“Nessuno parli più di ‘scontri’, di ‘incidenti’”. Gli aquilani hanno in mano tre video per smontare le bugie. Sono tornati a Roma, una settimana dopo la manifestazione finita con due feriti, a dimostrare che loro di reazioni non ne hanno avute. E i manganelli si sono alzati solo da una parte, quella della polizia. Ieri, nella sala del Mappamondo, alla Camera dei deputati, hanno proiettato le immagini che danno loro ragione: mani alzate in segno di pace e volti scoperti. “Se avessimo voluto provocare, saremmo venuti a Roma così?”.
Le Forze dell’ordine sostengono che ad aver scatenato quegli “scontri” che gli aquilani non vogliono sentir nominare, non siano stati i terremotati, ma esponenti dell’area antagonista romana. Due presunti “infiltrati” si sono beccati pure una denuncia. Ma, ieri, in quei tre video le prime file erano tutte riconoscibilissime. “Vi posso dire i nomi di tutti, uno per uno”, dice Anna Lucia Bonanni, una delle voci dell’assemblea cittadina de L’Aquila. Nel primo video, il nome del “provocatore” lo conosciamo anche noi. Si chiama Giovanni Lolli, di professione deputato Pd. Parla con alcuni dirigenti della polizia. Siamo in piazza Venezia: il corteo si è appena radunato, deve ancora partire ma di fronte ha già decine di agenti in assetto antisommossa. Lolli vuole andare sotto il Parlamento assieme ai suoi concittadini. Dice al poliziotto: “Evitiamo che succeda qualcosa, mi dica lei che margini ha”. Intorno c’è gente arrabbiata, che urla, ma hanno tutti le mani alzate. Il primo manganello parte così, gratuito, mentre a due metri di distanza il sindaco Massimo Cialente sventola la fascia tricolore per cercare di farsi vedere.
Il secondo video è girato qualche centinaio di metri più in là, in via del Corso. L’atmosfera è tesa, e i manifestanti per provare a stemperarla chiamano i sindaci a rimettersi in testa al corteo. Il manganello torna a colpire qualche minuto dopo. Come reagiscono gli aquilani? Fanno due passi indietro. E un (aquilanissimo) anziano signore, con il cappello in testa, esprime tutto il suo sdegno con un lungo applauso rivolto alla polizia. Il terzo momento caldo ripreso dalle telecamere è quello davanti a Palazzo Grazioli.
Gli aquilani anche ieri, come già una settimana fa, tornano a spiegare che loro, davanti alla residenza privata del premier, ci volevano passare solo per raggiungere la sede del Senato. Avevano anche proposto alla polizia di formare un cordone sul lato destro di via del Plebiscito, in modo da rimanere a debita distanza dal portone di casa Berlusconi. Niente da fare. Anche qui mani alzate e le urla “vergogna” che salgono solo quando gridare “L’Aquila” non serve più. Tornano indietro, giro lungo per via delle Botteghe Oscure: davanti a Palazzo Grazioli, la protesta non s’ha da fare. Il perché, agli aquilani, non è difficile da capire. “Abbiamo fatto tante manifestazioni in questo anno – ricorda Giusi Pitari, pro-rettore delegato dell’Università de L’Aquila – Sappiamo benissimo come funzionano, i permessi, le autorizzazioni. I poliziotti in assetto antisommossa ci scortano perfino quando facciamo le fiaccolate per commemorare i nostri morti. Invece in via del Corso ho avuto la sensazione di finire imbottigliata. Ho avuto paura. Con tutte quelle Forze dell’ordine attorno, non avrei dovuto averne”. Il problema, prosegue Anna Lucia è che “eravamo stati scelti come simbolo del ‘miracolo’, e ora che non si può più nascondere il fallimento, il governo vuole farci stare zitti. Quello di farci passare per violenti era un teorema già costruito. Nel video abbiamo ripreso un giornalista del Tg4 che dice che nel corteo aquilano non c’era nessuno”. Invece ci sono. È che se lo riconoscessero, tutti i tg sarebbero costretti a parlare dei loro problemi: le tasse che devono ricominciare a pagare, le rate dei mutui che non si sono fermate, il bisogno di lavoro, i cantieri fermi.
Loro da quel 6 aprile si sono rimboccati le maniche, hanno superato le divisioni politiche, vogliono partecipare alla ricostruzione, hanno fatto squadra. “A L’Aquila l’unico miracolo siamo noi”.
da il Fatto Quotidiano del 15 luglio 2010













