Non è difficile a Londra imbattersi in donne che vestono il Niqab, velo nero completo usato nella penisola arabica, composto di due pezzi, che lascia scoperti solo gli occhi, talvolta identificato erroneamente con il Burka (usato solo in Afghanistan e Pakistan). Nella piscina che frequento abitualmente, situata nei pressi di Queensway e dunque ai margini del quartiere a maggioranza araba intorno a Edgware Road, mi è persino capitato di nuotare accanto a donne completamente avvolte in un leggero abito nero, testa compresa.

Il Regno Unito, al contrario della Francia, non ha per regolamentare l’uso di abiti tradizionali e simboli religiosi altro che il buon senso. D’altronde, si sa, gli stessi inglesi amano vestirsi seguendo a volte gusti bizzarri, e un turista che passaggi per Camden si troverà di fronte acconciature punk, capelli di colori impossibili e ragazze in calzamaglia e top anche a temperature non propriamente mediterranee. Se questo è il loro grado di tolleranza in fatto di moda, qual è lo scandalo? Il Niqab, ascendenze culturali e religiose a parte, non è semplicemente un modo di vestire come un altro?

Eppure la discussione sul velo si accende anche qui. Stamattina l’Independent usciva con la storia di copertina (è un quotidiano in formato tabloid, quindi spesso ospita una sola notizia in prima pagina, quasi come un settimanale) dedicata a un episodio che farà certamente discutere. Il deputato conservatore Philip Hollbone si è rifiutato di incontrare alcune donne che vestivano il velo completo nel suo collegio elettorale, e ha chiesto loro di toglierlo. “Se non posso vederle in faccia come loro fanno con me, ha ironizzato Hollbone, comunicherò in un altro modo, magari scrivendogli una lettera”.

Per adesso Hollbone è l’unico ad aver presentato una proposta di legge per il bando del velo totale. Ma dopo Francia e Belgio, è possibile che anche nella tollerante Gran Bretagna si accenda il dibattito circa l’opportunità di adottare regole che non siano solo affidate al buon senso.