Vi sarà capitato di vedere o ascoltare uno spot della Fondazione Ania che dice proprio questo: “No che non mi disturbi, sto guidando”. Segue lo scontro. Seguono le vittime.

La stazione centrale di Milano è tappezzata di cartelloni pubblicitari con questa campagna. Spot che passano in tv e in radio. Spot che questa volta si concentrano su quanto può costare la distrazione alla guida, come quel gesto all’apparenza tanto innocuo: “Un ritocco al rossetto non ha mai ucciso nessuno”. Segue lo scontro. Seguono le vittime.

Chi lo ha ideato ha trasferito in pubblicità progresso un’espressione che la stragrande maggioranza usa. Suona il telefono e si risponde rassicurando l’educato interlocutore con una frase che sembra lì da sempre: “No che non mi disturbi, sto guidando”.

E se per una volta l’educato interlocutore fosse più accorto dell’amico e dicesse: “Allora ci sentiamo quando ti fermi”?

Quando lavoravo a “Strage continua” per provare a esaminare i rischi che corrono in strada ho chiesto aiuto a un fisico: Franco Taggi, direttore del reparto “ambiente e traumi” dell’Istituto Superiore di Sanità.

Taggi mi ha spigato che “con un grammo/litro di alcol nel sangue si è visto che il rischio relativo è quattro – come rischio relativo s’intende il rapporto tra il rischio che uno corre avendo bevuto e un altro che non ha bevuto – cioè colui che guida con un’alcolemia di un grammo/litro, mediamente, ha quattro volte la probabilità di provocare uno scontro stradale grave o mortale rispetto a un conducente sobrio. Cosa molto curiosa, si è visto pure che chi telefona al cellulare ha lo stesso rischio relativo. Pensiamo allora a un soggetto che sta a un grammo/litro di alcol nel sangue e che in più sta parlando al cellulare, verrebbe da pensare che il rischio relativo è otto: non è vero. Perché i rischi relativi interagiscono e l’effetto è moltiplicativo: il rischio relativo quindi è da sedici in su.”. L’effetto è moltiplicativo.

Gli inglesi, che fanno spesso scuola in fatto di sicurezza stradale, hanno messo a punto uno spot choc di circa tre minuti; molto duro, molto crudo.

Una campagna gallese contro gli sms alla guida. Si trova facilmente in rete, anche su YouTube*.

In una macchina ci sono delle ragazze: ridono spensierate. Quella al volante sta rispondendo a un sms. Poi lo scontro. Le vittime. Una delle ragazze muore. Il grido dell’amica quando si rende conto di che cosa è successo è quanto di più vicino al vero si potesse inscenare. È fiction, eppure ogni dettaglio corrisponde a ciò che succede nella realtà. Così il silenzio, e poi l’arrivo dei soccorsi; le pale dell’elicottero, e le sirene delle polizia.

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