Al sito DAVINCI, acronimo vagamente artefatto per Database Accessibile Via Internet dei ricercatori italiani Non residenti in Italia presso Centri universitari, laboratori industriali e organizzazioni Internazionali: risulta che all’estero risiedono 2055 ricercatori italiani. Sospetto che ce ne siano molti di più e sarebbe utile, anche solo per ragioni statistiche, che chi non l’abbia ancora fatto, si iscriva.

Ma lo scopo qual è? Viene millantato che possa servire a ‘costituire un foro di dialogo tra ricercatori all’estero e tra essi ed i colleghi che operano in Italia’. Ma a parte un link per qualche bando di concorso, il sito è una patetica lista di nomi a vuoto, che ci dice solo che siamo in tanti a fare ricerca all’estero. Senza contare che nel novero non sono inclusi docenti e dottorandi (o forse sì? La distinzione non viene fatta). Lista o non lista, il problema rimane: saremo pure tanti, ma, anche tra di noi, comunichiamo poco.

Come antidoto all’elenco improduttivo, segnalo il sito Virtual Italian Academy , volto a sviluppare un network di accademici italiani e professionisti che lavorano nel nord della Gran Bretagna. Gli scopi di quest’iniziativa sono molteplici e utili a formare una comunicazione costruttiva tra gli accademici italiani che lavorano qui, che possa, come suggerisce Mauro Degli Esposti, lecturer di tossicologia all’Università di Manchester, anche (addirittura!) lavorare in sinergia e ‘influenzare positivamente la politica universitaria in madrepatria.’

Sturare le orecchie alle maestranze politiche italiche e influenzare le loro policies sembra complesso (eufemismo!), ma il proposito di base è meritevole di nota, e andrebbe esteso e strutturato a tela di ragno, non solo in questo paese, ma a livello almeno pan-europeo, se non globale. Sarebbe utile creare una rete di comunicazione sistematica, un forum di discussione ordinato e costruttivo, una pedana di scambio di proposte ragionate. Alla ricerca della comunicazione su temi come mobilità, finanziamento, valutazione, riforma, integrazione; per informare sulle reali possibilità all’estero, le difficoltà, i costi; per discutere, consigliare, preparare, avvisare, e soprattutto cercare di integrare chi è costretto a lasciare l’Italia per trovare fortuna altrove.

Lo spazio su questo giornale è un inizio, ma le proposte, i suggerimenti, le cose concrete vanno estese a macchia d’olio e in maniera ordinata. Allarghiamo questo spazio! Noi all’estero potremmo essere più propositivi, come fa il mission statement della Virtual Academy o come fanno le Italian Societies (a Oxford e a Londra, per esempio) che propongono, dibattono e discutono, ma purtroppo sono low profile. Il punto, la mia solita polemica, è che anche noi, emigrati (un po’ individualisti) alla ricerca della ricerca etica, faremmo bene a svegliarci e iniziare a pensare a come comunicare meglio, tra di noi e con gli accademici in Italia, invece di pensare che la felicità esista solo nelle nostre torri d’avorio.