“Il “Crimine” non paga. La Locride è anti’ndrangheta, parola d’onore”. Sono le frasi del murales realizzato a Locri sul “muro della vergogna”, lungo la statale 106 jonica, dove Giuseppe Tizian – un giovane bancario di Bovalino (Reggio Calabria) – è andato a sbattere con la sua macchina, dopo essere stato massacrato e sfigurato dal piombo di una lupara senza volto, imbracciata da due uomini in motocicletta. Un delitto rimasto senza colpevoli e senza un perché. Soprattutto una storia dimenticata.

“Un velo d’oblio ha coperto per anni la storia di mio padre – afferma Giovanni Tizian, figlio di Giuseppe e giornalista della Gazzetta di Modena-. La sua storia rappresenta un tassello del puzzle di dolore e mortificazione che il paese di Bovalino e la Locride hanno subito dalla ‘ndrangheta. Vogliamo ricordarlo con un disegno per coprire l’ingiustizia impressa su quel muro della vergogna”.

Era il 1989, ventuno anni dopo, Giovanni Tizian insieme all’associazione daSud lo ricordano nella terza edizione della lunga marcia della memoria, l’iniziativa dedicata quest’anno ai nuovi linguaggi antimafia, alla libertà di informare, alla richiesta di giustizia per le vittime innocenti delle mafie, alla giustizia ambientale. Un percorso di impegno civile della meglio gioventù del meridione, per fare memoria dal basso e costruire la nuova identità meridionale fatta di impegno e responsabilità. La lunga marcia della memoria è iniziata a Roma, lo scorso 5 luglio, con un blitz insieme alla Rete italiana per la Giustizia ambientale per dire “No al Ponte sullo Stretto”. Uno striscione esposto in piazza di Spagna eloquente: “Il Sud frana e le mafie se la ridono dal Ponte” e una consapevolezza: ribellarsi al potere mafioso è giusto, è doveroso.

“Il fronte dell’antimafia è memoria ma anche attualizzare, scoprire, raccontare gli interessi della malavita in Italia – dice Alessio Magro, della onlus daSud-. Perchè se esiste una cupola della ‘ndrangheta, come dimostrano gli arresti del 14 luglio, significa che le cosche sono unite nel malaffare”.

Prossimo appuntamento il 5 agosto a Polistena (nel reggino) con la presentazione del “Caso Valarioti”, il libro della casa editrice Round Robin che l’associazione daSud ha dedicato a Peppe Valarioti, insegnante uccico a Rosarno la notte tra il 10 e l’11 giugno 1980, mentre usciva dalla cena con cui il Pci festeggiava la vittoria alle elezioni comunali. E’ il primo omicidio politico in Calabria, quello che affossa il movimento anti ‘ndrangheta. Ora l’associazione daSud riporta l’attenzione su quell’omocidio, riceve il plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitiano e prova a fare un comitato per riaprire le indagine su Peppe Valarioti.