Contro il pensiero unico e l’idea che l’altro ha torto a tutti i costi, è da poco iniziata l’avventura di Caffeina Magazine, mensile “di cultura e res publica”. Il direttore è Filippo Rossi, alla guida anche del giornale on line di Farefuturo, la fondazione vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini. La nuova rivista, distribuita in abbonamento, non vuole però farsi promotrice del pensiero di destra. Anzi, “il nostro scopo – spiega Rossi – è disgregare la dicotomia tra destra e sinistra, che appartiene a Ottocento e Novecento”.

“Ci ispiriamo a internet come luogo di osmosi e condivisione culturale – continua il direttore –. Non esistono più due sponde tra cui costruire ponti, ma una pianura continua in cui ognuno può dire la sua”. Già dal primo numero è lasciata la parola a esponenti di un’area che, di certo, non è quella finiana. Vladimir Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, spiega come la trans-intellettualità sia “la capacità di cambiare idea, di riflettere, di capire le ragioni degli altri, di liberarsi del fardello dell’eredità dei padri e dei preti”. Nelle ultime pagine è di Vauro Senesi, il vignettista di Annozero, un racconto sulla Resistenza. Non mancano poi i contributi di Antonio Scurati, scrittore che in passato non ha negato di essere un uomo di sinistra, e Roberto Saviano, scelto quest’anno per aprire il festival letterario Caffeina Cultura, la cui quarta edizione si è conclusa sabato scorso, dopo aver portato a Viterbo 150mila persone. Ed è anche dall’esperienza positiva della manifestazione che è nata l’idea di dare vita al nuovo mensile, che in comune con il festival ha la ricerca della promiscuità culturale.

Scrive Rossi nel primo editoriale: “È necessario incamminarsi nei territori multidimensionali, in cui tutti finalmente parlano con tutti, in cui non esistono idee di riferimento, in cui le biblioteche (e le idee) sono condivise”. In quei territori “in cui ci si può guardare negli occhi senza paura, perché – come recita il sottotitolo in copertina – la misticanza è meglio della militanza”.

A un’intellettuale vicina a Farefuturo, Sofia Ventura, è lasciato il compito di dare le regole d’oro “per uscire da un torpore tutto italiano”, necessarie perché “se la politica è depressa, deprime il Paese intero”. Sembra quasi un attacco all’ottimismo berlusconiano. Che il mensile sia un’occasione per regolamenti di conti interni alla maggioranza? “Per niente, noi ci opponiamo solo a una cultura blindata e bloccata, una cultura senza cultura”, risponde Rossi. Perché l’opinione pubblica non si riduca a un insieme di “criceti in una ruota, convinti di correre e, invece, eternamente immobili”.

La sfida è ardua, in un Paese che, come scrive il direttore, è “convinto di essere grande e si ritrova sempre più piccolo, si crede giovane e si ritrova sempre più vecchio”. All’Italia va data una sveglia, insomma. E nel prossimo numero proveranno a darla, tra gli altri, il sociologo francese Michel Maffesoli e il vincitore dell’ultimo premio Strega Antonio Pennacchi.