Ancora sul Mozambico: sono andato a trovare in carcere uno dei tanti Abdul che popolano la giovinezza di questo paese. Lo avevo conosciuto ancora bambino, quando per vivere, vendeva ai pochi turisti dell’Isola del Mozambico collanine fatte di pietre raccolte spiaggia. Senza famiglia, dopo le collanine ha intrapreso una modesta e, alquanto, maldestra, carriera di ladro di polli. Risultato: condanna complessiva a quattro anni di carcere per una serie di furti di pentole. Il diritto formale è salvo, Beccaria potrebbe sostenere che le regole processuali sono state rispettate e che il Mozambico è in linea con il principio di legalità e lontano dalla giustizia informale che accompagna molti giudizi sommari in posti esotici ma poveri quali il paese di Abdul.

Io sono convinto del contrario: Abdul sta morendo in carcere. Un posto orrendo dove in due stanzoni sono rinchiusi circa un centinaio di persone. Il vitto è insufficiente e il ragazzo non ha familiari che possono provvedere al suo sostentamento. Le malattie sono diffuse e non c’è uno straccio di servizio sanitario.

Solo una quindicina di anni or sono, Abdul si sarebbe trovato ad affrontare la riprovazione sociale e la vergogna per i furti nelle case della propria comunità unitamente a qualche schiaffone, pugno, spintone all’interno di un processo dalle regole tribali e di fronte alla propria gente. Finita la punizione sarebbe stato riaccolto dalla stessa comunità. Una cosa che a noi fa orrore ma che avrebbe permesso al ragazzo di elaborare meglio e più compiutamente la portata dei propri atti. Oggi non elabora nulla perché il carcere per lui rischia di tramutarsi in una condanna a morte. Le seghe mentali sui diritti umani, nostro fondamentale patrimonio, cozzano con le condizioni di vita di centinaia di migliaia di detenuti di questi paesi che si ritrovano a subire condanne dall’esito imprevedibile. Ipotizzare che nei paesi più poveri le condizioni carcerarie debbano migliorare è esercizio tipico da salotti.

Forse è il caso di non disprezzare, con una alzata di sopraciglio, una giustizia informale e comunitaria che se nei casi estremi porta a linciaggio ( pratica ancora diffusa ) del reo nella maggioranza di fatti minori per gravità portava ad una punizione corporale severa ma, ai fini della sopravivenza della persona, salvavita.