La “questione morale” esiste e la politica su questo fronte deve essere “intransigente”. Discutendo, così come ha fatto riguardo le intercettazioni, sulle quali “ha dimostrato che si riescono a correggere impostazioni inadeguate”.  A dirlo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante la cerimonia del Ventaglio esprimendo la necessità di tornare sulle riforme e invitando la stampa parlamentare a un rapporto di sinergia con il Palazzo.

In merito alla questione morale “bisogna essere drastici – ha detto durante la cerimonia del Ventaglio – nel ribadire che se vogliamo che la politica sia in sintonia con la società, nei confronti di comportamenti che sono scarsamente in sintonia con l’etica pubblica e con il rispetto delle regole del vivere civile, la politica deve essere intransigente”. Così come lo è stata sulla legge Bavaglio. “Pur con un iter travagliato durato due anni, il lungo dibattito sul ddl intercettazioni ha dimostrato che quando il parlamento discute in modo aspro ma approfondito è capace di correggere impostazioni iniziali che si rilevano inadeguate”.

“La contrapposizione tra garantismo e legalità non ha motivo di esistere. Se è vero che uno non è colpevole fino a quando la sua sentenza non è passata in giudicato – prosegue Fini – non si può giustificare ciò che giustificabile non è. L’etica del comportamento pubblico è una precondizione per non far perdere la fiducia nella politica da parte della società civile”, ha aggiunto.

“Lo dico in modo felpato, ma gli emendamenti di maggioranza e governo in commissione Giustizia profondamente innovativi hanno segnato una pagina importante non solo per chi crede nella centralità del Parlamento ma anche sull’intento di correggere impostazioni”, sostiene Fini ribadendo di avere espresso ripetutamente “fiducia nella centralita’ del Parlamento”. Ed “è stato un bene”, puntualizza. Riferendosi all’esame in aula del provvedimento, sottolinea la “necessità della convocazione di una conferenza dei capogruppo agli inizi della settimana prossima.Il mio giudizio positivo è noto e in questa sede lo ribadisco”.

C’è poi spazio per la stagione delle riforme, tanto invocate da più parte negli ultimi mesi come una necessità.  Fini auspica che entro la fine della legislatura si faccia un passo avanti sulla strada delle “vere riforme”.  Fini dice che nonostante le apparenze “possano far pensare il contrario, vi sono ancora le condizioni per portare a termine le riforme costituzionali”. E a questo proposito, Fini invita a ripartire da quelle, come quella sul bicameralismo perfetto, che raccolsero un consenso unanime alla fine della precedente legislatura. Infine un invito alla stampa, “in particolar modo quella parlamentare”, con la quale, dice, “deve esserci inevitabilmente una sinergia, una collaborazione sempre nella differenza dei ruoli. Non deve esserci compiacenza, ne collateralismo o pregiudizi, ma uno scambio quotidiano che arricchisce entrambi i ruoli”.  L’attività legislativa, ha ricordato il presidente di Montecitorio, “è un capisaldo della democrazia. Ora, viviamo in una una fase in cui nell’opinione pubblica c’è un sentimento di diffidenza e di pregiudiziale ostilità nei confronti di quella che è chiamata la ‘casta’ Il Parlamento ha il dovere di dimostrare che si tratta di giudizi non corrispondenti al vero”.