Quando Bristol Palin ha finalmente deciso di lenire le preoccupazioni del mondo annunciando il suo fidanzamento con Levi Johnston, già papà del suo bambino di 19 mesi, Tripp, sono stati in molti a tirare un sospiro di sollievo sperando che mamma Palin si sarebbe presa tre o quattro anni sabbatici per organizzare il matrimonio del secolo (non ti dolere Chelsea (Clinton), ma la tua mamma non è una vera “mamma americana” e quindi il tuo matrimonio passa in secondo piano). Cosa aspettarsi di diverso da una signora, spesso in lite con la lingua inglese ma che è la mamma per eccellenza, tutta sani principi e che prima di essere scelta come “candidato vice presidente” dal repubblicano McCain, non aveva mai messo il naso (anzi il nasino, visto che ci tiene molto al suo look) fuori dall’ Alaska? Invece no, a quanto pare la signora Palin non si lascerà trascinare nei preparativi perché il povero Levi non le sta a genio, sebbene resti attendista perché crede sia importante che il bambino possa avere “una figura paterna”. Per fortuna, almeno su questo, non ci ha delusi: la forma prima di tutto.

A noi, però, soprattutto a noi che viviamo qui in America e che siamo “bombardati” da notiziole d’ogni genere, relative alle uscite della scoppiettante signora Palin (è talmente litigiosa e piena di livore che ogni sua parola è come un petardo), va fatto obbligo ricordarci che, nel bene e nel male, il primo emendamento della costituzione americana riconosce a tutti la libertà di parola (e di stampa) e che la responsabilità civile nasce proprio dal far rispettare quella pietra miliare della storia di questo paese, anche quando la tentazione ci spingerebbe in direzione opposta e contraria.

La signora Palin, però, che raccontò a milioni di americani di essere pronta per la seconda carica dello stato perché era una “hockey mom” e che avrebbe fatto bene in politica estera, vista la sua esperienza acquisita vivendo ad un passo dalla Russia e dal confine con il Canada, dovrebbe, per prima, accettare i principi della “sua” costituzione compreso quel passaggio in cui si specifica che gli Stati Uniti riconoscono assoluta libertà di culto. Principio che il sindaco Bloomberg cerca di rispettare sostenendo la costruzione del centro Park51 (già noto come Cordoba House), realizzato da una comunità musulmana non profit e contenente, fra l’altro, anche una moschea. La signora Palin, idolo indiscusso dei “moderati” tea partisti e “protettrice-a-costo-della-morte” della orribile legge anti immigrato approvata dall’Arizona, non poteva certo mancare di far sentire le sue parole di solidarietà e di fratellanza e, intervenendo nel dibattito, ha invitato i musulmani “pacifici” a rinunciare al loro progetto. Il perché, secondo il suo illuminato (da Dio ovviamente) parere, sta nel fatto che la location sarebbe inopportuna (Ground Zero) elemento che, invece, il sindaco Bloomberg sottolinea come “esempio della tolleranza di una città come New York”.

“Se il progetto avesse riguardato la costruzione di una chiesa o di una sinagoga – ha detto il (musulmano – diranno subito i tea partisti) Bloomberg – nessuno si sarebbe opposto e non è compito del governo privilegiare una religione piuttosto che un’altra”. Parole sensate, per chi su quella Costituzione ha fatto giuramento.

Sfugge poi alla signora Palin che New York non è un paesino sperduto dell’Alaska (con tutto il rispetto) e che mettersi di punta contro la comunità islamica, opponendosi alla costruzione del centro, non sfuggirebbe agli occhi di chi altro non cerca che pretestuose provocazioni per rispondere con qualche altra “gentilissima” minaccia. Non ha forse ragione il sindaco Bloomberg quando ricorda che l’attività del centro, proprio in un luogo cosi’ simbolico, servirebbe alla pacificazione e favorirebbe l’integrazione su cui questa città ha costruito la sua storia?

Ci sono ragazzi musulmani che combattono (e a volte muiono) nelle guerre che la signora Palin appoggia e difende (e altre ne vorrebbe scatenare). Il loro passaporto è blu come quello di ogni altro americano. Come ogni altro americano hanno diritto, se lo desiderano, ad un luogo dove pregare il proprio dio.

La signora Palin mi ricorda l’onorevole Santanché. E il perché sia difficilissimo costruire un mondo di pace.