P: per fame delle due del pomeriggio, con la voglia di mantenere un regime alimentare che mi faccia calare di peso dopo un anno di sereno abbandono, mi riscopro ad avere una piacevole e privilegiata fame. Questa mi fa apprezzare, pericoloso e rapido assuntore di cibi come sono, la raggiunta lentezza di una masticazione.

Paccheri di grano pugliese cotti assolutamente al dente e sporcati una volta scolati in una insalatierina, con un cucchiaio d’olio vero. Ho aggiunto poi un pizzico di cumino macinato, peperoncino piccantissimo polverizzato e una grattugiata di un buon pepe. Forse la fame, ma dati gli intenti mi è parsa cosa fresca e buonissima.

Q: quando le pesche maturano in casa del tuo amico contadino, al primo morso capirai perché in Toscana le pesche venivano chiamate Persie. Questo nome indicava l’originale e per noi esotica provenienza. Al secondo morso capirai che non vi è “Giardino Paradiso” senza un peschino che regali una volta all’anno questo meraviglioso frutto. Quasi sempre nelle vicinanze troverete anche più melograni. Il loro succo viene usato da tanti popoli mediorientali oltre che per condire, per psgrassare carni, ma anche per guarnire dolci. Ai miei figli preparavo una merenda di sole pesche o con mature banane, zucchero generoso e messi a rinfrescare e macerare questi frutti sono produttori di svenevoli acquoline. Il succo del melograno arricchirà infinitamente questa semplice Macedonia (non a caso questo nome, dobbiamo più di quello che pensiamo ai monaci ortodossi, straordinari viaggiatori e comunicatori).

R: Riguardo al vivo che muore tieni presente i lieviti e non presumere l’assenza del dolore. Ringrazia il silenzio dei cibi e offri loro attenzione. Che vi è chi ha pescato, macellato, impastato, coltivato per te, cucinato per te. Sii generoso con la vita e con la morte. Non scherzare con la carnalità del latte materno, che è cosa seria.

Da una lettera di un vecchio amico, Igor Trumeau, a me medesimo.