A Roma, nel 2005, c’erano oltre 170 mila punti luce. Con la cementificazione selvaggia delle ultime giunte comunali saranno sicuramente saliti ben al di sopra dei 200 mila.

Nel bilancio 2006 della capitale le spese correnti sono passate da 3.547 a 3.591,1 milioni (+1,2%). Una parte di queste somme se ne è andata per la “bolletta energetica” del Comune: pensiamo infatti per un momento a tutti gli edifici pubblici che Veltroni prima, e Alemanno ora, si sono trovati a gestire per conto dei propri cittadini. Sedi istituzionali, impianti sportivi, centri culturali, monumenti, scuole e, appunto, pubblica illuminazione.

Considerato che mediamente è possibile abbattere i costi della pubblica illuminazione di oltre il 30% semplicemente sostituendo le lampade più vecchie con quelle a basso consumo e introducendo i regolatori di flusso su ogni singolo punto luce, o addirittura dell’80% montando la tecnologia dei LED, due sono le cose davvero incredibili: l’assoluta miopia, pigrizia e paralisi di gran parte della classe politica italiana e le eccellenze virtuose che si fanno largo nell’indifferenza generale.

Se fossi il segretario di un partito nazionale, infatti, promuoverei una colossale operazione di efficienza energetica su larga scala, proprio a partire dalla pubblica illuminazione e dai comuni amministrati da sindaci del mio stesso colore.

Questo perché una cosa del genere garantirebbe di raggiungere, in brevissimo tempo, questi sorprendenti risultati:

– taglio degli sprechi e risparmio economico (per ogni bilancio di ogni comune) di oltre il 50%;

– abbattimento delle emissioni di CO2 in atmosfere e conseguente beneficio per le comunità locali;

– riduzione dell’inquinamento luminoso;

– miglioramento dell’illuminazione stradale “percepita”;

– visibilità e consenso (che per un politico di solito è al primo punto).

A questo punto qualcuno sarà già saltato dalla poltrona: non è possibile, questo mi sta prendendo in giro.  Invece è possibile, perché è già stato fatto! Il nostro “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle” fa tappa in Campania, e più precisamente in provincia di Salerno, dove si trova un comune che, con i suoi 1.200 abitanti, si propone come modello di risparmio energetico per tutte le altre città italiane.

Si chiama Torraca, e la sua particolarità è che l’impianto di illuminazione pubblica non è costituito dalle solite lampade ad incandescenza, ma dalle lampade a risparmio energetico a LED (Light Emitting Diode). Questo piccolo comune campano ha infatti investito 280.000 euro per installare 700 punti luce a LED.

L’investimento, che viene ammortizzato in 6 anni, ha portato e porterà come vantaggi economici al comune di Torraca un risparmio energetico di circa il 65% e una riduzione dei costi di manutenzione dell’impianto di illuminazione di circa il 50%.

Inoltre i cittadini vedranno ridotto l’inquinamento luminoso di circa il 90%, avranno meno emissioni di CO2 e non avranno più a che fare con le sostanze tossiche presenti nelle sorgenti luminose tradizionalmente impiegate per la pubblica illuminazione, e assenti invece nelle lampade a LED. Grazie a questa iniziativa, nel novembre del 2007, il sindaco di Torraca ha ricevuto il premio “Enti locali per Kyoto 2007”.

In questi anni assistiamo ad una lenta ma progressiva crescita dei consumi per illuminazione stradale e delle aree pubbliche e private scoperte. Interi quartieri e nuove urbanizzazioni di periferia vengono fittamente illuminati quasi si trattasse di via dei Fori Imperiali, per venire incontro ad un malinteso bisogno di sicurezza da parte della popolazione o anche per mancata programmazione da parte dell’amministrazione.

Gran parte della pubblica illuminazione (punti luce, reti, contratti) italiana è un vero e proprio colabrodo, che contribuisce in negativo al mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto.

Possiamo quindi dire, usando  un’immagine forte, che quasi metà dell’energia impiegata per illuminare le nostre strade va letteralmente sprecata. È una stima basata su dati reali sia di consumo che di efficienza tecnica del parco installato. Applicando su larga scala l’esperienza di Torraca otterremmo un risparmio energetico potenziale di 1888 GWh.

In sostanza è come se liberassimo energia in quantità sufficiente a: risparmiare energia elettrica equivalente alla produzione dei termovalorizzatori  italiani (1554 GWh nel 2005); chiudere una piccola centrale termoelettrica di vecchia generazione da 320 MW; ridurre i consumi di un valore pari alla produzione elettrica da fonte eolica italiana (1884 GWh nel 2004); fornire energia elettrica a 827.340 famiglie italiane.

Oppure, infine, questa energia sarebbe sufficiente ad alimentare tutte le utenze domestiche della regione Liguria: un po’ come se da domani tutti i liguri avessero la corrente gratis per stirare, cucinare, illuminare la casa, guardare la tv…

Link:

http://www.comuneditorraca.it/