di Tommaso Sodano | 23 luglio 2010
Acerra e lo scandalo infinito
L’emergenza è finita annunciavano tutte le televisioni di regime e la stampa di famiglia , e tutti dalla Chiesa alla politica a riconoscere il merito di Berlusconi nell’essere riuscito nell’impresa.
Pochi di noi ostinatamente hanno continuato a mantenere alta l’ attenzione sullo scandalo piu’ terrificante della nostra storia recente; perché ha messo insieme sperpero di denaro pubblico (oltre due miliardi di euro ) e devastazione ambientale con l’apporto determinate di un sistema corruttivo diffuso fatto di camorra, imprenditoria e malapolitica.
Il 1 giugno del 2009 andai in Procura a Napoli per chiedere il sequestro dell’inceneritore di Acerra perché stava funzionando in violazione delle leggi vigenti nel nostro Paese e delle normative europee. C’è una indagine in corso in Procura. In realtà, oltre a non rispettare le prescrizioni previste dalla Commissione VIA(valutazione impatto ambientale) sulle emissioni e su alcuni adeguamenti impiantistici, l’inceneritore di Acerra dopo poche settimane aveva già superato il limite massimo di emissioni di polveri sottili ( pm10) previste per l’intero anno. La legge prevede che in un anno non si può superare il limite per piu’ di 35 giorni, ad Acerra quel limite è stato superato di circa 200 volte . E basta andare sul sito dell’ARPA Campania per verificare che anche nel 2010 il limite è stato ampiamente superato.
Ma la novità è rappresentata dal continuo fermo di alcune linee dell’impianto per problemi strutturali,(si ricorda che all’epoca della gara,1998, veniva definita obsoleta la tecnologia usata dall’Impregilo) , continue manutenzioni che fanno funzionare l’inceneritore a mezzo servizio. Siamo molto lontani dalle 2000 tonnnellate di rifiuti al giorno e nonostante questo le emissioni continuano a sforare i limiti con gravi conseguenze per i polmoni dei cittadini.
L’emergenza non è finita a Napoli e in Campania, anzi è aggravata dal fatto di aver “consumato” altro territorio per le discariche e non si è avviata seriamente né la raccolta differenziata ne gli impianti per il trattamento della frazione organica ( compost). La parte umida viene mandata in Sicilia pagando 200 euro la tonnellata perché in Campania non c’è neanche un sito per trattare questa frazione. Ed è curioso che vada in Sicilia dove c’è un’altra drammatica emergenza e non riescono a trattare i rifiuti siciliani ma a lucrare sui rifiuti che vengono dalla Campania.




