Blog | di Carlo Tecce
28 luglio 2010
Ho visto l’Aquila e quel che resta
Il governatore Chiodi è un ambasciatore di Berlusconi, il sindaco Cialente e il deputato Lolli sono deboli perché debole è il partito di riferimento. Il Pd di Bersani, Franceschini e, quando capita, di Veltroni e D’Alema. Per trent’anni l’Irpinia – e anche la Campania e la Lucania – hanno ricevuto milioni di euro dalle Finanziare, soldi divisi tra ruberie, sprechi e cose buone. Chi aveva due camere e cucina nell’80, oggi possiede ville al mare e nei paeselli. Hanno buttato via i piccoli centri storici e montato capannoni per l’industria del nord. L’Irpinia di allora non è l’Irpinia di oggi, eppure non muore di fame. Il terremoto ha colpito l’Aquila intera, soltanto riaprendo la zona rossa, ovvero i vicoli medievali, la città potrà rinascere. Altrimenti sarà un’Aquila due. Come Milano due. E senza la politica – abbandonante in Irpinia e in Campania – e senza la percezione del problema, ora come ora, sembra che la vera Aquila non tornerà mai.



Tutto vero. Sono aquilano ed invito gentilmente chiunque pensi di sapere com’e’ la situazione della citta’ a venire a visitarla, sicuramente vedra’ qualcosa di amaramente unico in Italia. E potra’ farsi le proprie convinzioni, a dispetto di chiacchiere meschine e sterili. Vi aspetto, tutti.
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Che lo dicano chiaramente, “non abbiamo soldi per ricostruirla”. Basta palle!!!
http://carloruberto.blogspot.com/
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Conosco la forza degli abruzzesi e non credo che possa finire così! Dovete riappropriarvi della vostra città, ricostruirla con le vostre mani, se è il caso! Non arrendetevi! Recuperate le carriole per smuovere le macerie e riempite di macerie le molteplici residenze di chi ci governa ed aveva promesso aiuti! Ricordo male o sulle ali dell’entusiasmo altruistico, dovuto alla immane tragedia, vi aveva invitato nelle sue residenze? Ebbene andateci! Palazzo Grazioli, Arcore, Milano 2, la Sardegna, Villa Certosa! Avrete tutti conforts! E scommettiamo che resta pure spazio?
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Sono Abruzzese, il terremoto l’ho sentito fortissimo ma nella mia zona non ci sono stati i danni che hanno colpito la città di L’Aquila. Ho lavorato per un breve periodo a Roma ed è stato davvero desolante vedere con i miei occhi che fuori dalla realtà abruzzese (e purtroppo non solo fuori) le persone vedano gli aquilani che vogliono far sentire la loro voce in cerca di giustizia e normalità come persone che non si accontentano “dopo tutto quello che hanno avuto, che altro vogliono? da B&B?”. Fuori dal perimetro televisivo non ci si chiede nemmeno il perché del malcontento e sconforto che raramente riesce ad apparire in tv, si crede solo che si siano compiuti miracoli e si passa oltre. Questo rappresenta tutta la tragicità di una società telegestita.
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Io sono di Roma e ho lavorato con degli aquilani per fare un libro fotografico che testimoni la situazione attuale dopo un anno e che aiuti a finanziare la ricostruzione. La situazione è tragica, L’Aquila è come dopo un bombardamento, come gli stessi aquilani. Non possiamo lasciarli soli, ma dobbiamo aiutarli a agire, farli sentire aiutati ma in modo continuo, non provvisorio, emergenziale. Perchè se li lasciamo soli si divorano tra loro, si attaccano a vicenda accusandosi di cose assurde. Come la pù classica delle guerre tra poveri.
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ottima e lucida descrizione della triste verità. l’aquila purtroppo è morta e non credo torni come prima, non credo!!! mi dispiace solo per i miei conterranei perche sono stati solo presi in giro e la loro disgrazia è stata solo un mezzo per far fare soldi ai soliti e tanta pubblicità al re.
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E’ veramente assurdo che ad oltre un anno dal terremoto nulla e’ stato fatto per ricostruire la citta’ storica … Mancano i soldi ?? Ok … 3-4 caccia di meno da una parte, una cinquantina di macchine blu con relative scorte e personale dall’altra e altri tvari agli agli infiniti sprechi alla fine i soldi si trovano … ovviamente gestiti da gente seria e non da qualche cricca approfittatrice .. Ma come giustamente hai detto manca la volonta’ politica di risolvere il problema in questo paese delle banane ….
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Quanto descritto è storiografia che si ripete, è l’ennesima lama che si rigira nella ferita per farla sanguinare. Chi fa politica, non si sporca le mani… al massimo se le riempie di soldi, quelli di chi non li vedrà mai arrivare perchè subiranno dirottamenti e sciacallaggi, di quelli che si sono autotassati per dare un contributo, di quelli che imprecano: “governo ladro”. Questo dovrebbe essere uno stato di diritto e lo è: quello dei politicanti corrotti!
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c’e di più, che molti forse non sanno. la Regione Abruzzo sta utilizzanodo i fondi statali per le politiche giovanili (circa 3 ml di euro), che per tutte le regioni sono oggetto di Accordi di Programma Quadro, e che a seguito del terremoto, in deroga all’Accordo già sottoscritto, sono stati destinati con decreto legge ai giovani residenti nel cratere, per finanziare una FONDAZIONE di diritto privato!!!!
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Lo hanno votato Silvio. Da poco. Si vede che gli va bene cosi’. E se non gli va bene proprio non si capisce.
Aiutati che il ciel ti aiuta. Datevi da fare acquilani in tutti i campi, intanto potreste cominciare a votare piu’ decentemente i vostri rappresentanti. Perche’ se per ricostruire servono soldi e politica vuol dire che se la politica non c’e’ dovete farla voi.
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M5S
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Ho avuto la quasi certezza che non avrebbe funzionato quando, l’anno scorso, poco dopo il terremoto, ho ascoltato il (non) piano proposto da Berlusconi. Non perché sia un indovino, semplicemente perché, da frulano, 34 anni fa, il 6 maggio 1976, ho vissuto direttamente l’esperienza del terremoto. La parola d’ordine in Friuli è subito stata: “ricostruire dove era prima e come era prima”. E così ci si è organizzati: in una prima fase le unità abitative provvisorie per tutti e contemporaneamente la ricostruzione delle unità produttive, la gente aveva subito bisogno di in tetto, ma anche di riprendere velocemente e lavorare. La ricostruzione vera in una seconda fase. In terza e ultima fase le chiese. Quindi fu subito varata una legge straordinaria (17/76) per le urgenze (tra le molte, per consentire l’immediato recupero degli edifici leggermente lesionati) e in seguito con la legge 30/76 (sottolineo nello stesso anno ’76) il piano completo di ricostruzione della regione. Un anno dopo la gente aveva una sistemazione e la ricostruzione era iniziata. Non esisteva la Protezione Civile, ma c’erano gli Alpini (a cui il Friuli sarà grato in eterno). Il sindaco Cialente alla manifestazione in cui sono stati aggrediti dalla polizia, era a Roma a protestare perché, a distanza di un anno, non è ancora stata varata una legge sulla ricostruzione. (Ricordo che è inutile fare proclami che i soldi ci sono, se non si legifera per finanziarli). Inoltre, ad un anno di distanza, ci sono ancora più di 20.000 persone che alloggiano in albergo. Questo è il governo del fare (piangere).
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Ricordo i muri delle case piene di buchi come fossero stati crivellati di colpi, il centro storico con i palazzi puntellati, transennati, le piccole caratteristiche viuzze sbarrate, chiuse. L’interno di un negozio fantasma(un bar?) con un espositore-frigorifero innaturalmente ancora fisso in mezzo al locale stesso. Un armadio di quelli “della nonna” con sopra ancora incollata una foto, fare capolino, in equilibrio precario, dal muro sventrato di un appartamento. Immagini che mi sono stampate in mente. In generale ricordo il senso di immobilità, di tragedia e di impotenza come se tutto fosse ancora fermo a quell’aprile del 2009. Eppure, quando vidi L’Aquila, era il 26 dicembre. Sei mesi dopo. Di tempo ne era trascorso per fare qualcosa. Emozioni troppo intense, violente, come una raffica di pugni alla bocca dello stomaco. Io e la mia compagna non siamo riusciti a scattare neanche una foto. Quasi per una forma di rispetto o forse paralizzati da quello che sembrava il set di un film di guerra. Ma quella era (è) realtà. E quelle immagini le porteremo sempre con noi! E poi, parlando con una coppia della provincia de L’Aquila, tra i 30 e i 40 anni di età (come noi), la conferma di quanto prima solo presagito. “L’Aquila è ancora ferma a quel giorno, non è ripartito quasi nulla, specie a livello sociale, lavorativo e, quindi, economico”. Parole loro, di chi nonostante tutto vive e lavora (o lavorava) ancora là e vuole restarci, ricostruire, ripartire. Come biasimarli? Quella è la loro terra!
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Anche io sono dell’Aquila. Il dubbio che mi viene, alla luce di tutti i fatti e i casini, è che ci sia una precisa volontà politica, di una certa classe dirigente interamente della costa e della Marsica, di NON voler veder ricostruita L’Aquila. Sono solo malizioso? Ovviamente non ce l’ho né coi Pescaresi (brava gente) e né coi Marsicani (grandi lavoratori).
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Io sono pescarese, assolutamente non sono offeso ma sinceramente non capisco dove dovrebbero guadagnarci la costa e la Marsica. Gli alberghi di prima fascia hanno tutto l’interesse a riempirsi di turisti invece che di sfollati e nella Marsica pare si senta il vuoto dirigenziale e amministrativo che persiste dal 6 aprile invariato. Fatto sta che invece di prendere ad esempio l’opera di ricostruzione svolta in Friuli si è preso l’esempio dell’immobilismo irpino. Come se agli aquilani mancasse la voglia di corciarsi le maniche e tornare allo status quo ante.
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Ho visto l’Aquila a lungo, da vicino x sei mesi, quando mi sono occupata di psicologia dell’emergenza. Giravo per i campi, da mattina e sera, spesso anche la notte. Ho visto gente forte, fiera, vera, decisa a ricominciare…Ma dopo la prima emergenza ho visto gente trattata come carne da macello, promesse che si ventilavano e poi venivano rimangiate…L’Irpinia è stato un caso immondo di coruzione, ma si poteva rubare xké i soldi c’erano..,L’Aquila rischia di diventare un’esplosione di violenza, devianza e nuove patologie mentali. La rabbia, quando puoi indirizzarla su obiettivi precisi e definiti, come la ricostruzione, può servire, ma quando non sei assistito, quella stessa rabbia, te la ritorci contro, come ho visto più volte fare…E allora ecco che la gente non ci crede più, si accascia, non lotta.
Spero che gli Aquilani abbiano la forza di usare la rabbia per il meglio, x la lotta, x la loro dignità.
Gli italiani tutti invece dovrebbero non dimenticare ciò che sta succedendo lì: se tanti terremotati dopo i terremoti si sono arricchiti, purtroppo gli aquilani stanno perdendo la speranza, quindi è nostro dovere di italiani sostenerli ed essere solidali con la loro situazione. Chi non ricorda le migliaia di uova di Pasqua arrivate nei campi da tutta Italia? L’Aquila non si ricostruisce con le uova o con istrioniche promesse in stile Silvio, ma solo con le idee e con la speranza..
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io non sono uno psicologo ma sono sicuro che un bersaglio contro cui indirizzare tutta la rabbia c’e'! e’ questa classe ‘politica’ fatta di parassiti! la violenza contro di loro e’ cosa giusta!
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in Irpinia ci ha rimesso chi ha perso qualche familiare sotto le macerie e chi è stato costretto ad abbandonare la propria terra perchè ha perso il lavoro (ma non la dignità). A conti fatti meno del 50% della popolazione. Altrimenti non si spiegherebbe perchè un personaggio come Ciriaco De Mita sia ancora osannato dai più come esempio di buon governo.
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Rifacciamo una sottoscrizione in Italia e tra gli Italiani all’estero e inviamo i soldi direttamente al sindaco o al Comune dell’Aquila o ai comuni danneggiati. Chiediamogli i numeri di conto corrente e responsabilizziamo chi gestira’ le cifre.
Quantifichino di quanto hanno bisogno, saranno tanti soldi, ma se non si comincia…… non si arrivera’ mai a meta’ dell’opera (come dice il proverbio).
In Friuli il motto era “un madon paromp” un mattone ciascuno.
Sul Vostro splendido giornale trasmetteteci il numero di conto corrente e tenete periodicamente aggiornata la gente su quanto viene raccolto e su come viene speso.
Dimostriamo che non abbiamo bisogno di loro.
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