accetto nessuna lezione perché chi parla di presunta legalità dovrebbe essere ineccepibile, lindo e trasparente. Mi ricordo che il Pdl si è stretto intorno a lui quando fu al centro di un’inchiesta per cui il gip aveva chiesto anche l’arresto”. Mentre in merito alle dichiarazioni del presidente della Camera, il coordinatore del Pdl, Verdini si dice “dispiaciuto” che “in forma generica non mi abbia tutelato. E’ brutto che il tutore delle Camere e terza carica dello Stato, mentre un rappresentante della Camera viene interrogato, chieda le proprie dimissioni in forma generica e senza aspettare l’esito” delle indagini”. E comunque, aggiunge, se “uno si non si trova bene e ritiene che le cose non funzionino nonostante i risultati è una sua decisione”. Quindi i finiani se non stanno bene nel Pdl se ne vadano.

Verdini non ha invece spiegato la sua posizione relativamente alla nuova P2. Anzi, il coordinatore del Pdl, ha dichiarato di non saperne nulla. “Non ho mai saputo nulla né conosco le attività e le finalità, né sono mai stato contattato da qualcuno”. Secondo Verdini la situazione in cui si trova è “paradossale” perché “non ho mai saputo nulla di una associazione”.  La nuova P2 “è inesistente” e le indagini, secondo Verdini, rischiano di essere “pericolosissime per la democrazia. Non per il senso che si sta dando in questi giorni all’inchiesta ma per quello che il Paese ha già visto con la P2. Per il coordinatore del Pdl, infatti, il rischio è che possa accadere quanto già visto con l’associazione guidata da Licio Gelli, “con tanta gente finita dentro le indagini e poi assolta dalle sentenza della magistratura”.

Una difesa a 360 gradi quella di Verdini. E definisce “3P” le tre procure che stanno indagando su di lui per tre inchieste diverse. “Questa è la P3”, dice in conferenza stampa. E tiene a sottolineare il suo rapporto di amicizia con Marcello Dell’Utri. “Non ho mai scaricato Dell’Utri che è una persona per bene. Non c’è nulla da scaricare e sicuramente io non scarico l’amicizia”, ha detto. “Lo voglio dire chiaramente, non c’è niente da scaricare perché non c’è nessun fatto. E’ una cosa che non capisco e voglio chiarire in onore dell’amicizia che ho con Dell’Utri. Lo ripeto, non c’è nulla da scaricare”.

Ai giornalisti che gli rivolgono le domande, riportando le contestazioni delle inchieste, Verdini risponde netto: “La mia verità è la verità. Io non sono responsabile verso niente e nessuno. La mia verità è la verità perché l’ho vissuta. Tutte le questioni sono legittime ma stiamo parlando di accuse fumose. Io non ho fatto niente di male e rifarei tutto. Non ho niente da temere dai magistrati”.