L’equipe dei medici del San Gerardo di Monza, guidata da Giuseppe Masera e diventata un punto di riferimento mondiale nella cura alle leucemie infantili, sostiene che sia una malattia subdola per cui non si è ancora riusciti a trovare una causa precisa ma che scaturisce da un mix di ingredienti genetici, ambientali, persino virali. Da ieri, però, l’elettrosmog è diventato uno dei principali imputati. Per la prima volta, una ricerca autorevole condotta in cinque anni dall’Istituto dei Tumori ha collegato la presenza di ripetitori radiofonici in zone densamente popolate con l’eccesso statistico di leucemie, linfomi e altri tipi di malattie della stessa famiglia.

A Roma infatti, da dieci anni un gruppo di genitori i cui figli si sono ammalati combattono una battaglia contro l’elettrosmog provocato dai ripetitori potentissimi di Radio Vaticana. Troppo vicini, continuano a ripetere, alle loro case alle porte di Roma Nord. E dopo lunghe indagini la ricerca epidemiologica dell’Istituto dei Tumori ha indicato “un’associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale all’emittente ed eccesso di rischio di morte per leucemia”. Di più: “l’esposizione alle antenne di Radio Vaticana è associata a un eccesso di incidenza di leucemie e linfomi”.

Questi genitori, i ragazzi che sono sopravvissuti ma che hanno perso la propria infanzia tra i corridoi di un reparto d’ospedale, chiedono oggi a Benedetto XVI di spegnere i ripetitori in attesa di accertamenti ulteriori o della decisione del Tribunale in merito. Ogni giorno che passa potrebbe essere fatale per un bambino che gioca nel giardino della propria casa, ma anche per il feto che aspetta di nascere da quelle parti.

In attesa di una risposta dalle stanze pontificie vi segnalo che l’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, ha un ufficio dedicato a valutare il grado di elettrosmog che investe o si propaga da casa vostra (a volte basta un vecchio impianto elettrico fatto male). Se avete dubbi su antenne radio o telefoniche troppo vicine al vostro balcone, per esempio, potete fare una semplice richiesta all’ufficio Arpa della vostra zona e, sebbene con qualche settimana di attesa, un tecnico verrà a misurare i livelli di emissioni. Gli strumenti per sapere, insomma, ci sono.

Bisogna poi capire che potere potremmo avere, in caso di emissioni eccessive, nei confronti dei soggetti proprietari dei ripetitori (in genere non proprio pesci piccolissimi, Radio Vaticana in testa). La giustizia, almeno quella terrena, è ancora in una fase di quieta attesa dei risultati. Che fine ha fatto il buon vecchio principio di prudenza? Probabilmente, un programma dal gradimento troppo basso.