Blog | di Riccardo Chiaberge
27 luglio 2010
Einaudi: abolire l’Ordine dei giornalisti!
Giornalisti sono tutti coloro che hanno qualcosa da dire o che semplicemente sentono di poter dire meglio o presentar meglio la stessa idea che gli altri dicono o presentano male…Giudice della dignità o indegnità del giornalista non può essere il giornalista, neppure se eletto membro del consiglio dell’ordine od altrimenti chiamato a dar sentenza sui colleghi…In una professione della quale tutti possono essere chiamati a far parte per una ora o per un anno o per tutta la vita…nella quale sono sempre vissuti, gli uni accanto agli altri, imbrattacarte e grandi pubblicisti, …che cosa significa un tribunale di pari? Null’altro che uno strumento fazioso per impedire agli avversari, agli antipatici, ai giovani, agli sconosciuti l’espressione libera del pensiero…Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”.
Così scriveva Einaudi nel dicembre 1945, alla vigilia della Costituente. Voce isolata, e inascoltata, in un’Italia appena liberata e già nostalgica delle corporazioni. La storia gli ha dato ragione. Cari colleghi che vi siete mobilitati, giustamente, contro la legge bavaglio, cosa aspettate a sciogliere l’Ordine degli imbavagliatori? O quanto meno a discuterne la “ratio” in una realtà come quella di oggi, con la “montagna incartata” dei grandi gruppi editoriali che si affloscia sotto i colpi delle nuove tecnologie e della comunicazione digitale?



Chiaberge, ma allora lo ha scelto come sport, di parlare con i sordi!
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giusto! come non DOVREBBE ESISTERE CONFINDUSTRIA
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in un mondo perfetto…magari
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E perché? E allora sciogliamo anche i sindacati?
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DELLA COERENZA
Riccardo Chiaberge in fuga
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/mi-do-alla-fuga-su-una-nave-corsara/38023/)
da se stesso.
Ordine dei Giornalisti, Lombardia, Elenco Professionisti: CHIABERGE RICCARDO 12-07-1947 TORINO (TO) 01-12-1977.
Essere liberali (a parole) al riparo di citazioni attinte a padri nobili, può essere un gratificante esercizio che costa nulla. Essere liberi (nei fatti) esercitandosi nel qui ed ora della storia, può costare tutto di sé, fosse pure il poco che la misura etica della vedova ci consente, il nostro tutto (http://nuovainf.wordpress.com/2010/05/22/786/#comment-72 ).
Giordano Mariani
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oggi per essere assunto con contratto di lavoro giornalistico in un giornale devi essere iscritto all’ordine. non è questione di coerenza, ma di leggi
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Ci puoi entrare anche come stagista che fa le fotocopie, come collaboratore esterno, come addetto alle pulizie. E’ la storia di tanti. In questo periodo i giornali licenziano soprattutto piu’ che assumere e usano manovalanza a basso costo.
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Vero, anche io sono giornalista professionista, i miei articoli vengono ricevuti con un ‘Grazie, lo pubblichiamo volentieri ma non possiamo pagarla’ o con assenza totale di risposta.
A volte mi chiedo, ma non sarebbe meglio che io dica di essere un circense prestato al giornalismo, in modo da restare almeno più simpatico e ricevere un ‘no, grazie’ invece di un silenzio imbarazzante.
E poi vedi dei grafici di quotidiano che non hanno nessun interesse a diventare giornalisti e che lo diventano perchè protetti dai loro grandi editori, mentre blogger con le palle restano semplicemente dei cittadini indignati.
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Il Mariani probabilmente oltre che male informato è anche in mala fede,e inspiegabilmente astioso. non è colpa di Chiaberge se in Italia il giornalismo funziona così. anche io sono per l’abolizione, e nello stesso momento sto conseguendo il praticantato per entrarvi. non è opportunismo, è buon senso. Voglio lavorare,*****, ci vuole tanto a capirlo? al diavolo i bacchettoni tronfi e sempre tori imbestialiti, ma da dietro uno schermo.
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Magari. Magari. Correttissima la citazione sulle corporazioni. Non le aveva inventate Mussolini (erano già patrimonio ideologico dell’area cattolica democratica se non sbaglio). Intese in senso più economico hanno finito per rappresentare l’Italia.
Liberiamoci degli Albi.
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se almeno l’albo servisse a liberarci di individui come Littorio Feltri gliene saremmo eternamente grati: quello non dovrebbe scrivere neanche sulla carta igienica
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io invece no. Non sono quasi mai d’accordo con quanto scrive Feltri, ma non vorrei mai che qualcuno gli proibisse di scrivere.
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Sottoscrivo.
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Mi piace quello che scrive, signor Chiaberge. Un doppio evviva per l’apertura e – mi sembra che stia ingranando proprio bene – di questo blog.
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Così scriveva Einaudi, così dicevamo negli anni ’70, così continuiamo a ripetere…
Grazie per la pazienza e la persistenza.
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Caro Chiaberge, il mio augurio di “incontrarci” presto si è avverato. Scopro, per caso, che ha un nuovo blog su un nuovo giornale. Meno male. Ritorni però alla sua nota ironia. Ne abbiamo bisogno. Condivido in pieno la sua “chicca” di Einaudi e i contenuti della citazione. Condivido e sottoscrivo. Per questo, in uno dei suoi ultimi giochi sul Sole 24h l’avevo pregata di soprassedere nel comunicare il nome di Calamandrei. Ricorderà bene che quel pronunciamento, pur se indovinato dai più, è stato associato a diversi Padri nobile della nostra Costituzione: De Gasperi, Togliatti, Jemolo, De Nicola, Dossetti, e… Einaudi. L’avevo pregata di lasciare nel dubbio i suoi lettori proprio perché tutti i “Padri” meritavano un doveroso riconoscimento per il prezioso lavoro fatto. Oggi vengo a sapere da lei che in quei giorni Einaudi ha anticipato l’era di Internet… dentro cui il giornalismo della tradizione corporativa spagnolesca e fascista, quello della tessera e del pennacchio, è bello e che finito. Del che verifico che non si rendono conto molti suoi colleghi. L’Albo dei giornalisti? “… Strumento fazioso per impedire agli avversari, agli antipatici, ai giovani, agli sconosciuti l’espressione libera del pensiero”. Tenga conto che in quest’albo spicca il nome di Vittorio Feltri – come ha ricordato un suo commentatore – che ha usato l’appartenenza e l’iscrizione come arma politica a disposizione di “Cesare” . Dimenticando di dare a Dio quanto in termine di “verità” gli spettava per competenza! Accetti un saluto, nino labate
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Condivido in pieno Einaudi e il tuo accorato e obiettivo richiamo.
Speriamo di uscire da questa inaccettabile ipocrisia imperante.
Vogliamo un po’ di chiarezza e un po’ onestà, almeno quella intellettuale, quest’ultima …in pieno disarmo.
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