Blog | di Silvia Ferrara
20 luglio 2010
La ricerca e le torri d’avorio
Ma lo scopo qual è? Viene millantato che possa servire a ‘costituire un foro di dialogo tra ricercatori all’estero e tra essi ed i colleghi che operano in Italia’. Ma a parte un link per qualche bando di concorso, il sito è una patetica lista di nomi a vuoto, che ci dice solo che siamo in tanti a fare ricerca all’estero. Senza contare che nel novero non sono inclusi docenti e dottorandi (o forse sì? La distinzione non viene fatta). Lista o non lista, il problema rimane: saremo pure tanti, ma, anche tra di noi, comunichiamo poco.
Come antidoto all’elenco improduttivo, segnalo il sito Virtual Italian Academy , volto a sviluppare un network di accademici italiani e professionisti che lavorano nel nord della Gran Bretagna. Gli scopi di quest’iniziativa sono molteplici e utili a formare una comunicazione costruttiva tra gli accademici italiani che lavorano qui, che possa, come suggerisce Mauro Degli Esposti, lecturer di tossicologia all’Università di Manchester, anche (addirittura!) lavorare in sinergia e ‘influenzare positivamente la politica universitaria in madrepatria.’
Sturare le orecchie alle maestranze politiche italiche e influenzare le loro policies sembra complesso (eufemismo!), ma il proposito di base è meritevole di nota, e andrebbe esteso e strutturato a tela di ragno, non solo in questo paese, ma a livello almeno pan-europeo, se non globale. Sarebbe utile creare una rete di comunicazione sistematica, un forum di discussione ordinato e costruttivo, una pedana di scambio di proposte ragionate. Alla ricerca della comunicazione su temi come mobilità, finanziamento, valutazione, riforma, integrazione; per informare sulle reali possibilità all’estero, le difficoltà, i costi; per discutere, consigliare, preparare, avvisare, e soprattutto cercare di integrare chi è costretto a lasciare l’Italia per trovare fortuna altrove.
Lo spazio su questo giornale è un inizio, ma le proposte, i suggerimenti, le cose concrete vanno estese a macchia d’olio e in maniera ordinata. Allarghiamo questo spazio! Noi all’estero potremmo essere più propositivi, come fa il mission statement della Virtual Academy o come fanno le Italian Societies (a Oxford e a Londra, per esempio) che propongono, dibattono e discutono, ma purtroppo sono low profile. Il punto, la mia solita polemica, è che anche noi, emigrati (un po’ individualisti) alla ricerca della ricerca etica, faremmo bene a svegliarci e iniziare a pensare a come comunicare meglio, tra di noi e con gli accademici in Italia, invece di pensare che la felicità esista solo nelle nostre torri d’avorio.



La storia della torre d’avorio me la ricordo dalle prime assemblee all’universita’. Piu’ che una torre d’avorio
e’ un gigantesco fallo in der posto alla ricerca.
Con chi vuoi comunicare, con Bondi, Gelmini? Buona fortuna!!
PS
policies si dice benissimo “politiche” in italiano,
piazzato cosi’ suona davvero un po’ “cafonal” anche per chi ha risciacquato i panni nel Thames.
Voti:
0
0
Caro Filippo, piu’ che della Gelmini che e’ GIOVANE, mi preoccuperei dei politici e professori ultra settantenni, che piuttosto di mollare la poltrona preferiscono di andare a fondo con tutta la nave!!!
Voti:
0
0
Ringraziando la collega Silvia per il bell’articolo propositivo, veniamo al ‘sodo’; si’, noi esuli accademici possiamo influenzare le politiche universitarie in madrepatria. Basta integrarsi, romperere le balle a politici (e giornalisti) ed avere poche, chiare proposte. Esempio: la proposta di adeguamento pensionistico dei professori ‘all’inglese’ (65 anni con opzione ‘fellow’). Quasi per gioco, nella Nella Via-academy e’ nato il ‘Pizza corrector’, poi ri-elaborato nella proposta di legge fermentata sulle pagine VIAwiki e quindi adottato dal PD – che ne ha fatto un emendamento al ddl di riforma in commissione al Senato. Ultimamente lo stesso ministro Gelmini si e’ detta favorevole alla proposta! Le varie tappe della saga di questa proposta, assai controversa, sono riassunte in questa pagina: http://rpc264.cs.man.ac.uk/VIA/index.php/Talk:Legge_dei_3_ricercatori. Abbiam stimolato questo in pochi attivi membri di un network ‘lasso’ (no fees, no duties!), comprendente circa 400 fra accademici e professionisti – ora non solo nel North UK, ma pure in Olanda e Germania. Ma la storia non e’ finita dovremmo continuamente monitorare, pungolare e seguire le azioni legislative al riguardo. Se si riuscisse a creare una rete di ‘comunicazione sistematica’ come auspicato da Silvia, magari usando questo blog come punto di riferimento nazionale, potremo forse condizionare al meglio il processo legislativo su questo punto cruciale di riforma. Il quale adeguerebbe l’Italia agli UK e presumibilmente scompaginerebbe le sclerotizzazioni specifiche al sistema universitario italiano. Non tutti son d’accordo, of course! Ma per chi lo fosse, tenga presente: 1. no conflict of interest!; 2. non siamo responsabili del declino del sistema che ci ha educato;. 3. siamo tenuti in maggior considerazione dei colleghi che lavorano negli atenei italiane – che han contribuito alla situazione attuale. Altro?
Voti:
0
0
Sono più volte intervenuto nelle discussioni innescate dai post del blog di Sylos Labini. Anche in questa “finestra” vorrei dare il mio contributo che necessariamente duplica qualche mio intervento precedente. Primo punto. Non credo che la discussione che coinvolge l’intera Università porti da nessuna parte. Interventi generici e generalizzati servono solo a confondere le acque. L’università così come è oggi è anacronistica e priva di senso. Mescolare facoltà come giurisprudenza ed economia con scienze o lettere con medicina trovo che sia demenziale. E’ per questo che da tempo vado proponendo una separazione ad esempio della facoltà di scienze dal resto dell’università. D’altra parte negli USA esiste la scuola di medicina che è separata ed in Francia ingegneria non fa parte dell’università. Punto secondo: parlare di singoli interventi, come il cambio dell’età pensionabile, all’interno in una non-riforma che non ha un progetto per il futuro, che non ha stanziato un euro e che di fatto mira ad annullare l’università pubblica e soprattutto la ricerca, mi sembra (non voglio offendere nessuno) alquanto stupido.
Per il resto rinvio ai dibattiti sul blog del sig. Sylos.
Cordiali saluti.
Voti:
0
0
Ottima iniziativa. Consiglio di pubblicizzarla per lungo e per largo, anche su Italians del Corriere che e’ visto da parecchi “fuoriusciti” e su altri siti ancora (per chi non ha idee guardi il proprio indirizzario sul programma di posta, a costo di spammare mezzo mondo e scrivere a colleghi Estoni se dove lavorano ci sono italiani dispersi che possano avvertire dell’iniziativa).
Fare rete con Internet e’ un giochetto, pero’ bisogna prendersi il tempo. Spero si trovi. Se la ricerca e l’alta formazione in Italia migliora migliora anche il Paese. Io non credo sia nemmeno questione di Torre di Avorio, solo che piu’ banalmente uno ormai magna, beve, porta i bimbi all’asilo, ha uno stipendio decente e ha 1000 cose da fare. A questo punto che gli frega? Se qualcuno ha dei problemi prenda valigia e “sfondi” come ha fatto lui/lei.
Ai piu’ volontoresi poi direi che e’ mica detto che bisogna limitarsi a questo settore, si possono creare gruppi di lavoro tematici, se davvero son cervelli che sono fuoriusciti credo che di proteste ragionevoli e fattibili se ne possono fare ovunque, in materia di politica economica, diritto, urbanistica e compagnia bella.
Del resto e’ facilissimo migliorare questo paese, piu’ schifo di cosi’ … Quanto a idee almeno. Il molto difficile e’ far si’ che queste idee abbiano seguito concreto.
Noi in patria vi aspettiamo a braccia aperte, penso e dico spesso che il prossimo “Governo tecnico” dovrebbe essere fatto tutto da fuoriusciti e per gran parte. Gente che non ha avuto il tempo di infettarsi nel pantano italiano, cioe’ mettersi sotto il prof X che prende consulenze grazie ad amicizie con il sottosegretario Y, oppure un posto da manager nella societa’ Z, ottenuta con le amicizie dello zio. Quelli che sono qui hanno favori da rendere, posizioni ricattabili. Io spero in voi che ve la siete guadagnata. All’estero ci siete e ci rimanente non certo perche’ avete una tessera in tasca.
Voti:
0
0
Sono abbastanza d’accordo con Silvia sulle torri d’avorio e questo per esperienza personale come attivista della VIA-Academy. L’anno scorso ero stato ricevuto dall’ambasciatore di Londra, Giancarlo Aragona, che mi aveva spiegato che per i ricercatori in UK c’e’ un ufficio speciale detto attache’ scientifico con a capo prof. Salvator Amendolia, il quale ha creato un gruppo di circa 1000 ricercatori che lavorano presso le universita’ in UK. Io mi sono iscritto a questo gruppo ed dopo un anno, nessuno ha mai mandato un solo messaggio. L’ho contattato alcune volte, dice di essere sempre molto impegnato e che mi avrebbe fatto sapere di eventuali iniziative, di fatto dopo un anno non si e’ mai fatto vivo. Anzi no, una volta ha fatto un’apparizione, durante un incontro che abbiamo organizzato con il PD di Londra a proposito della fuga dei cervelli, dove era intervenuto il prof. on. del PD Bachelet, ed io anche su richiesta di quelli che non erano potuti venire, avevo registrato l’incontro con una telecamerina. Non so cosa di segreto si sia detto durante l’incontro, ma prof. Amendolia mi ha severamente proibito di pubblicare il video sul sito della VIA-Academy. Non so, non mi sembra un comportamento molto trasparente.
Voti:
0
0
Si potrebbe usare questo spazio o anche il forum della VIA-Academy (http://www.via-academy.org/Forum.aspx) per una discussione ordinata e costruttiva. Come punto di partenza permettetemi di suggerire quello che sara’ il tema centrale della seconda conferenza della VIA-Academy, il progetto NUOVA e cioe’ come costruire una nuova universita’. Gli argomenti da affrontare saranno i seguenti:
*) Quali regole applicare alla NUOVA Universita’ per renderla di tipo meritocratico e per competere a livello internazionale;
*) Progetto per far ritornare i cervelli in Italia, contro-fuga;
*) Progetto ad alto valore tecnologico perche’ basato sul telematico, un template si trova gia’ su http://www.NUOVA-Universitas.org;
*) Come costruire un consenso generale per questo progetto, in modo da coinvolgere il maggior numero possibile di accademici e politici;
*) Un largo consenso tra accademici all’estero e quindi tra politici sembra necessario per riuscire ad ottenere il riconoscimento istituzionale e i fondi per finanziare il progetto;
*) Come ottenere dei fondi e dai chi: europei, regioni, altro;
*) Benefici del progetto NUOVA, in quanto modello innovativo sotto diversi aspetti, in termini di effetti moltiplicativi per il sistema socio-economo italiano.
Voti:
0
0
Concordo certamente sulla necessita’ di fare rete, possibilmente come dice Silvia a livello pan-europeo o meglio ancora globale, per elaborare e perseguire obiettivi comuni in termini di salvaguardia della ricerca e del lavoro accademico..cio’ in misura tanto maggiore in quanto credo proprio che ormai le “torri d’avorio” per la ricerca siano destinate a scomparire anche in UK, a causa dei drastici tagli nei finanziamenti alle Universita’ da parte del Governo (ca 25% in meno di risorse finanziarie gia’ annunciato; altri tristi annunci previsti per ottobre) in seguito ai quali le organizzazioni sindacali (es. l’ UCU) hanno gia’stimato in ca 38.000-40.000 il numero di posti di lavoro accademici predestinati alla scomparsa. In via di principio, ed in misura anche maggiore nelle circostanze attuali, credo non possano esservi dubbi sulle diverse conseguenze delle condotte alternative consistenti nell’ individualismo da un lato, nel dialogo, nella sinergia e nella rete dall’altro: la prima via puo’, in un arco di tempo di breve o di medio termine, minare ed indebolire le posizioni professionali dei singoli; la seconda strada puo’ invece determinare la creazione di una “forza” numerica che esprima un largo consenso intorno ad obiettivi comuni e che, come dimostra la vicenda ricordata da Mauro, puo’ diventare conveniente ascoltare per gli stessi politici italiani.
In pratica, ritengo proprio che il vecchio detto “l’unione fa’ la forza” sia veramente applicabile al caso dei ricercatori, docenti e dottorandi italiani all’estero
Voti:
0
0
grazie a Virtual Italian Academy, ottima iniziativa, anch’io credo che il miglior modo di combattere questo sistema universitario Italiano, sia quello di creare uno nuovo!!!
Voti:
0
0
D’accordissimo che l’unico modo di riformare l’università italiana sia quello di farsene una nuova!!! casomai fuori dall’italia… non capisco tutto questo astio verso la gelmini: almeno una volta distrutta l’università italiana, tra 100 anni si potrà rincominciare daccapo sperando che il cancro sia stato definitivamente distrutto…
Voti:
0
0
ottimo lavoro, grazie a Virtual Italian Academy. Come intendete allargare questo spazio per creare una rete di comunicazione tra i ricercatori e non solo?
Voti:
0
0
sono d’accordo, purtroppo in Italia chi comanda e’ ultrasettantenne e non so se hanno mai usato un computer e sanno spedire un email.
Voti:
0
0
il problema e’ quanto abbiamo voglia di avere a che fare con italiani.
Se siamo all’estero a fare ricerca e’ anche merito degli italiani che negli ultimi 30 anni hanno sempre eletto classi di analfabeti (e ricordiamoci che comunque il governo e’ espressione del popolo).
Io penso che chi rimane in Italia (nella ricerca) se lo puo’ permettere, altrimenti si sarebbe levato di torno. Anche a me piacerebbe fare il ricercatore in Italia, vivere vicino al mare e alla mia famiglia. Non posso per un qualunque sott’insieme dei 3mila motivi che hanno spinto tutti noi a cercare un posto da ricercatore all’estero. Tutti motivi che pero’ trovano origine nella societa’ italiana e nell’organizzazione delle universita’ e ricerca italiane. E’ mio interesse che il sistema universita’ in Italia fallisca. E’ mio interesse che i miei colleghi italiani non riescano a fare le cose che riesco a fare io all’estero. Se un giorno l’Italia divenisse un paese degno di appartenere al G8, allora io saro’ in grado di prendere un posto in Italia come l’ho preso in Inghilterra avendo un curriculum migliore dei miei colleghi in Italia. Se un giorno l’Italia divenisse un paese del terzo mondo, io avro’ la possibilita’ di comprarmi una bella casa in riva al mare. Comunque e’ mio interesse stare fuori dall’Italia e guardarmi bene da cercare di migliorare le cose nella ricerca Italiana.
Ste
P.S.: Maria Stella Gelimin, ministro dell’Istruzione e’ un ossimoro e non vedo quale sia l’utilita’ di discutere di ricerca con persone che l’unica cosa che san cercare e’ il foulard al supermercato.
Voti:
0
0
Caro Stefano T., perche’ non ti unisci al progetto NUOVA che vuole evitare proprio quello.
Voti:
0
0
Caro Luca il mio problema e’: finche gente come Amendolia fa quello che tu dici (Amendolia e’ stato CERN e INFN di Pisa), finche’ il direttore dei Laboratori di Frascati (o presidente dell’INFN – non ricordo) fa rimuove gli striscioni di protesta esposti dai precari (contro diritto di sciopero, protesta e una bella manciata di belle idee cartacee) per la visita della ministra al Laboratorio, finche i miei colleghi che sono in Italia mettono nel loro curriculum lavori altrui pur di aumentare le proprie chance di avere un posto precario, finche … metti tu quel che vuoi … io non muovo un dito. Le conquiste sociali non possono essere importate ma si ottengono quando c’e’ una sufficiente massa critica che le vuole. Questa in Italia manca in tutto ed in particolare in ambiente accademico.
Se invece lo scopo e’ discutere di argomenti prettamente accademici e organizzare eventi di carattere scientifico/culturale, beh allora son ben contento di partecipare.
Ste
Voti:
0
0
Caro Stefano, il progetto NUOVA e’ un argomento/evento prettamente accademico, comunque rispondendo alla domanda riguardo le conquiste sociali, io credo che in Italia ci sia questa voglia di cambiamento, pero’ dipende da noi, non possiamo aspettare che qualcun altro lo faccia per noi. E’ chiaro che, chi governa cerchera’ di mantenere la loro poltrona e i loro privilegi, ma sta a noi denuciare questo comportamento ingiusto che appare molto chiaro che si confronta con quello all’estero.
Voti:
0
0
La massa critica e’ prodotto di ogni singola particella che si aggrega ad un insieme.
Quindi stai pure all’estero ma sei perfettamente italiano nella tua visione, ti rifiuti come altri di fare massa critica. Quindi sei civilmente colpevole. E’ legittimo che tu ti faccia i cacchi tuoi. Nulla da dire. Pero’ ti invito a eliminare i residui di italianita’ che ti sei portato dietro, cioe’ pensare per te stesso e eventualmente a parenti e amici perche’ con questa bella mentalita’ c’e’ il rischio che mandi in malora pure il sistema UK sei fai carriera.
Voti:
0
0
Chiaro e onesto. Non fa una piega e sono d’accordo con te.
Voti:
0
0
… mi fanno replicare solo qua …
forse son stato un pochino diretto.
Permettetemi di chiarire il mio pensiero a riguardo di “importare in italia le cose che apprezziamo all’estero”. Se noi siamo all’estero e’ perche’, in molti casi immagino, abbiamo trovato fuori dall’italia qualcosa che li non ci era possibile ottenere, di base, immagino, la dignita’ di fare il ricercatore e di avere uno stipendio degno di tale nome, il riconscimento delle nostre qualita’, posizioni piu’ o meno prestigiose ma comunque ottenute senza bisogno di ingraziarsi nessuno. Ora pare evidente che tutto questo non fosse possibile in Italia, altrimenti non staremmo qua a discuterne. Siccome stiamo parlando di una nazione che presumibilmente e’ nel G8, la cui popolazione studia per la maggior parte fino a 15 (per legge) e per una grossa parte fino a ~25 anni facendo universita, e che quindi dovrebbe aver sviluppato un certo senso critico nei confronti delle informazioni e del mondo che la circonda, e conseguentemente la capacita di decidere i propri rappresentanti.
Ora negli ultimi 30 anni questa nazione (60 milioni di persone) ha deciso di essere governata da, nel migliore dei casi, analfabeti stile la Trota o Gentiloni, nel peggiore, mafiosi o corruttori. Io ho difficolta’ ad immaginare di poter cambiare la mentalita’ di 60e6 persone, e soprattutto mi chiedo se ne ho il diritto. Stiamo parlando di persone che hanno il diritto di voto, e quindi si presuppone siano in grado di prendere decisioni da se. Non ho mai pensato che fosse saggio esportare la democrazia in Afganistan e non penso sia possibile esportare la meritocrazia in Italia. Semplicemente questo. Il giorno che gli italiani si sveglieranno da questo torpore (che comunque a ben vedere si portano avanti dalla morte di Augusto… ) beh io saro’ ben contento di aiutarli da qui. Ma prima di allora sarebbe solo un atto di arroganza da parte mia pretendere di spiegare a una nazione cosa e’ la cosa giusta da fare.
Ste
Voti:
0
0
Stefano, tutto qiel che dici e’ tremendamente realista. Ma nella storia i cambiamenti non succedono se tutti semplicemente constatano lo ‘status quo’ e poi non fanno nulla. Pero’ anche un piccolissimo gruppo di idealisti ‘doers’, come inguaribilmente credo di essere io, potrebbe inoculare nella cultura senescente (intesa sia come brodo vecchio che ‘culturame’) cambiamenti incisivi, producendo semplici proposte e anche modelli nuovi di fare universita’ – come la NUOVA, appunto. E cosa avremmo da perdere, after all?
Voti:
0
0
Interessante questo progetto NUOVA, dove posso trovare maggiori informazioni?
Voti:
0
0
Ciao Marco V,
Come mi è stato chiesto dai colleghi cerco di rispondere, nello spazio qui disponibile, alla tua domanda sul progetto NUOVA a nome degli stessi colleghi che lo hanno già indicato come oggetto della Seconda Conferenza VIA a Manchester a settembre. Constatando da un lato la ben nota situazione dell’attuale sistema italiano, e notando dall’ altro lato che nemmeno il sistema UK sarà più in grado di assicurare un futuro ai ricercatori a causa dei drastici tagli alle risorse finanziarie ed alle inevitabili conseguenze negative che essi determineranno, è sorta l’idea di cercare di lanciare il progetto di far istituire una nuova Università (da cui il nome, NUOVA) che funzioni in modo migliore rispetto sia alle Università italiane che alle Università UK. Si tratterebbe – nell’attuale idea che dovrà costituire oggetto di approfondita discussione a Manchester – di una Università telematica autogestita, che – ispirandosi ai principi della salvaguardia assoluta della libertà accademica e del carattere intellettuale del lavoro e riconoscendo la necessità di creare interazioni con il contesto socio-economico – presenti una serie complessiva di innovazioni, dall’utilizzo della tecnologia telematica ai metodi di insegnamento e valutazione degli studenti, dalle possibili sinergie interdisciplinari ai collegamenti con il mondo del lavoro extra-accademico nei diversi settori, al fine di creare maggiori opportunità anche per il futuro professionale degli studenti. Vi è consapevolezza che si tratta di un progetto molto ambizioso, ma non irrealizzabile se si formasse un vasto consenso di massa intorno all’idea: da un recente documento ministeriale (gennaio 2010) emerge che, anche in Italia, viene percepita la necessità di sviluppare le Università telematiche e di avere garanzie di qualità nelle nuove proposte di istituzione. In questo contesto e notando il precedente della University of People, la Seconda Conferenza VIA fornirà dettagli approfonditi dell’idea
Voti:
0
0
maggiori info sul progetto verranno pubblicate sul sito della VIA-Academy (http://www.via-academy.org) mentre verranno presentate e discusse nella seconda conferenza che si terra’ a Manchester, molto probabilmente Sabato 11 Settembre 2010: ovviamente siete tutti invitati.
Voti:
0
0
SONO MOLTO INTERESSATA E COMPIACIUTA.
Voti:
0
0
Rispondo ad Angela per illustrare il progetto NUOVA , anche su sollecitazione di Silvia Ferrara. A primavera trovai un articolo giornalistico sull’University of the people e lo divulgai nella Via-academy con un commento ad un post sul BLOG del nostro sito. Ci fu subito un forte entusiasmo di alcuni colleghi, fondatori e membri recenti del nostro network. Quindi buttai giu’ un ‘backbone’ di progetto di base, con un minimo di 3-4 facolta’ ed una decina di docenti disponibili – in UK e nel resto d’Europa. Inizialmente si chiamava NOVA, ma poi l’abbiam cambiato in NUOVA per non generare confusione con altre iniziative aventi lo stesso nome. Un collega matematico ha pure creato un gruppo Google che raccoglie l’evoluzione delle bozze di programma didattico con i contributi iniziali di vari colleghi – matematici, fisici, biologi, biochimici, chimici, economisti, studiosi di design ambientate etc. Essendo una persona pratica, intendevo prima vedere se si riusciva a creare un embrione del progetto all’interno della mia Faculty of Life Sciences dell’universita’ di Manchester, dove ho l’appoggio del fortissimo nucle di e-learning. Pero’ mi son scontrato con la burocrazia del sistema didattico inglese, e della mia limitata capacita’ di produrre un dettagliato ‘business plan’. Ho quindi seguito l’idea di ‘volare alto’ che altri colleghi stavano portando avanti, soprattutto i due Luca (B and C) che hanno gia’ fatto commenti qui. Insieme a loro abbiamo messo in cantiere la struttura online di base della NUOVA – a cui ora sarebbe bello contribuissero tutte le persone potenzialmente interessate. Questo post potrebbe essere il ‘trigger’ per accandere la passione di costruire insieme un modo veramente nuovo di produrre cultura e formazione superiore per gli Italiani – sia docenti che studenti! E poi la vendiamo ai brasiliani, argentini etc. – eventualmente. Per maggiori informazioni, scrivetemi!
Voti:
0
0
a differenza di molti non ho capito in realta’ quale sia la convenienza nostra nel “fare rete tra noi”. Tanto vale fare bene il nostro lavoro all’estero, integrandoci ed agendo coesi con i colleghi che condividono i nostri scopi (di ricerca, di lavoro, personali,…) piuttosto che con quelli che condividono l nostra nazionalita’. Alla fine quello che ci accomuna non e’ il fatto di essere italiani, ma di essere ricercatori all’estero.
Voti:
0
0
io credo che l’importanza di fare rete tra noi, sia quella di formare un’alternativa valida all’attuale sistema universitario Italiano. Se tutti ragioniamo in questo modo succede che non cambiera’ mai nulla perche’ chi e’ nella posizione di far qualcosa per cambiare, non lo fa in quanto ho trovato di meglio in un altro paese.
Voti:
0
0
Il punto e’ che chi e’ nella posizione di cambiare le cose in italia non ha interesse a cambiarle, e chi non e’ nella posizione di cambiarle sta li e subisce o scappa. Parlare di cambiare la ricerca in Italia prevede comunque ad un certo punto dovere interagire con le persone che sono attualmente al governo della ricerca in Italia, i rettori, i direttori di sezione e via dicendo, sarebbe come andare a parlare di evasione fiscale con Berlusconi e di mafia con dell’Utri.
Se il paesino si vuota, meglio cosi’, vuol dire che si doveva vuotare. La Liguria (da dove vengo) e’ piena di paesini che sono stati abbandonati nel dopo guerra e adesso rifioriscono perche’ ci sono persone dal nord europa che si comprano casa nei paesi, li risistemano e ci vanno a vivere… in fondo non e’ poi tanto male.
Voti:
0
0
E’ la stessa cosa che accade in un paesotto dopo che i giovani capaci emigrano in un’altra citta’ e cioe’ si riduce ad un gruppo di vecchietti che vanno avanti con la cariola, la zappa, la cucina a legna ed il resto lo lascio immaginare a voi, altro che tecnologia e sviluppo!!!
Voti:
0
0
Italianissimo anche tu direi. Familismo amorale.
Comunque per qualcuno il discorso e’ che sono affezionati, alla lingua per esempio, che e’ quella della mamma e della nonna. Al paesaggio. Pensano che fine avra’ fatto Mario con cui giocavo alle elementari. Pensano alla famiglia di Mario che magari sotto un Berlusconi non se la passa bene, lui era un po’ zuccone e ha cominciato a lavorare come operaio. Pensa alle lasagne che faceva alla zia. E insomma a tutta quella miriade di cazz…. che una per una non vogliono dire niente e che insieme a qualcuno gli fa venire il magone di tanto in tanto e la voglia di poter tornare se gli gira e che tutto sia un po’ meglio.
C’e’ ancora un po’ di romanticismo in giro. Poi chi e’ cittadino del mondo e arrivato da due miniuti a Tokyo e’ li’ che da’ pacche sulle spalle al vicino di sedia al bar forse non frega niente. Non capisce e non sente la faccenda delle lasagne e compagnia. Pazienza, posizione rispettabile. Comunque sembrera’ incredibile ma c’e’ gente che non ragiona in termini: ma io che ci guadagno, qualcuno pensa, ma c’e’ una maniera che ci guadagno io e pure gli altri ..
Forse non solo i cervelli migliori se ne vanno, magari certi preparati tecnicamente (e non e’ detto, che i Nobel sono pochi e i ricercatori tanti, certi raccontano storielle per una vita e dopo una vita non lasciano davvero niente che serva a qualcosa, qualche studio minore e perlopiu’ inutile e sorpassato), ma per me fa parte del cervello anche l’umanita’.
Voti:
0
0
molti tra coloro che se ne sono andati lo hanno fatto dopo una vita di fatiche, amarezze, delusioni e calci nel derriére. abbastanza comprensibile che non vogliano più nemmeno sentir parlare dell’università italiana. penso che una parola sull’argomento la possano dire anche coloro i quali non si trovano all’estero, ma sono riusciti a restare, magari facendo cose al di fuori dell’università. la formazione è un problema serio. gli atenei sono da anni ricettacolo di raccomandati e nullafacenti, che hanno sostituito baroni arteriosclerotici acquisendone tutti i difetti senza portare granchè di buono. è ora di fare pulizia. la politica c’entra poco, anzi, rendendo la carriera accademica sempre meno appetibile, probabilmente avrà un effetto favorevole sull’elimiazione di questi personaggi e sul necessario ricambio. speriamo..
Voti:
0
0
Credo che un miglioramento della situazione per la ricerca scientifica in tutti i settori sia certamente indispensabile e beneficierebbe il sistema socio-economico italiano nel suo complesso… Mentre nell’attuale scenario UK ed Italia riducono le risorse per la ricerca ritenendo tale scelta necessaria per politiche di bilancio, altri Paesi stanno procedendo nella direzione opposta: nonostante la crisi economico-finanziaria che ha colpito quasi tutti i Paesi e le incerte prospettive di ripresa, mi risulta che la Francia abbia deciso di investire ben 22 milioni di Euro quali risorse aggiuntive per potenziare il suo sistema accademico e della ricerca scientifica e che anche la Germania proceda a nuovi investimenti. Da un recente confronto internazionale, ho notato che – in Europa – le maggiori risorse all’ Università ed alla ricerca vengono destinate dai Paesi scandinavi, seguiti a routa da Svizzera, Francia, Germania ed Austria, mentre sia lo UK che l’Italia figurano nella parte bassa della classifica per la spesa per la ricerca. In un viaggio a Stoccolma per una Conferenza lo scorso dicembre, rimasi colpito dal modo in cui vari depliants presentavano il Paese ai visitatori: il Paese veniva presentato ricordando i risultati raggiunti dai suoi ricercatori in tutti i campi (mi è stato riferito di un approccio simile esistente in Finlandia, che, nel confronto internazionale, presenta – seguita dalla Svezia – la più alta percentuale di PIL investita per la ricerca). Evidentemente, in tali Paesi, nella scala dei valori sociali la ricerca occupa una posizione molto importante come elemento di sviluppo socio-economico.
La “lezione”, che tali esempi “impartiscono” per il caso italiano, mi sembra ovvia: un miglioramento della situazione sarà possibile soltanto se si diffonderà ad ampio raggio nell’opinione pubblica la consapevolezza dell’importanza della ricerca e dei suoi risultati (ritengo che idee come il progetto NUOVA possano aiutare anche a tale scopo).
Voti:
0
0
interessante questo progetto di creare una nuova universita’, ma dove sorgera’? In Inghilterra?
Voti:
0
0
Il fermentatore e’ chiaramente in UK, come discuteremo nella seconda conferenza della VIA a Manchester l’11 Settembre prossimo – e spero che potrai parteciparvi, Mario! Tuttavia, essendo una struttura online, sara’ inevitabilmente delocalizzata. Idealmente, penso che prima o poi qualche collega che originariamente viene dal Sud e tornera’ dalle sue parti dopo un periodo di formazione in UK produrra’ una piattaforma di ancoraggio della NOVA presso qualche universita’ del Sud, in modo di attingere nel modo piu’ virtuoso possibile a fondi di formazione (EU etc.) che sono disponibili per il mezzogiorno – dove comunque troveremo buona parte degli studenti per la NUOVA, direi. Infatti, sara’ molto piu’ economico ad uno studente bravo ma con pochi mezzi iscriversi e sequire i corsi online della NOUOVA da casa, al suo paese, che migrare in una delle affollatissime universita’ del centro-Nord, con tutte le difficolta’ che cio’ tradizionalmente comporta. Potrebbe essere anche un modo per arginare, finalmente, il drenaggio di risorse umane dal Sud al Nord nel belpaese!
Voti:
0
0
BARBARA BERLUSCONI SI LAUREA: DON VERZE’ LE OFFRE LA CATTEDRA E UMILIA I LAUREATI ITALIANI
http://www.agoravox.it/Marina-Berlusconi-si-laurea-don.html
Voti:
0
0
… e noi stiamo a discutere di portare la meritocrazia in italia? … ma un pochino, dico solo un pochino, presi per il c..o, non vi ci sentite? A Londra oggi c’è un bel sole: Enjoy! and God Save The Queen
Voti:
0
0
non a me verrebbe la voglia di fare una rivoluzione!
Voti:
0
0
deh… manco io…
Voti:
0
0