Lo scandalo dei derivati coinvolge ora anche il Comune di Roma. Conflitto di interessi  “in cui le banche si rivestono del doppio ruolo di intermediari e consulenti”, scrive giustamente Il Fatto nella sua inchiesta. A proposito, una domanda: perché il Comune non ha nominato un consulente autonomo? A volte il conflitto lo si subisce perché se ne è complici.

In Italia oramai il conflitto di interessi è una regola istituzionalizzata, che vede in Silvio Berlusconi la punta di diamante utile a tutti perché acceca ed impedisce di vederne tanti altri.
È l’intero modello capitalistico italiano a fondarsi sul conflitto di interessi: tra politica ed economia, tra banca e industria, tra banca e finanza. Insieme alla difesa di privilegi corporativi, rendite di posizione, mancanza di concorrenza e di legalità, rappresenta il più grave ostacolo alla ripresa economica e occupazionale, al rientro del debito pubblico e alla riforma in senso universalistico dell’attuale sistema di tutele sociali.Il modello si replica a livello locale, se possibile in maniera ancor più ramificata e meno conosciuta.

Da alcune settimane, il quotidiano della Capitale –Il Messaggero- conduce una lodevole campagna: ottenere che i ricavi conseguenti all’aumento dei pedaggi autostradali intorno a Roma disposti dalla manovra di Tremonti siano destinati alle infrastrutture di trasporto della Regione. Richiesta ragionevole e popolare a cui si accodano, con interviste a tutta pagina, il Sindaco Alemanno, il Presidente della Provincia Zingaretti, e poi i Ministri Frattini, Ronchi e il Commissario europeo Tajani.

Piccolo particolare: proprio le imprese dell’editore romano sono protagoniste degli appalti per la costruzione di metropolitane e strade.
Se andiamo a guardare bene, più che di un conflitto in questo caso si tratta di una convergenza di interessi. Che non deve necessariamente tradursi in danno dei cittadini.
Solo che servono regole, trasparenza massima per evitare che politici ed amministratori siano “catturati” da chi fa impresa, perché altrimenti si finisce come con le metropolitane di Roma, dove gli errori e i ritardi si ripetono da anni senza che l’opinione pubblica sia stata messa in guardia.

Ieri, ad esempio, il Cipe ha stanziato ulteriori soldi per coprire l’aumento di spesa della Metro C cancellando però una serie di fermate, che si sommano a quelle già tagliate in precedenza.  Incredibilmente, un entusiasmo bipartisan ha accolto l’arrivo di nuovi soldi e solo i Radicali hanno notato che Roma passerà alla storia  dei trasporti per un metodo unico al mondo: scavare metro costosissime in tempi abnormi senza fare però le stazioni. Pensate che tra due stazioni la distanza sarà di 2 km, un record che non ha uguali.

Quanti sono in Italia i giornali, le radio e le televisioni locali che sono in mano a gruppi imprenditoriali che su quello stesso territorio hanno interessi diretti che coinvolgono gli enti locali? Servirebbe su questo una grande inchiesta, e sono certo che emergerebbero convergenze di interessi molto imbarazzanti.